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Rebranding: dammi tre parole

La frase "Siamo noi la bacchetta magica" è stata sul mio sito fino a qualche mese fa.
Ci aiuta a ricordare che abbiamo in noi tutto ciò che serve per trasformare la nostra vita, senza magie e senza rituali strani o convinzioni esterne, il fato, gli astri ma siamo responsabili delle nostre scelte.
Ecco un altro post pieno di indizi e aneddoti su questa trasformazione.

Solo tre parole?

Dover definire cosa facciamo, possibilmente in tre parole, è come trovare un terno secco su ruota al gioco del lotto.
Se poi esce al primo colpo wow!

In ambito olistico e del supporto alla persona c'è un vero e proprio boom. Incrocio moltissime professioniste che fanno cose simili a quelle che propongo io, a volte hanno formazioni solo olistiche, altre vengono da percorsi accademici. Spesso scriviamo e diciamo cose quasi identiche e io, come utente e come professionista, mi sento disorientata da tutte queste parole e fatico a riconoscere ciò che è affine e ha senso per me perché è tutto molto omogeneo.

Respira! Hai tutto il tempo che serve

Anni fa avevo ideato il metodo ROADS per avere più tempo per sé e per costruire una propria pratica (anche spirituale) e durante il rebranding ne ho parlato con Valentina Scuteri che aveva seguito il corso in anteprima e il progetto grafico. In questi mesi tra la formazione di yoga, l'esame di Lori, la casa, il lavoro e il rebranding mia madre mi chiedeva quante ore durassero le mie giornate.

Quando iniziai il percorso raccontai a Paola Toini di avere solo due pomeriggi a settimana per dedicarmi alle call quindi scelgo molto bene con chi lavorare perché seguire le persone giuste rende tutto più armonioso, utile e soddisfacente per tutti.

Ho un limite: non riesco a chiudere una consulenza e infilarmi subito in un'altra storia. Sono ancora pervasa dall'energia di quella situazione, ho bisogno di radicarmi, tornare giù e poi aprirmi ad altri sentire.

Sarebbe un po' come passare da un libro a un altro quando sei ancora agganciato all'ultima scena di quello che stavi leggendo e ti interroghi sul perché la protagonista abbia detto quella frase.
Non mi interessa lavorare tanto e dimenticarmi di vivere. L'errore lo ha già fatto mio padre prima di me e voglio imparare dalla sua esperienza imprenditoriale per poter fare meglio e trovare una gestione più equilibrata che tenga conto della scelta dell'homeschooling.

Cosa fai in 3 parole?

Non so se tu hai fatto questo esercizio e riesci a definire cosa fai in 3 parole. Non sto parlando del tuo titolo o della professione.

Per trovare il mio motto (o tagline) provavo a vedere il mio lavoro per immagini, sensazioni, emozioni e ripensavo a quello che dicono le clienti.
Ascolto storie meravigliose, spesso travagliate tra segreti familiari o dolori grandi che hanno bisogno di trovare spazio. Come pedagogista penso che le nostre ferite non debbano definirci ma sono ciò che ci caratterizza e rende uniche.

Non sei il tuo trauma, non sei la violenza che hai subito, non sei il lutto che hai dovuto attraversare, non sei il fallimento che hai provato. Tu sei molto più di tutto questo. Io lo vedo chiaramente e voglio aiutarti a guardarti e accoglierti su ogni piano (corpo, mente, emozioni e spirito) con occhi nuovi.

 

Lo so, probabilmente avrai già sentito e letto queste parole su altri siti di professionisti del benessere e dell'aiuto alla persona.
Lavorando sul mio karma familiare ho scoperto che mio nonno faceva il minatore. Non cercava l' oro ma scavava. Anche io scavo nel presente e parto da lì. Annoto tutto ciò che emerge sul passato perché mi aiuta a conoscere e sentire chi ho di fronte, comprendere le sue difficoltà per costruire un ponte sul futuro.

Devi sapere che dopo la consulenza invio una scheda e a distanza di qualche giorno chiedo come va in base a quello che è emerso durante le consulenza. Scegliere di lavorare sulla propria trasformazione non è sempre facile, le tempeste vanno messe in conto. Una sera ricevetti un messaggio che diceva:
"Tutti mi fanno sentire sbagliata mentre tu mi vedi come un'opera d'arte da restaurare".

Mi commuovo ancora oggi perché una definizione così poetica del mio intervento non l'avevo mai ricevuta.
(Ancora Grazie C.!) E ha ragione!

Valentina nella mood board di un logo aveva inserito una descrizione che richiamava la tecnica giapponese secondo la quale si può aggiustare un coccio rotto versando oro liquido. Opere d'arte da restaurare + ferite in cui colare oro.

Eureka!

Più o meno.
Io lo faccio con le persone.
Vedo le loro ferite e non cerco di aggiustarle perché non c'è nulla di sbagliato.
Le aiuto ad andare oltre le aspettative, ai drammi, alle convinzioni per vedere chi e cosa sono.

OK, ma dirlo in 3 parole non era proprio una passeggiata!
Avevo una parolina che girava in testa da giorni. Martellava per trovare posto e durante la call con Paola, spiegandole l'immagine che avevo del coccio rotto, delle opere d'arte e di come voglio si sentano le persone che fanno un percorso con me, la mia frase è uscita chiara e autentica come fosse la cosa più normale del mondo.

Tutto questo avveniva prima dell'inizio della formazione yoga e devo dire che tutto si incastrava meravigliosamente perché anche quell'aspetto di inclusione, accoglienza e accettazione del corpo che per me è stato lo yoga, erano lì, in quelle tre paroline, nei dettagli del logo, nella palette colori e nel nome.


Serve un vestito adatto: il template

A tutta questa nuova consapevolezza però serviva un vestito adeguato. Sapevo cosa non volevo più. Quando pensavo di voler solo rifare il sito avevo trovato un paio di template, soprattutto uno, che mi piaceva molto ma era troppo per me: troppo elegante, troppo stiloso, troppo di lusso.

Ho cercato e ricercato per settimane. Li guardavo sul cell, mi spedivo i link poi li controllavo da PC perché cambiano molto. Ne avevo trovati alcuni che mi piacevano proprio tanto però mi ricordavano un po' troppo i blog.

Nella call in cui abbiamo visto i template, dopo aver già trovato, logo, job title, tagline, palette avevo dimenticato il mio template preferito.
"Aspetta Paola, ne ho dimenticato uno".
Lo avevo scordato perché a livello tecnico mi richiede competenze che non ho e che mi farò sul campo. Mi sono detta che se sono riuscita a studiare anatomia in inglese, coltivando il piacere della scoperta, potrò farlo anche con il sito.

Paola l'ha guardato, ha cambiato espressione e mi ha detto:
"Silvia, è questo. È tuo. Va bene con la palette e con lo stile di foto di Carlotta".

Chi è Carlotta?
È la fotografa che ho contattato tramite Paola. Lo stile delle sue foto mi piace molto perché sono di reportage, non posate con le mani in modi assurdi e sorrisi forzati. Ci saremmo dovute vedere a Pasqua a casa Mathi ma il Covid ha fatto il resto. Mentre leggi questo post sto cercando gli outfit per le foto.

Probabilmente grazie al racconto di questa trasformazione mi conoscerai un po' meglio le mie personalità:
come pedagogista e formatrice ho sempre lavorato in giacca, camicia, mi presento con la borsa da dottora in pelle (regalo di laurea) e la mia amata Montblanc in platino;
durante i corsi di reiki mi presento con i pantaloni alla turca e i fantasmini bianchi ai piedi;
per le lezioni di yoga maglietta, leggings e piedi scalzi.
Lo so, faccio fatica anche io a starmi dietro ma sono sempre io. Non lasciarti disorientare da ciò che vedi fuori.
Guarda oltre, guarda dentro.

Per anni mi sono dedicata quasi esclusivamente alla famiglia, adesso è arrivato il momento di tener fede a ciò che recitano le mie tre paroline nel motto. Ed è ciò che farò anche con te se dopo questo viaggio, tra tempeste e porti sicuri, deciderai di lavorare con me.

 

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Da restylin a rebranding Voglio rifare il sito
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Il tuo motto Dammi tre parole

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