pennarelli e palette

Rebranding: dare forma e colore a ciò che fai

La vita è fatta di fasi: nasciamo, cresciamo, usciamo di casa, invecchiamo e muoriamo.
Ci sono le sottofasi di ciò che possiamo imparare nelle diverse età.
Infine, c'è la vita dei multipotenziali che è un nascere, crescere e morire un interesse/professione dopo l'altra.
Le etichette avvicinano i simili e separano da chi è differente.
Sono in una fase della vita in cui voglio non dover scegliere le etichette.
Oggi parliamo di multipotenzialità, loghi, premenopausa e palette. Mi scuso in anticipo per la lunghezza ma, come vedrai, il rebranding porta a galla un sacco di cose.


Se potessi vedere una mia wish list capiresti cosa vuol dire avere un vita fasica. Mi muovo per interessi e passioni. Divento immersiva per un certo lasso di tempo poi quando sento di aver preso e dato tutto passo oltre. Funziono così anche nel lavoro.

Non è stato un ripiego

Ho scelto a diciannove anni di occuparmi di benessere e cura della persona. Non è stato un ripiego, o la voglia di soldi facili propinati da alcune professioni, a spingermi su questa strada. Anzi, come educatori il denaro è l'ultima cosa a cui si pensa. Negli anni ho cambiato modo, aggiunto strumenti, sposato nuove etichette sentendomi sempre divisa o mancante di una parte che veniva esclusa dalla nuova narrazione.

Lavoravo come formatrice e una mattina entrando in aula ho sentito che lì avevo dato tutto ciò che serviva e avevo imparato tutto ciò che dovevo. Ho imparato che quando tutti si sentono accolti e valorizzati i gruppi funzionano meglio. E anche le persone.

Tre mesi dopo mi richiamarono per un nuovo incarico. Rifiutai un contratto ben remunerato barattandolo con la speranza di ripartire in un'altra città. Cosa che non avvenne perché quel ciclo ormai era finito.
Ho ripreso la passione per la scrittura, ho continuato a studiare e formarmi sul piano olistico.
Mi sono lasciata alle spalle parte di un'identità professionale (pedagogista e formatrice) per proseguire in ambito olistico a cui si aggiungeva la scrittura.
(Sì, uscirà anche l'ultimo capitolo di Deana, prima o poi. Finito già da tempo, ormai lo sai. Chissà quando).

Ho sempre vissuto la possibilità di scegliere come una grande libertà anche perché ero nella condizione, per qualcuno privilegiata, di poterlo fare. Non sono propriamente fortune cadute dal cielo piuttosto i risultati di scelte non sempre convenzionali.
Come quando mi dicono che posso permettermi di fare homeschooling perché lavoro da casa e ogni volta mi ripeto che la narrazione corretta è che lavoro da casa per poter fare homeschooling. Prospettive e priorità cambiano le storie e come le viviamo.

Gioie e dolori della canalizzazione

Quando ho smesso di canalizzare mi sono lasciata indietro un altro pezzo. Suonerebbe presuntuoso se dicessi che era la cosa in cui riuscivo meglio e mi sentivo più a mio agio (ne ho già scritto qui). Avevo scelto di mettermi al servizio come canale, volevo farlo per chi stava davvero facendo un percorso su di sé.
Non mi piaceva mettermi a disposizione di chi si approcciava a queste pratiche solo per curiosità, per dipendenza (come accadeva con le carte, tarocchi e affini) perché i il potere diventava la reale moneta di scambio.
Negli anni il mio approccio alla spiritualità è diventato sempre più laico, sganciato da religioni, misteri, magie, riti ed etichette e si è avvicinato alla scienza e a ciò che possiamo fare in quanto umani, più che come credenti.

Nel momento in cui sto scrivendo sto cercando la soluzione per offrire i servizi più spirituali senza sentirmi usata e inutile e senza veder svilire qualcosa che per me è intimo com'è già successo. Alcune di queste tecniche, come la canalizzazione e i registri akashici, hanno una grande presa sulla massa e arricchirsi con questo sarebbe facile, lo so bene, e non mi dilungherò su questo.

Multipotenziale q.b.

Quando ho scoperto la definizione di personalità scanner o multipotenziale mi sono sentita sollevata e frammentata allo stesso tempo. Entrambe le cose quanto basta.

La parola multipotenziale in questi anni per alcuni è un vanto, per altri è una giustificazione.
Per me è la definizione delle mie wishlist in cui trovi mille libri su un tema e poi improvvisamente si passa ad altro.
E non ho mai un solo progetto aperto per volta.

Lavorare sul rebranding mi sta costringendo a fare pace con tutte le mie vite precedenti, professionalmente parlando. Oggi non ho più voglia di scegliere chi o cosa essere nel lavoro. So di avere le competenze per accompagnare le persone nella comprensione dei loro bisogni primari fino a quelli più spirituali e di autorealizzazione.

Ho maturato l'esperienza necessaria per poter dire che mi occupo della persona.

Ho avuto la fase del lavoro, poi la fase della famiglia adesso c'è la fase delle persone, dei bisogni che sentono, delle paure quotidiane che le bloccano, dei sogni e dei progetti a cui vogliono dare vita. Le tecniche sono a servizio della pedagogia (educazione) e di chi sceglie di imparare, crescere e cambiare con vivace curiosità anche nei momenti in cui vorrebbe un biglietto per la Luna.

Voglio tornare Una

Nel mio processo di trasformazione sono state chiare fin da subito alcune cose:
- no fasi di transizione
- basta frammentazione
- sono immersiva e scavare è la mia passione quindi avrei fatto più in fretta del previsto (a parte il Covid)

Quando Paola Toini mi propose una palette di transizione con un certo tipo di colori scossi subito la testa.
Quando parlai con Valentina Scuteri dell'ipotesi abbiamo scosso la testa all'unisono.
Non amo le mezze misure. Credo sia per questo che fatico molto in questa fase. Le transizioni servono agli indecisi: ho i capelli grigi e sono in premenopausa (aiuto!) quindi di transizioni ne vivo già abbastanza. Ci sono giorni in cui mi dico che sto facendo una pazzia, altri in cui mi chiedo come non commettere gli stessi errori del passato e viaggio spedita verso la mia visione. Che non è nulla di misterico, solo l'immagine mentale della nuova me.

Trovare unità interiore mi avrebbe permesso di tras-formarla in immagine. Non voglio scegliere tra crescita personale e spirituale perché ho gli strumenti e le competenze per poter lavorare su entrambi i fronti. Che non sono divisi, ma ci piace credere sia così.

Lo so, tutti abbiamo problemi quotidiani e fasi critiche nella vita e non mi interessa lavorare con tutti. So bene con chi voglio lavorare (ma te lo spiego meglio nel prossimo post con l'ultima - segretissima - formazione).

Logo e palette

I colori che ci piacciono e che usiamo nella nostra vita non è detto che siano rappresentativi e coerenti con il lavoro che facciamo e con ciò che scegliamo di fare. Se usassi molto il nero, associato alle carte oracolo, probabilmente penseresti che mi occupo di magia e divinazione.

Una cosa però mi era chiara: mi serviva un logo che potesse avere più letture, giusto per stare in tema. E avevo bisogno di un po' di colore! E il lilla? Eh, chissà... Fior di conversazioni e confronti su questo colore.

Quando Vale mi mandava le email spulciavo le prove del logo e delle palette convocavo una riunione di famiglia per vedere le loro reazioni. Non c'è mai stata una volta in cui siamo stati tutti d'accordo. Dietro il logo c'ero io, come professionista, non la mamma o la moglie.

Dopo vari "Questo sì, questo no" tra una fase e l'altra c'era il parere di Paola che vedeva le bozze e mi diceva cosa migliorare.
Quando il logo le sembrava "sospeso" in effetti avevo alcuni aspetti interiori da chiarire e radicare meglio, creare unione in ciò che sentivo ancora diviso o nascosto.
Ciò che accadeva dentro, prendeva forma fuori.

Fino a quando dopo l'ennesima riunione ognuno vedeva una cosa diversa:
avevo un logo multi-potenziale, complesso, colorato e pieno di significato.

Quando ho fatto vedere il logo a Paola ha subito cambiato espressione:

"Silvia, è questo. Qua ci sei tu. Ci sei tutta".

Abbiamo il logo!

E pure una palette. Fumata di palo santo e sorrisi a volontà.
Nel logo e nella palette ci sono io adesso, con tutte le mie vite professionali, i pezzi di carta (leggi l'ultimo blogpost) la crescita personale e spirituale, la mia mission, le radici, il cuore e le antenne. Evviva!

Giusto il tempo di festeggiare e all'orizzonte si intravvedeva una nuova tempesta. Nuvoloni scuri, vecchi e carichi di pioggia salata avevano preso vita dopo una conversazione inaspettata che aveva riportato a galla l'inadeguatezza e vecchi sogni messi in un cassetto.

Nel prossimo post ti parlerò di job title premonitori, sogni ammuffiti, tagline, mission, cicli di vita e cicloni interiori.

Leggi gli altri post sul rebranding

Da restylin a rebranding Voglio rifare il sito
Sentirsi inadeguata e la corsa ai titoli Non sono abbastanza
Il tuo motto Dammi tre parole

Comments

  1. Pingback: Rebranding: dammi tre parole - Mathilda Stillday

  2. Pingback: Rebranding: voglio rifare il sito - Mathilda Stillday

Add A Comment