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Rebranding: voglio rifare il sito

Ci siamo! Inizia il viaggio grazie al quale ti racconterò il mio rebranding e tutto quello che ha mosso. Ti anticipo che non è sempre stato rilassante come una nave da crociera: ci sono stati momenti in cui mi sembrava più il Titanic altri in cui avevo la sensazione di galleggiare nell'abbondanza e nella chiarezza d'idee.

"Mi è venuta un'idea!"
Mio marito ormai trema ogni volta che mi sente pronunciare questa frase. Una mattina riflettevo sui risultati che avevo dal lavoro e su come lo stavo gestendo e mi sono detta che no, non stavo facendo del mio meglio.
Non vuol dire che volevo fare più cose piuttosto che avrei dovuto fare quelle giuste.
Ad agosto il sito compirà nove anni e io sarò uscita da un anno personale cinque in cui ho avuto la possibilità di sperimentare gli imprevisti, imparare cose nuove (tantissime e meravigliose!) e soprattutto annusare la libertà.
"Rifacciamo il sito" ho dichiarato ben prima del Covid.

Da tempo lo osservavo con la stessa tenerezza con cui si coccola un maglione bucato solo perché ci fa rivivere un bel ricordo. L'idea iniziale quindi non era fare il rebranding ma un restyling del sito che stai leggendo e che forse frequenti da un po'.

L'anno personale 5 però è pieno di imprevisti e l'idea di raccontarti questo percorso mi è venuta perché ci sono stati e ci saranno cambiamenti sostanziali che non riguardano solo l'estetica o i contenuti e spero che questi blogpost ti aiuteranno a sentirsi a casa anche con la nuova me, che c'è sempre stata, solo che era ben nascosta.

Il mio lavoro prevede di osservare e scavare nel presente degli altri per fare ordine e creare un futuro più armonioso e autentico e ora dovevo fare la stessa cosa con me stessa. Non mi sembrava poi tanto difficile ma avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a trasformare la mia immagine interiore in un codice visivo coerente.
Dai, le hai viste le mie foto su IG, no? Le immagini non sono il mio forte. Sì, è una convinzione limitante che mi permette di credere che con le parole me la cavo meglio, a parte i refusi karmici.

Ho chiesto a Valentina di affiancarmi per il logo, la palette e i font e ho contattato Paola Toini per la comunicazione visiva. Nel momento in cui scrivo questo post, venerdì 3 luglio ore 18.45, non so ancora come sarà il risultato finale. Ad oggi ho un logo, una palette e un template ma ancora molta strada da fare.

L'entusiasmo dei nuovi inizi e la prima tempesta

In preparazione alla nostra prima call, Paola mi fece stilare la lista delle mie competenze. Ne aveva parlato sul suo profilo IG e io me n'ero ben guardata dal farla per pudore e, in un certo senso vergogna. Sapevo perfettamente che mi sarei dovuta confrontare con un sacco di competenze che stavo nascondendo.

Ogni tanto mi veniva in mente un attestato, un corso, aprivo la lista sul cellulare aggiornato e salvavo. Così per due o tre giorni.
Su quella lista avevo messo solo i pezzi di carta (ricordati bene questa definizione) e non comprendeva le competenze che avevo maturato grazie a quei corsi e all'esperienza che ne era derivata. In modo diverso continuavo a nascondermi.

Devi sapere che da quando ho iniziato il rebranding quella lista si è allungata ancora con una formazione professionale importante e altre minori. Prima di inviare la lista a Paola l'ho letta lentamente e mi sono sentita una stupida. Non per aver fatto i corsi, quello mai. Ci sono state esperienze valide, altre che avrei potuto evitare, alcune fatte per amore di ricerca e per capire le differenze tra tecniche simili.
Il punto è che avevo scelto di non usare più la maggior parte degli strumenti e competenze pur conoscendone i benefici e pur usandoli molto nel mio privato. Una risposta me la sono data: non ho mai amato l'atmosfera magica, esoterica e medianica che ruotava attorno ad alcune pratiche. Per me possiamo fare un certo tipo di esperienze perché attengono alla nostra natura e la scienza, pian piano, si sta avvicinando a comprendere come sia possibile. Ero passata da una visione magica, quasi misterica, a un approccio più disincantato, quasi scientifico.

Ricordo ancora l'espressione di Paola durante la call tra lo stupito e il perplesso mentre mi apostrofava, come solo noi bergamasche sappiamo fare, dicendomi che tutte quelle competenze, compresa una laurea in Sc. Dell'educazione, non potevo definirle "Pezzi di carta" (lo trovi ancora qui alla voce competenze professionali).

Sapevo che aveva ragione e tenere un profilo basso non sempre aiuta.
Ci sono persone che hanno pochissime competenze, magari sono specializzate in una cosa soltanto, e la vendono come oro. In ambito olistico c'è una corsa alle certificazioni per tecniche che non sono riconosciute e sorvolo sulla qualità dei corsi.

Torniamo alle competenze: stavo usando al meglio le mie? No.
Eppure non ho cambiato settore. Avevo solo dato rilievo a ciò che aveva meno valore.
Invertendo i piani avevo fatto un po' di caos e mi consideravo solo un'operatrice olistica facendo spallucce a 43 esami universitari + tesi che mi è costata i primi capelli bianchi.

Dal restyling al rebranding in un attimo

Essere consapevole delle mie competenze, intendo tutte, laurea compresa, ha fatto sì che il rifacimento del sito diventasse un rebranding. Possiamo andare per mare con un canotto di gomma comprato al mercato o con un Riva super accessoriato e il viaggio ti assicuro che cambierà molto.

Il problema non era il sito per la sua veste grafica. Quando lo guardavo e mi dicevo "Non mi rappresenta più" mi limitavo all'aspetto mentre il punto è che lì dentro non c'ero io.
Avevo messo lì solo la parte più accettabile, per me, di quello che ero.

Quanto vale il tuo tempo? Seconda tempesta

Una consulente non si limita a quello che sai e fai ma guarda soprattutto la tua comunicazione perché riconoscere le competenze significa capire meglio ciò che possiamo fare per gli altri.
Il passo successivo è stato ridefinire il proprio valore.
Immagina un dialogo più o meno così, ripulito dalle battute e dalle riflessioni.

"Quanto chiedi a consulenza?“
"Sessanta"
"All'ora?“
Annuisco.
"Rispetti i tempi?“
“Mai perché io non ho un setting rigido. Finisco quando ho tutte le info per elaborare la scheda"
(seh, ciao! Non si fa comunque)
"Te la pagano a parte?“
"No, fa parte del servizio".
"Quanto ci metti a farla?“
"Dipende, minimo una mezz'ora".
"Quand'è stata l'ultima volta che hai aumentato prezzi?“
“Ehm, mai".
"Però hai continuato a formarti".

Ovviamente, e mi sembra la cosa più naturale di questo mondo. Chi ha lavorato con me in questi mesi sa che nella scheda sono spuntate voci nuove. Le inserisco dopo aver fatto sufficiente pratica, motivo per cui quando finisco un corso non sbandiero la foto dell'attestato sui social.

A un certo punto, con un sottofondo di unghie smaltate di rosso (non ricordo) nella speranza di potermi giustificare per tanta noncuranza di me dissi:
"Sono le tariffe dei pedagogisti" (seh, ciao 2! Non è vero)
Paola con i suoi splendidi occhioni blu e la calata che sa di casa (anche perché si chiama come mia sorella) dall'alto della sua esperienza sentenziò:
"È POCO. Tu non sei una pedagogista e non sei un'operatrice olistica. Sei tutte e due le cose".
Non ricordo se nella realtà stesse sventolando la lista che le avevo mandato ma la mia memoria premenopausale mi ripropone quest'immagine, per me è confortevole, perché per svegliarmi avevo bisogno di una lavata di testa.

Adesso so come si sentono a volte le mie clienti. Come vedi il karma esiste e non fa sconti.

Nel frattempo Valentina stava lavorando sulla palette e sul logo.
Non voglio anticiparti nulla sui colori perché per oggi ti ho già spaventata abbastanza.

 

Hai vogli di continuare il viaggio o scendi alla prima fermata?

Qui trovi gli altri post:
Logo e palette Dare forma e colore a ciò che fai
Sentirsi inadeguata e la corsa ai titoli Non sono abbastanza
Il tuo motto Dammi tre parole

Comments

  1. Elena Valli

    Non vedo l’ora di vedere cosa state preparando

    1. Ciao Elena, anche io sono curiosa di vedere il risultato finale. Per ora mi godo il viaggio. 🙂
      Tempeste comprese. 😛

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