Meditazione con palo santo

Meditazione: come superare le prime difficoltà

Non diventi un'atleta olimpionica allenandoti una volta ogni tanto. Non si diventa un canale facendo meditazione quattro volte al mese. Non illuderti di fare la posizione del corvo se pratichi solo durante le due lezioni al centro yoga.
Ogni cosa richiede tempo e molta pratica soprattutto quando si parla di corpo e mente e, ancora di più, se richiede di allinearli e allenarli alla consapevolezza nel presente. Nel post di oggi parliamo di meditazione e come superare le prime difficoltà.

Non mi riferisco solo alla meditazione, ovviamente, ma a tutte le pratiche che richiedono presenza. Anche guidare l'auto richiede un certo allenamento, disegnare mandala o dipingere, cantare o scrivere. L'acquisizione di una tecnica necessita di molta pratica. Se è unita a una già presente predisposizione interiore sarà più facile, non solo raggiungere buoni livelli, ma puntare a essere tra i primi in quel settore. Vediamo i principali ostacoli a partire dalle frasi che ripetiamo con più frequenza.

1. Oggi non ho voglia

Capitano i giorni in cui non si ha voglia di praticare perché siamo stanche e l'unica cosa che desideriamo fare è spalmarci sul divano, rilassarci con un film o un libro oppure dormire e non pensare più a niente. I giorni No capitano e giudicarsi per questo non ha senso. Ascoltare il corpo è doveroso, è la base solida della nostra pratica. Sforzarsi e imporsi la pratica è una sorta di violenza che facciamo a noi stesse. In questo caso ha senso fermarsi, fare altro, riposare e riempire la nostra ciotola con altro (vedi punto 3) per poi riprendere il giorno dopo. Se anche il giorno dopo e quello successivo ancora trovi sempre altre scuse per non ritargliarti del tempo allora passa al punto 2.

2. La costanza non è il mio forte

Se anche il giorno seguente ti rendi conto che ti svegli con una bella scusa pronta e infiocchettata per non dedicarti alla pratica (meditazione, midfulness, yoga, canaliazzazione, journaling sport o qualsiasi altra attività) fatti queste domande:

  • Se hai iniziato la pratica da poco: "Questa tecnica fa davvero per me?"
    Ti aiuterà a capire se ciò a cui hai scelto di dedicarti è diverso da come lo avevi immaginato. Un po' come quando da piccola sognavi di fare la ballerina poi hai scoperto che preferivi judo alle scarpette a punta.
  • Se pratichi da un po': "Perché sto evitando di dedicarmi del tempo? Cosa non voglio guardare o ascoltare?"
    Spesso evitare la pratica aiuta a non affrontare un problema perché sedersi in meditazione agita i pensieri e aiuta a ritrovare la pace ma non sempre ciò che arriva e ci dà pace è ciò che immaginiamo come soluzione.

3. Che noia! Sempre le stesse cose

Spesso il problema reale non è la costanza quanto la noia. Se sei una persona dinamica forse l'idea di dover fare ogni giorno la stessa cosa non ti alletta più di tanto.
Se ti rendi conto che stai poco bene o proprio non ti va di fare meditazione-yoga-altro trova degli strumenti alternativi che ti permettano di stare in ascolto di te stessa e di esercitare la consapevolezza nel qui e ora.
Puoi provare con il journaling, le meditazioni guidate, i mantra, la midfulness o altro ancora. Abbiamo così tanti strumenti per stare in ascolto che possiamo davvero sbizzarrirci. Puoi dedicarti a fare qualcosa di creativo o manuale, impastare il pane, curare le piante, disegnare o colorare un mandala. Scrivi, disegna, canta. Sì, puoi fare tutte queste cose ma a due condizioni:

  • dichiara la tua intenzione: "Questo è tempo per me"
  • devono essere attività che riempiano la tua ciotola, ti nutrano e siano utili al tuo percorso (ne ho parlato qui)

4. Provo e riprovo ma non succede niente

Probabilmente continuerà a non accadere nulla di significativo perché ti aspetti qualcosa, anche se non sai bene cosa. Escludiamo subito l'illusione di sedersi la prima volta, chiudere gli occhi e avere la mente quieta al primo tentativo. Escludiamo anche le apparizioni di angeli, arcangeli, santi, esseri di Luce, Maestri o extraterresti ma, esattamente:

Cosa ti aspetti o temi che accadrà durante la tua pratica?

Chiederselo ha senso perché quello che sentirai non sarà affatto ciò che immagini. All'inizio ciò che conta è stare in ascolto, senza giudicare, e continuare a praticare.

Il 4 bis è un invito a non paragonarti ad altri soprattutto a chi pratica da anni. La tua storia, il tuo corpo e i tuoi bisogni, i limiti e le intenzioni saranno diversi da quelli degli altri. Non tenerne conto significa non stare in ascolto  di te stessa. Vai al punto 5.

5. Lo faccio perché ...

Avere una buona motivazione per iniziare a fare meditazione, yoga, canalizzare ecc. è un buon punto di partenza ma non è sufficiente. Non basta perché la stanchezza, la noia, la mancanza di tempo spesso diventano attenuanti che sulla bilancia pesano più dei benefici a continuare. Soprattutto se non ottieni subito risultati evidenti.
Abbiamo sempre qualcosa da imparare anche quando sembra che non stia accadendo nulla.

Se decidi di fare meditazione e dopo 5 minuti ti fa male la schiena secondo te ha più senso pensare
"Mi fa male la schiena, non sono fatta per meditare" oppure ha senso chiedersi "Come posso aggiustare la postura in modo da stare più comoda?"

Oltre a chiederti perché chiediti per chi. Ho ripreso a scrivere nel 2009 e mi piaceva tantissimo. Era un'attività immersiva che perdevo la cognizione del tempo. Era una dimensione in cui mi sentivo bene e mi nutrivo dell'inventare storie. Poi ho iniziato a pubblicare un sacco di racconti in antologie, poi i romanzi (Manaia è ancora nel pc ed è solo da rivedere), altri concorsi.

La scrittura aveva perso il potere corroborante ed era diventata fonte di stress. L'editing era snervante per me: rileggevo mille volte e alla fine scappava sempre un refuso (lo so, sulla mia lapide scriveranno Accordi!). In più mi sento inadeguata perché non ho mai fatto scuole alte per poter ambire a sentirmi una scrittrice e, da amante dello studio e della ricerca, avere competenze e pezzi di carta, oltre alla pratica, mi fa sentire a mio agio.

Questo per dire che a volte alcune cose ci nutrono proprio perché le viviamo nell'intimità e ci appagano per il solo fatto di dedicarvi del tempo al di là dei risultati o dell'approvazione esterna. Ci nutrono perché ci godiamo il viaggio più che la meta.

Questo è uno dei tanti motivi per cui continuo a vivere la mia pratica senza condividerla quotidianamente sui social dato che per me è sacra e intima.

Spero che queste riflessioni su come superare le prime difficoltà ti siano d'aiuto a restare in ascolto per diventare più consapevole del tuo viaggio che non ha nulla a che vedere con ciò che accade fuori ma con ciò che senti dentro di te.

E qualcosa, dentro, accade sempre.

 

 

 

Photo by Franco Antonio Giovanella 

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