manichini senza testa

La spiritualità parte dal corpo

Quando si pensa alla meditazione e alla pratiche spirituali c'è chi immagina persone vestite in modo strano, talvolta con il turbante in testa, altre  volte con i rasta, altre rasate. Qualsiasi tipo di tecnica però prevede che si parta dal e nel corpo. In questo articolo ti racconto i tre passi da fare per iniziare (o per proseguire) la pratica e ti confido in cosa mi sento sempre in difetto.

Hai mai visto un derviscio rotante? Sono in grado di girare su se stessi a lungo per entrare in una sorta di trance che gli permette di continuare a roteare senza cadere. Io probabilmente al decimo giro, voglio essere ottimista, finirei stampata contro il muro di casa ma è un altro discorso.

A inizio articolo parlavo di rasta o teste rasate, ma possiamo pensare anche ai gonnelloni lunghi variopinti o il rigore delle divise monocromatiche di altre tradizioni o il total white, per elevare la vibrazione, di altre tradizioni yogiche.
No, non le ho praticate tutte, ovviamente, ma la passione per le tradizioni e l'antropologia mi affascino dai tempi in cui ho scoperto che un popolo aveva costruito piramidi e un altro aveva disegnato enormi figure a terra per comunicare con Dio.

Le tradizioni culturali non possono essere sganciate dal resto perché sono le fondamenta in cui filosofie, religioni e pratiche trovano terreno fertile. Nascono per rispondere a un bisogno e se ignoriamo quel bisogno ci perdiamo un pezzo importante della matrice che impregna e dà forma a quella tecnica.

Quando scegli una pratica tipo meditazione, yoga o canalizzazione, trovi una serie di indicazioni sul corpo e su come andrebbe trattato e onorato come tempio terreno.

Le tradizioni spirituali partono dall'assioma che siamo un'entità divina o una parte del Tutto che ha un corpo fisico. Questo involucro, che non sempre trattiamo bene, è il nostro mezzo per fare esperienza terrena.

Grazie al corpo senti il calore del sole sulla pelle,
il profumo della pelle di chi ami,
il gusto del tuo gelato preferito,
il pelo del tuo cane o gatto sotto le dita,
il cinguettio degli uccelli all'alba e al tramonto.

Non sempre abbiamo un rapporto facile con il nostro corpo. A volte non ci piacciamo in modo generico, altre ci vediamo grasse o magre, vorremmo i capelli lisci se li abbiamo ricci e viceversa.

In presenza di malattie o disturbi cronici la questione si complica ulteriormente perché il corpo diventa quasi un nemico da combattere, un pezzo di carne e ossa che ci ostacola rispetto a quello che pensiamo potremmo fare se solo fossimo sane o belle o chissà che altro.

La percezione che abbiamo del nostro corpo a volte di dà piccole sfide quotidiane da affrontare, altre volte invece, l'immagine che abbiamo di noi stesse è così distorta da richiedere l'aiuto di un terapeuta perché va fatto un lavoro profondo su di sé per capire come mai abbiamo interiorizzato quel tipo di immagine. (Se ti riconosci in questa seconda descrizione ti invito a valutare l'ipotesi di iniziare un percorso con una psicoterapeuta perché questo è il primo passaggio necessario da affrontare).

La meditazione, lo yoga, la mindfulness non sono tecniche in contrasto con le terapie mediche o i percorsi di psicoterapia, anzi. Si lavoro su piani (e densità) diverse per aiutare le persone a stare bene.
Si lavora in sinergia su fronti diversi.

Una mente sana è necessaria per affrontare certe esperienze più di un corpo sano. Pratiche come la lettura dei registri o alcune forse di meditazione non andrebbero proposte a chi ha un certo tipo di disagio interiore/mentale  perché rischiano di scatenare crisi o accentuare situazioni patologiche.

Tre cose che si dovrebbero fare sempre, a prescindere che si decida di iniziare un percorso oppure no, sono:

  1. nutrirsi in modo sano, rispettoso e adeguato al proprio corpo
  2. idratare il corpo e bere a sufficienza per tenerlo pulito (dentro e fuori)
  3. riposare e dedicarsi ad attività che ci aiutino a riempire la nostra ciotola (ne ho parlato qui e qui)

Lo so, questa lista è di una banalità estrema eppure ci sono un sacco di persone che faticano con almeno uno o più di questi punti e forse sei tra queste. In genere le persone hanno ottime scuse/motivazioni per giustificare i loro comportamenti nocivi e avere il coraggio di guardarle in faccia aiuta a capire meglio come siamo.

Il momento della confidenza. Il mio punto critico è il primo per via delle allergie perché vorrei poter mangiare in modo rispettoso per il mio corpo e anche nel rispetto degli altri esseri viventi.
Quando ho chiesto all'allergolo: "Dottore, con un'allergia a glutine, latticini e nichel posso passare a un'alimentazione vegetariana?" mi ha riso in faccia. E probabilmente sta ancora ridendo. Il problema ovviamente è il nichel che elimina la possibilità di mangiare legumi e frutta secca con il rischio di avere carenze alimentari in un corpo che già assimila male dopo anni di medicine imposte per ogni banalità.

Possiamo fare del nostro meglio e continuare a migliorare ma allo stesso tempo è necessario non giudicarci costantemente per ogni cosa. Ci vuole equilibrio anche in questo. Si chiama consapevolezza.
L'accettazione del corpo, come la meditazione, non è una cosa che ottieni appena ti siedi, chiudi gli occhi e tac! Accade per magia.

Richiede esercizio, educazione e pratica. Ecco perché alcune tecniche rientrano nella sfera pedagogica.

Per questa settimana ti propongo un esercizio di consapevolezza sul qui e ora molto semplice ma i risultati ti stupiranno. Le teorie moderne la chiamano mindfulness ma esistono da tempo in molte altre tradizioni dai nomi meno cool e fashion.

Esercizio

Punta 4 sveglie al giorno sul cellulare in orari a caso. Quando suona la sveglia osserva se il tuo pensiero è nel presente, attento a ciò che sta accadendo o se è altrove, distante dal corpo.

Esempio: se mentre tagli le fragole stai pensando che devi inviare i documenti alla commercialista la tua mente è altrove. Ti stai perdendo il profumo delle fragole, le mani sporche di succo, il rosso che ravviva il tuo pasto. Porta la mente lì dove sta il corpo, nel presente.

Il rapporto che hai con il tuo corpo e con l'immagine che hai interiorizzato in parte legato ai condizionamenti esterni, le mode, gli stereotipi oltre al tuo vissuto ma nel presente puoi fare molto per rieducarti a un rapporto sano e di gratitudine con il tuo corpo.

Fai l'esercizio e scrivimi per sapere com'è andata. Quante volte hai scoperto che la tua mente era lontana dal presente e dal corpo?

Benedizioni

 

 

Photo by Ben Berwers on Unsplash

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  1. Pingback: Che rapporto hai con il tuo corpo? - Mathilda Stillday

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