donna allo specchio

Che sorpresa! Dov’eri finita?

"Silvia, davvero vuoi scrivere un altro articolo sulla pandemia?"
"No, ho già dato".
"Ah. Peccato!"
"Perchè, Mathi? Hai dei suggerimenti?"
"Potresti parlare della sorpresa".
"Non credo interessi cos'hanno trovato i bimbi nell'uovo di Pasqua".
"Non mi riferivo a quello. Pensavo all'effetto sorpresa di questo tempo".
"Sorpresa? Più che altro per molti è stata una badilata sui denti".
"Dipende sempre dal punto di vista da cui osservi. Guarda bene, osserva con i miei occhi".

L'altro giorno ho scambiato messaggi con un'amica che non sentivo da tempo. Ci siamo ritrovate e mi ha raccontato che sta riprendendo in mano l'inglese, guarda film in lingua con i sottotitoli perché ha voglia di rispolverare la lingua che, per anni, ha usato per formarsi in un settore in cui era apripista in Italia. Poi ha trovato un lavoro stabile e ha  lasciato perdere una parte di sé, quel ruolo e quella specializzazione che amava tanto.

Ho chiacchierato con un'altra amica che continua a postare le foto dei pani spettacolati che sforna. Io, invece, sto pasticciando con il gluten free e faccio disastri. Per Pasqua ha fatto una pagnotta bellissima, lievitata e soffice mentre la mia è un'arma. Se solo avessi una buona mira!
Potrei usarla per fare le foto di food perché è talmente dura che credo sarà così anche tra un paio di mesi. Lei ha riscoperto la bellezza della colazione lenta: prima si alzava, preparava un caffè e correva in negozio.

Queste sono solo due delle tante storie che ho raccolto in questi giorni. Le persone ritrovano vecchie passioni e si sorprendono di quanto queste attività le facciano stare bene, le nutrano e si stupiscono nel chiedersi:

Perché avevo smesso?

Chi riprende a disegnare e dipingere, chi a studiare, scrivere, leggere, creare e la domanda comune è sempre la stessa. Anche la risposta è abbastanza ridondante: "Non avevo tempo".

Non mi è mai piaciuta questa risposta perché secondo me è la risposta più facile ma nella maggior parte dei casi non corrisponde a realtà.
Trovavamo il tempo per fare altre mille cose, molto meno interessanti o utili, solo perché ci illudevamo fossero più importanti anche se, sotto sotto, non lo erano.
Forse l'errore più grosso che abbiamo commesso è stato plasmarci nel dovere e sacrificare il piacere delle piccole cose. Oggi persino avere un pezzo di giardino in cui improvvisare un picnic è una ricchezza.
(Finché non sarà colonizzato dalle zanzare!)

Adesso ci sorprendiamo per la bellezza di mangiare il pane fatto in casa (per me questa non vale, ma ho fatto gnocchi squisiti!), studiare una lingua, riprendere in mano vecchi corsi che avevano acquistato e non seguito, fare la maglia o ricamare, coltivare l'orto.
Impariamo cose nuove o ci riappropriamo di competenze che avevamo messo da parte o le usiamo attraverso strumenti, setting e piattaforme nuove.
La sensazione è di guardarsi allo specchio per la prima volta e di ritrovare un volto diverso.

"Silvia, non puoi parlare di sorpresa senza toccare un altro aspetto".
"Mathi, cosa intendi? Sii più chiara, per favore. Vengo da due giorni di stop e sono molto lenta".
"Mi riferisco all'integrazione"
"Sì, certo. Grazie".

In effetti sono le parole chiave che mi ripeto in questo periodo.

  • Sorpresa perché riprendiamo il filo delle cose dimenticate o accantonate
  • Integrazione perché il passo successivo sarà capire come potremo continuare a ritagliarci il tempo necessario per nutrire noi stesse, vivere la bellezza anche nel dopo, che mi piace chiamare nuovo mondo.

Io sto macinando ore di studio. Sto seguendo corsi che avevo prenotato, studiacchiato poi non avevo fatto gli esami perché, al contrario della mia amica, per me è sempre faticoso scrivere in altre lingua e gli esami sono impegnativi.
Sto seguendo un'immagine e una sensazione sotto la pelle e la sto seguendo senza farmi troppe domande perché è in netto contrasto al periodo che stiamo vivendo e alla vita che ho ora ma voglio essere pronta e non ritrovarmi a dover dire: "Avrei dovuto seguire l'intuito".

Dopo il trauma iniziale abbiamo riscoperto il piacere di sorprenderci di ciò che accade e, dopo il trauma iniziale, l'imprevisto è diventato un modo per riprendere la strada che avevamo lasciato. Se non vuoi smarrirti ancora dopo questo periodo puoi farti domande diverse.
O pensi sia solo una fase di adattamento passeggero, una parentesi, poi tornarai alla vita di prima?

"E tu come pensi di mantenere questo ritmo nel nuovo mondo?"
"Mathi, ci sto lavorando. Sto pensando a come ri-organizzare alcuni aspetti del lavoro. Mi cronometro quando faccio alcune cose così sarà più facile snellire".
"Non parlo di ciò che vuoi fare, ma di chi, come e cosa vuoi essere dopo".
"Sto riflettendo anche su questo, Mathi".
"Va bene, ti lascio riflettere".

Benedizioni

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