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Attacchi o fuggi?

In genere attacco. In questo periodo evito. Passo oltre. Se dovessi dire la mia su ogni post velenoso, commento banale, invito alla guerra e alla rivolta che leggo, arriverei a sera stremata, frustrata e senza forze. Il nostro comportamento in queste settimane di cattività e reclusione potrebbe essere cambiato.

Attacco o fuga

La risposta di attacco o fuga è una reazione allo stress che si mette in atto quando si ha paura per la propria incolumità o quella delle persone che amiamo. In sostanza anche la persona più pacifica del mondo in una situazione percepita come minacciosa trova la forza di difendersi o difendere.

Il classico caso di chi  ammazza qualcuno per legittima difesa poi i vicini commentano: "Era una brava persona, non avrei mai immaginato potesse arrivare a tanto".
Sì, lo dicono anche per crimini prevedibili ma questo è un altro discorso.

La situazione di emergenza che stiamo vivendo è uno stress prolungato che ha favorito una prima risposta di attacco o fuga.

Scegli bene le parole

L'uso di termini tipici della guerra (combattiamo, nemico, eroi, prima linea, sconfiggeremo, ecc) non fa altro che aumentare la percezione di pericolo e la risposta che mettiamo in atto per difenderci dalla situazione.

Ci schieriamo pro o contro ogni posizione. Sì o no alla mascherina, si o no alla pipì del cane, sì o no alla vendita di cartoleria, sì o no al lockdown totale, al restare in Europa, al complotto, alla natura che riprende i suoi spazi. Viviamo in un costante dualismo che continua a tenerci dentro al meccanismo attacco o fuga, stai con me o sei contro di me.
La cosa bella è che possiamo fare un'altra scelta. Abbiamo parlato per un mese intero di modelli e movimenti e questo è il momento di far tesoro di ciò che avevi letto qui e qui.

Cosa vuoi portare nel tuo futuro?

Mi sembra di essere tornata bambina: quando tutti litigavano per un gioco li lasciavo a discutere e andavo a fare altro. Non lo facevo sempre, dipendeva da chi avevo di fronte ma, in questo caso, non possiamo controllare la situazione, non è in nostro potere farlo ma possiamo essere responsabili in altro modo.

Mi piace pensare di poter mettere l'energia, il tempo e l'attenzione in ciò che mi risuona. Il confronto è sano quando non diventa un voler aver ragione a tutti i costi ma si può accogliere la posizione dell'altro.

Questo è il mio modo per dire che non mi piace questo tipo di narrazione basata su paura, violenza e guerriglia e scelgo di nutrirmi di altre versioni. Immagino come sarà il futuro e, onestamente, ancora non lo vedo chiaramente.

Prima di questo periodo avevo iniziato la revisione del sito, la creazione di un logo, la scelta di colori diversi che mi rappresentino meglio. Procedere in questo clima rende tutto più denso: sono un bozzolo con le ali che non sa ancora se diventerà farfalla o altro e questo vale per tutti perché non sappiamo come e cosa saremo dopo e non abbiamo il controllo su cosa sarà. Possiamo solo nutrire il presente con pensieri che ci facciano stare bene. O almeno questo è ciò che scelgo per me. Non è facile, sia chiaro.

Come sai la mia famiglia vive tra Bergamo e Brescia quindi non conto più quanti positivi o casi sospetti ho tra i parenti. La mia giornata inizia chiedendo il bollettino medico e chiamo chi posso per sapere come va. Poi mi prendo un attimo per ricentrarmi, pensare a chi c'è (o a chi non ce l'ha fatta) e poi continuo a nutrire un pensiero dominante che sia di abbondanza e serenità.

Non amo le drammatizzazione e in questo periodo preferisco i numeri. Sì, è brutale ascoltare il bollettino della protezione civile e ogni volta prego e ringrazio per i numeri in calo. Si chiama gratitudine anticipata.
Si può scegliere di ascoltare il bollettino con la paura che i numeri siano aumentati o ringraziando anticipatamente per la discesa dei dati. Lo faccio già da un po'.
Non ce una prospettiva giusta o una sbagliata. Possiamo scegliere cosa ci fa stare bene o cosa ci dà tormento e dolore.

Combattere o cooperare?

Vedo video di bimbi piccolissimi che incitano a essere forti e combattere. Sono gli stessi a cui i genitori forse non facevano usare le pistole o i videogiochi 'spara spara' (come li chiamo io) perché sono violenti però adesso bisogna sconfiggere il nemico e stare in prima linea come se fossimo dei super eroi.
Avremo una generazione che crescerà pensando di dover combattere oppure di poter cooperare. Dipende sempre da quale movimento li farà muovere e a cosa li stiamo educando.

Questa crisi è una delle più forti e coinvolgenti (nel senso che tocca tutto il mondo) dal dopoguerra. Una crisi di questo tipo fa cadere ogni certezza e già questo ci fa sentire minacciati e in pericolo perché le nostre abitudini sono saltate e la libertà è costretta nelle quattro mura di casa, il balcone e un pezzo di giardino se si è fortunati.

Pensiamo di essere in prigione come se in una cella ci fossero tutte le comodità di una casa. Capisci la distorsione che stiamo nutrendo?

La paura di ammalarsi o di morire altera la nostra percezione e le re-azioni che abbiamo nei confronti degli altri sono allineate al clima di guerra che, più o meno consapevolmente, scegliamo di adottare come filtro di ciò che sta accadendo.

Questo è il mondo che vuoi dopo?

Se tutto questo non ti piace, lascia andare. Crea una storia diversa e cambia la tua visione. Lo puoi fare scegliendo bene quali pensieri nutrire.

Nelle fasi di cambiamento il dolore è generato dalle resistenze. Se sei un pesce risalire la corrente va bene solo se sei un salmone, altrimenti meglio arrendersi, fluire e assecondare il cambiamento.

Respira.

Stai nella fiducia.

Va tutto bene.

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