delfino

Tutto quello che serve

Lui: "Il nostro distributore ha finito i portatili".
Io: "Davvero? Ho chiesto 4 cose in azienda agricola e non c'erano. Nessuna delle quattro. In dieci anni di spesa non è mai successo".
Lui: "Sui gruppi di Facebook dicono che il lievito sia introvabile".
Giugiù: "Papà, perché hai preso questi biscotti?"
Lui: "C'erano solo questi e vedrai che sono buonissimi".
Io: "Dobbiamo adattarci, bimbi".
Lori: "Papà, io voglio quelli nuovi che ho visto nella pubblicità".
Lui: "Quando li trovo li prendo".

Ho visto foto di supermercati vuoti ma molte famiglie italiane hanno il frigorifero e il congelatore pieni. Sappiamo che le penne lisce restano sugli scaffali perché possiamo ancora scegliere. Questa viene definita una guerra ma ha delle regole strane:

  • non si va al fronte ma ci si deve chiudere in casa;
  • non muoriamo di fame e non dobbiamo mangiare buccia di patata;
  • abbiamo una scorta di tutto ciò che ci serve, viveri, libri, tv, internet, persone ma molti si lamentano lo stesso.

Prima ci si lamentava quando si doveva uscire per andare al lavoro e fuori pioveva.
Il pranzo con i parenti era la noia delle festività.
La scuola faceva venire il mal di pancia.
I soldi non erano mai abbastanza.

Non mi piace definirla guerra o simili perché i pensieri prendono forma ed è un attimo trovarsi con i militari per le strade, internet bloccato per recuperare banda, la spesa contingentata per le famiglie e il prelievo forzoso sui conti. Ci sentiamo tutti italiani ma le differenze di abitudini, servizi e organizzazione diventano più evidenti e al conflitto contro il virus si aggiunge quello interno. C'è chi segue teorie complottiste, chi sposta la visione spirituale e chi dà la colpa al pipistrello, ai cinesi, agli americani o a chi va a correre.

Mi dispiace ma scelgo di creare una realtà diversa in cui la vita torni a una nuova normalità che sia a misura d'uomo e rispettosa dell'ambiente, dove lavorare da casa sia una possibilità, in cui fare il pane o la pizza siano un passatempo e scoprire un libro acquistato e dimenticato su una mensola della libreria sia vissuto come un ritrovamento prezioso e non come una banale dimenticanza.

Siamo cresciuti abituandoci ad avere tutto. Anzi, più di tutto. Adesso invece abbiamo la possibilità di riconoscere e scegliere ciò che serve. La politica del consumismo e della globalizzazione hanno avuto un impatto devastante sul pianeta. La scorsa settimana ho letto questo articolo e anche quest'altro e mi sono chiesta cosa potrebbe accedere se una volta finita l'emergenza si tornasse alla vita di prima. Probabilmente creeremmo le condizioni per una nuova pandemia per poi lamentarci di dover stare chiusi a casa. In verità non è colpa del paziente zero o di altri.

La responsabilità, non la colpa, di questo è di tutti noi, del nostro egoismo e delle scelte edonistiche che hanno rotto gli ecosistemi e di conseguenza i sistemi (economico, scolastico, medico, politico, ecc) creati dall'Uomo. 

Quando ho incrociato lo studio sugli effetti dell'inquinamento e sulla possibilità che questo sia stato causa della diffusione del virus mi sono ricordata di Silvia, che studiava ingegneria, e già vent'anni fa aveva fatto una tesi sull'inquinamento tra Bergamo e Brescia.

Mentre noi siamo rinchiusi la natura riprende i suoi spazi. Nei porti compaiono i delfini mentre altri posti vengono invasi da centinaia di scimmie affamate che non hanno più il supporto dei turisti e i canili straripano per gli abbandoni di queste settimane.

Il mercato globale ci ha inculcato che tutto era accessibile. Trasportavamo merci da ogni parte del mondo verso altre destinazioni. Gli aeroporti erano pieni di gente che si muoveva. Le strade erano ingolfate di auto che portavano le persone al lavoro. Un lavoro che molti avrebbero potuto fare da casa con una connessione. L'acqua esce dalle fonti ed è imbottigliata e spostata a centinaia di chilomentri dove probabilmente ci sono altre fonti di cui imbottiglia l'acqua e si spedisce altrove. Mangiamo il mango che viene dal Brasile, compriamo abiti fatti in Asia, andiamo in ferie dall'altra parte del mondo ma non conosciamo nemmeno la metà delle bellezze che abbiamo nel Paese.

Compriamo più di quello che ci serve. Sono decenni che andiamo avanti così.
In questi giorni forse la tua spesa è cambiata. Non solo cosa scegli di comprare ma anche come farla: ti sposti una volta a settimana e non prendi l'auto ogni giorno per andare e prendere due cose. Consumiamo meno perché prendiamo tutto ciò che ci serve senza riempirci di cose.
Anche i gesti sono cambiati. Qualche sera fa mi è venuto in mente che a Bergamo e Brescia hanno l'abitudine di salutarsi scambiandosi 3 baci sulle guance, non due.
Mi sono chiesta: "Forse anche questo ha contriuito a portare in giro il virus".
Una volta ai bimbi si diceva: "Quando tossisci o starnutisci metti la mano davanti alla bocca". Adesso devono mettere un braccio intero, piegato per farlo aderire meglio.
Dopo l'11 settembre chi portava il velo era visto con sospetto per "motivi di sicurezza" e per lo stesso motivo oggi guardiamo male chi esce a volto scoperto e senza mascherina.

Siamo animali sociali, certo. E oggi ci stiamo rendendo conto di cosa abbia valore per noi e cosa no. Non so come sarà, non so come saremo dopo tutto questo. Di certo ne usciremo trasformati, forse impauriti, probabilmente arrabbiati con gli altri e con il mondo senza comprendere bene che la causa di tutto questo è che non abbiamo rispetto di nulla perché diamo ogni cosa per scontata.
La rete per ora regge ma arranca. Quando parliamo abbiamo bisogno di aria e respiro mentre scrivere sui social, o su un blog, non richiede di parlare ma sarebbe doveroso pensare.
Non mi piace la narrazione volutamente drammatizzata che stanno facendo i mass media per seminare paura perché bastano i numeri per capire la criticità della situazione. Sono anni che adottano la politica del terrore e adesso è solo più evidente.

Diamo per scontato anche l'elettricità, la connessione wi-fi che non sono beni necessari ma oggi sono un aiuto per non sentirsi soli e per avere notizie di parenti e amici. Sono consapevole di come la situazione sia percepita in modo diverso nelle varie zone d'Italia in base al numero dei casi e al livello di emergenza ma quando sto sui social ho imparato a contare molto ed evito di rispondere a tutto ciò che leggo perché non è il tempo per creare conflitto ma per lasciare andare chi non è allineato a noi.

Non siamo più capaci di stare soli perché abbiamo perso la voglia di ascoltare la nostra voce interiore, i nostri reali bisogni, non quelli dettati dal marketing che trasforma ogni interesse in un bisogno da soddisfare per piazzare prodotti e servizi.

Abbiamo paura di ascoltare i nostri pensieri, sentire emozioni che ci hanno detto essere sbagliate o socialmente poco accettabili. Ci siamo disabituati alla gratitudine perché ogni desiderio si nutre dalla mancanza che ci spinge a comprare (oggetti, vestiti, libri, make up, ecc) in una corsa infinita in cui si lavora per spendere senza godere mai di ciò che abbiamo davvero.

Le vacanze sono diventate qualcosa da fotografare più che da vivere e i piatti al ristorante devono essere più belli che buoni.

Tempo, questo sconosciuto che continuiamo a cercare di gestire poi basta un esserino invisibile per stravolgere la nostra vita senza neppure chiedere il permesso. Di fatto, neppure noi abbiamo chiesto alla natura di prestarsi alla deforestazione, alla cementificazione, allo scioglimento dei ghiacci e all'inquinamento.

Mi sono chiesta quali cose ho scoperto essere superflue, uno sfizio non necessario. Parecchie. L'ho capito cercando un libro sugli scaffali della libreria e ho scoperto di avere un'infinità di titoli ancora nuovi. I libri non sono mai troppi, no? Si dice così di tutto. Delle scarpe, dei vestiti, degli smalti e di qualsiasi altra cosa a cui pensi. Invece sì, a volte le cose che abbiamo sono troppe e non ce ne accorgiamo neppure.

Ho cercato di immaginare quale gesto o abitudine ci lasceremo alle spalle nel privato e a livello sociale. Ho visto due persone darsi la mano poi prendere il boccettino del disinfettante dalla tasca. Non è molto romantica come previsione, lo so. La distanza sociale forse ci restituirà l'intimità e i valore degli abbracci che non daremo più a chiunque.

Ci sentiamo esposti e vulnerabili, sappiamo, sentiamo che molte cose cambieranno. O forse lo speriamo perché ci aspettiamo che qualcuno arrivi con le soluzioni a darci risposte ma adesso abbiamo la possibilità di immaginare cosa vogliamo per noi per il nostro 'dopo'. Ci vogliono solo un po' di ascolto interiore e di fantasia.
Il tempo per riflettere e sognare, adesso, non ti manca.

 

Foto

Comments

  1. Barbara Cecchinato

    Un post meraviglioso Silvia. Li leggo tutti e sono per me costanti punti di riflessione. Grazie anima bella ❤️

    1. Ciao Barbara,
      grazie a te. Faccio quel che posso, nel mio piccolo. Far venire qualche dubbio spero favorisca il cambiamento interiore.

      Benedizioni

  2. Tiziana

    Ciao Silvia, molto densa questa tua riflessione. Dopo averla letta mi è venuta in mente una frase di Marie Louise Von Franz: “Riversare il male sugli altri equivale a perdere la possibilità di percepirlo e quindi perdere la capacità di trattare con esso”.

    1. Ciao Tiziana,

      è la stessa cosa che facciamo sempre con il potere personale. Deleghiamo agli altri le responsabilità e nel momento stesso in cui
      lo facciamo diventiamo ‘dipendenti’ dagli altri. Le azioni per fortuna sono sotto la nostra responsabilità. Anche i pensieri. 😉

      Benedizioni

  3. Martina

    Bella la tua riflessione Silvia. E bella la frase riportata da Tiziana.
    Personalmente non ho subito grandi variazioni. Tutto sommato molto poco è cambiato: da sempre faccio la spesa una volta a settimana, vivo da sola (x motivi di lavoro), lavoro da sola la maggior parte del tempo, approfitto del mio tempo libero per fare le cose che mi piacciono davvero e da qualche anno a questa parte presto molta attenzione a ciò che compro ed alle iniziative alle quali decido di aderire. Insomma ero preparata. Eppure, la lontananza forzata da casa e dal mio compagno, l’impossibilità di raggiungerli, mi hanno fatto vivere momenti difficili.
    In questi giorni cerco di capire come potrà essere la mia vita dopo, perché non potrà essere certo come prima. Credo che la nostra responsabilità, ora, sia proprio capire come cambiare per fare in modo che le nostre vite non pesino troppo su madre terra. Ognuno nel proprio piccolo.
    Piccoli esempi? Compare frutta e verdura unicamente italiane. Andare in vacanza in Italia. Comprare libri usati o ebook oppure utilizzare le biblioteche, anche online.
    Quest’anno poi, sto imparando a fare la maglia, per avere capi che mi piacciano e che non siano per forza sintetici. Mi ha aiutato a capire quanto tempo serve per fare un maglione e mi sono mille volte chiesta come possano costare 20€ in negozio, se non sfruttando ambiente e persone.
    Strada da fare ne abbiamo tanta. Io, per me, provo a fare il primo passo…

    1. Ciao Martina,
      stamattina ho visto un video di Terzani in cui diceva che il progresso non è l’aumento dei consumi
      ma imparare a vivere con il giusto.
      Se ci pensi l’anno scorso c’è stato il movimento no waste e tutta l’attenzione sull’ambiente. Certo,
      si può sempre fare molto di più anche perché alcune decisioni diventano di massa nel momento in cui scattano i divieti.

      Questi ritmi lenti tutto sommato ci fanno bene. No?
      Poi voglio vedere cos’hai fatto a maglia eh. Io sono negata e occhi e spalle non collaborano. Con l’uncinetto va meglio
      ma il rischio è di mettere troppe attività pure in quarantena.

      Benedizioni

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