corona - crown

Una corona che nessuno vuole

C'è stato un tempo in cui il nemico invisibile aveva la forma delle nuvole. Giocavo nel piazzale sotto casa di mia nonna e, appena la palla finiva nelle aiuole, si affacciava alla finestra per avvisarmi:
"Non entrare nell'erba bagnata, potrebbe essere contaminata".
Recuperavo un ramo per spostarla e la facevo rotolare per farla asciugare. Dopo un po' riapriva la finestra della cucina e mi diceva:
"Arrivano le nuvole da San Giovanni, inizierà a piovere. Sali".
Il costo della verdura era schizzato alle stelle perché gli orti dei contadini potevano avere lattuga radioattiva ma le serre erano sicure.

La paura diffusa di questi giorni, che alcuni scambiano per allarmismo, mi ha fatto ricordare il periodo post Chernobyl e non solo.
Molti di noi hanno la fortuna di non aver vissuto la guerra, eppure nel periodo di conflitto tra Stati Uniti e Russia si viveva la stessa tensione. O almeno io vivevo la stessa incertezza, l'attesa.

Si stava lì, con i caccia che facevano le esercitazioni, sfrecciando sul lago risalendo la Valcamonica e aspettavamo di sapere se i potenti della Terra avessero deciso di giocare a Risiko oppure se potevano dormire tranquilli.

Eppure tutto procedeva. Ricordo gli adulti che controllavano l'andamento del petrolio o dell'oro e, non ho mai capito perché, che il prezzo salisse o scendesse, a noi diceva sempre male.

Questi sono giorni di silenzio, riflessioni e tante parole. Le lamentele da parte di chi ha sempre un problema per ogni soluzione si accavallano a chi si vanta che nella sua zona tutto funziona nonostante l'emergenza.
C'è chi urla e maledice chi scappa e si sposta.
Chi pensa sia tutto uno scherzo infine, c'è chi mormora, sussurra e si frega le mani pronto a trarre vantaggio o farsi pubblicità sfruttando la paura e l'emergenza.

Sono grata per aver scelto di fare homeschooling e di lavorare online perché oggi, per noi, la vita non è sospesa. Non voglio discutere qui le mie o le tue scelte perché avrebbe poco senso ma so che questo periodo di emergenza e sospensione ci aiuta a ristabilire le priorità, fa cadere le maschere e vedere ciò che non funziona per favorire il cambiamento.

Del resto noi italiani siamo testoni: hanno dovuto imporre la monetina nel carrello persino per insegnarci a non mollarli nel parcheggio dopo aver caricato la spesa in auto, figurati per cose più importanti. Serve il blocco delle attività perché ci aspettiamo che tutto passi e si sistemi come se nulla dipendesse da noi e dalle nostre responsabilità.

Questa è una corona che nessuno vuole eppure tutti si sentono potenti. Escono, vanno a sciare, a fare le vasche e prendere l'aperitivo. Se penso alla corona mi viene in mente il settimo chakra, solo perché sono astemia altrimenti, forse, penserei ad altro.
Il chakra della Corona ci collega alla coscienza collettiva e fa si che ci sentiamo parte del tutto.
Eppure sta accadendo esattamente il contrario. Tutte queste mascherine sui volti stanno facendo cadere le maschere, rivelano identità filtrate e intenti poco chiari.

Il nostro primo chakra in questi giorni è alle prese con la paura della malattia e della morte e questo ci fa perdere le radici e ci espone ad altra paura.
Vedo iniziative di meditazioni collettive improvvisate, con parole massoniche nelle descrizioni, con l'intento di "combattere la paura e le energie negative" e mi chiedo se chi partecipa sia attento e consapevole di cosa sta nutrendo. No, probabilmente non lo sa ma fa figo dire di aver partecipato e sentirsi un po' potenti.
Eppure dovremmo ripetere parole come armonia, salute, calma, silenzio e pace, quello dovrebbe essere il focus.
Per aprirsi al Tutto bisogna avere radici salde, occhi e cuore aperti per riconoscere cosa è davvero allineato a noi e cosa no.

"Mamma, la grande muraglia è in Cina?"
"Sì".
E  nei quartieri stanno spuntando un sacco di muri per arginare il contagio ma quelli più pericolosi sono i muri  interiori.

Siamo ancora sospesi ma questa volta l'occasione di cambiamento arriva da qualcosa di invisibile e silenzioso che colpisce i più deboli, è quasi innocuo per i più piccoli e sfida gli adulti nelle loro abitudini, certezze e paure.
Il vero problema non è il virus in sé ma l'emergenza che ha portato nelle nostre vite, nei negozi deserti, le scuole chiuse, gli aeroporti vuoti e il resto del mondo che ci guarda come se il nemico fossimo noi.
Invece, siamo impegnati a non fermarci. Siamo talmente attaccati alle nostre abitudini, drogati di lavoro e abbonati allo stress che non riusciamo ad aspettare che tutto si calmi facendo la nostra parte responsabilmente.
Non è il momento di fare la guerra ma di fermarsi perché arrendersi e smettere di correre in vite congestionate è salvifico.

Non sono bastati gli incendi in Amazzonia e Australia e neppure la zero waste. All'umanità forse serve un cambiamento profondo, interiore e radicale e il pianeta Terra ha trovato un modo tutto suo per farcelo capire.

Un virus.
Un robino invisibile e banale ci ha costretto a cambiare abitudini come l'obbligo di mettere la monetina nel carrello.

L'inquinamento è crollato e la Terra respira meglio dopo una vita in cui la mascherina, di smog, l'aveva lei.
Le aziende stanno passando allo smart working (o almeno ci provano).
Le scuole attivano piattaforme a distanza e riscoprono la centralità delle relazioni e non solo dei programmi.
La sanità ha capito che i tagli sono pericolosi quanto un bisturi usato male.
Le persone vivono la lentezza, gli affetti, la famiglia, riscoprono la noia e le passioni e l'importanza di potersi abbracciare.

Se usiamo la nostra corona, il settimo chakra, ci accorgiamo che siamo tutti uniti, tra di noi e con la Terra. Altrimenti rischiamo di combattere il nemico sbagliato se continuiamo a incavolarci con la scuola per i compiti, le strade chiuse, gli spostamenti limitati e via dicendo.

Ci meritavamo questo virus? No.
Forse ne abbiamo bisogno per cambiare, esattamente come è servita la monetina del carrello.

 

Photo by Ashton Mullins on Unsplash

Comments

  1. Martina

    Concordo.
    Spero solo che si riesca ad imparare presto ed in maniera definitiva.
    Un sorriso.

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