Ci vorrebbe un campanellino

Sono entrata in aula mentre Carola, la nostra supplente, sposta i banchi verso il centro e dispone le sedie  a ferro di cavallo su due file. La mamma ha chiesto di farmi entrare in aula un po' prima perché non posso stare troppo al freddo dato che mi sono appena ripresa da una lunga influenza. Nel corridoio ho sentito dire che oggi è l'ultimo giorno della maestra. Peccato, si veste in modo strano e mi piace perché ci propone sempre attività divertenti.

Mi accoglie sorridendo poi con un gesto della mano conta le sedie, due a due.
"Ne mancano cinque. Oggi lavoreremo con gli alunni di un'altra classe. Vedrai Michela, ti piacerà" dice ormai sulla porta. Alza la mano per attirare l'attenzione dall'aiutante in sosta nel corridoio in attesa di aprire le porte e far entrare il fiume di alunni. Parla sottovoce ma capisco che le chiede di portare altre sei o sette sedie perché non può allontanarsi dall'aula. Le sedie in più saranno per le maestre, credo.

Sto in silenzio e cerco di origliare ma bisbiglia. Sembra la mamma quando lavora al pc, solo che la maestra non borbotta.
Sulla scrivania è comparsa una borsa enorme che prima non avevo visto. Forse nascosta dalla cattedra. Lei la apre facendo attenzione che io non veda nulla e affonda le mani rimestando oggetti che frusciano come carta velina.

"Togliti il giubbino o ti verrà caldo" mi sorride nel tentativo di distrarmi. Annuisco e mi alzo per sfilarmi cartella, giubbino, sciarpa, cuffia e guanti. Adesso sto meglio. Mi avvicino di qualche posto e cerco di spiare nella borsa.
"Attenta, hai la stringa slacciata" sorride ancora e aggiunge "tra un minuto arrivano i tuoi compagni e iniziamo".
Mi chino per allacciare la scarpa e sento il rumore di un campanello rotolare a terra e fermarsi vicino a me.
Lo raccolgo e quando raddrizzo la schiena la maestra è già davanti a me per prenderlo ma con la coda dell'occhio vedo, per terra accanto alla cattedra, una bacchetta con la punta a stella.
"Grazie" dice allungando la mano.
"Maestra, c'è anche quella" punto il dito in direzione della stellina che luccica colpita dal sole pochi secondi prima che la classe si riempia dei miei compagni.

Fausto è il primo a entrare ma si blocca sulla porta non appena si accorge dei banchi spostati. Alza un sopracciglio e aspetta che la maestra gli dica qualcosa.
"Buongiorno! Su, entra, non fare colonna. Venite, prendete posto dove preferite".
Fausto si siede su una sedia al centro del ferro di cavallo. Enrico, invece, si sdraia sui tavoli in mezzo all'aula insieme a Chiara: "Possiamo stare qui?" chiedono ridendo a crepapelle.
La maestra sorride perché sa che sono due mattacchioni e li invita a sedersi sulle sedie come gli altri.
"Non ora, prendete posto per favore". Controlla l'orologio e si avvia sulla porta per accogliere l'altra classe che oggi collaborerà con noi.
Ludovica, rossa in viso, si tocca una treccina e chiede: "Faremo uno spettacolo?"
"Più o meno" risponde la maestra.
"Chi dovremo interpretare?" domanda Chiara.
"Portate pazienza, tra un po' vi spiegherò tutto. Aspettiamo gli altri. Eccoli, li sento nel corridoio".
Siamo rimasti tutti zitti per ascoltare i passi e il vociare che si avvicinava. Gli alunni di terza sono entrati in classe con calma e si sono seduti senza fare baccano.
Le maestre sono davanti a noi, ognuna con il proprio borsone gonfio di magia e rovesciano delicatamente il contenuto sui banchi uniti al centro poi dispongono tutti gli oggetti mentre noi commentiamo bisbigliando.
Mi giro verso Luisa: "Ho visto una bacchetta con una stella. Se la vuoi dovrai fare in fretta perché non so quante ce ne saranno".
"Grazie! Questo gioco inizia a piacermi" risponde esaltata.
"Abbiamo quasi finito. Ora vi spieghiamo tutto" risponde Camilla, la maestra di terza.
Guardo con attenzione tutti gli oggetti e me ne piacciono tanti.

"Oggi faremo una recita speciale: dovrete scegliere a quale regno appartenete. Pensate a cosa vi piace davvero, ciò che amate di più e guardate bene questi oggetti restando seduti poi vi daremo la consegna".
"I regni sono quattro: gli angeli, gli elementali cioè fate, folletti, gnomi, i saggi che sono i custodi del sapere e del pianeta e gli stellari che arrivano dallo spazio".

Sui tavoli ho visto un poncho tutto colorato, delle ali d'angelo candide e delle fantastiche orecchie da elfo. Anche la maglietta con i brillantini mi piace molto.
Potrei mettere la maglietta sotto, infilare le ali, mettere il poncho poi le orecchie.
No, non ha senso coprire le ali. Allora le metto sopra il poncho.
Solo che poi sembrerò un fagotto e non riuscirò a muovermi.
Forse le bretelle delle ali si possono regolare oppure mi farò aiutare dalla maestra.

"Siete pronti? Speriamo abbiate trovato un oggetto speciale che vi aiuti a costruire la vostra storia. Scegliere ciò  che vi rappresenta davvero. Avete due minuti di tempo per alzarvi, fare il giro e vedere tutti gli oggetti che vi hanno incuriosito ma attenzione: dovrete sceglierne solo uno".
Luisa si avvicina a me e sussurrà: "So già cosa voglio. Ci sono tante bacchette di colori diversi. Se ne trovo una verde prenderò quella. Tu cosa vuoi?"
"Non lo so. Mi piacciono quattro cose diverse" rispondo indecisa mentre continuo a scrutare il materiale.
"Non ti devi preoccupare. Vedrai che quando sarai lì troverai ciò che ti piace più di tutto. Andiamo!"
Luisa si alza con slancio mentre io sono titubante. Mi avvicino al poncho, è morbidissimo. Non punge per niente, ma prima di prenderlo controllo le orecchie da elfo. Sono fantastiche, sembrano quelle del mio cartone preferito.
Le ali d'angelo hanno cinghie regolabili e sembrano vere, anche se non ho mai visto un angelo di carne e piume.
Marta sta guardando la maglietta con i brillantini che mi piace ma ne ha due in mano, una color argento e l'altra oro.
"Forza, avete ancora trenta secondi per decidere chi siete e cosa volete essere. Scegliete bene. Fate finta che questa decisione diventerà reale oggi e in futuro".
"Maestra, ma così mi fai venire l'ansia".
"Hai ragione Tommy, scusa, non era mia intenzione. Ascoltate il cuore e l'immaginazione" precisa la maestra Camilla.
"Ancora dieci secondi. Chi ha già scelto torni al suo posto, grazie".
Buona parte dei miei compagni sono già sulla loro sedia e io sono ancora qui, con in mano tutti gli oggetti incapace di sceglierne solo uno.

"Tutto bene?" mi chiede la supplente premurosa.
Annuisco ma non è vero. Mi viene da piangere ma non voglio farlo perché è solo un semplice gioco ma hanno scelto quasi tutti e io non riesco a decidermi.
"Se scelgo uno solo di questi oggetti continuerò a pensare agli altri che non ho preso. Sentirò che mi manca qualcosa perché quando ho visto tutte queste cose avevo pensato di poterne prenderne quattro, non uno".
"Lo so, questo gioco è più complesso di quel che sembra. Non devi preoccuparti: scegli l'oggetto che ti piace di più in questo preciso momento".
"Ho capito che non sarò per sempre ciò che scelgo oggi ma io non riesco a scegliere perché tutte queste cose mi piacciono allo stesso modo".
Torno a sedermi senza aver preso nulla e guardo gli altri con una certa invidia.

Luisa continuava a roteare la sua bacchetta verde davanti al naso fingendo di pronunciare formule magiche. Enrico ha un paio di orecchie a punta da elfo e Chiara fa bella mostra d'ali da fata. Gregorio ha appeso alla maglia una grossa spilla in acciaio e fa finta di comunicare con l'astronave madre nello spazio. Fausto si è infilato in un poncho scuro e finge di essere il saggio della classe. Tommy è più furbo di me: ha una sciarpona che sembra un mantello e lo usa per volare alla navicella nello spazio oppure per difendere la terra e custodire dei codici antichissimi che, ovviamente, porterà nello spazio prima dell'invasione degli alieni cattivi mentre lui è uno stellare buono. In pratica è confuso come me solo che ha più fantasia.

La maestra Carola si avvicina, mi accarezza una guancia e mi porge il campanello che prima della lezione era rotolato fino ai miei piedi.
"Questo era destinato a te" mi sorride ancora.
"Grazie. A cosa serve?"
"Ogni volta che vuoi interagire con gli altri, fai suonare il campanello e dichiara quale personaggio sei. Fata o elfo, saggio, angelo o stellare. Ti aiuterà ad ascoltarti meglio, a conoscerti, a sentirti una, non divisa tra più ruoli. Ti ricorderà che puoi essere più cose insieme ma sarai sempre tu. Te lo regalo, così ogni tanto ti ricorderai di me".
Finalmente anch'io ho il mio oggetto prezioso e posso scegliere quale parte di me interpretare in base alle situazioni. La cosa buffa è che gli altri vengono da me per farmi suonare il campanello. Sembra ci sia una grande festa. Le maestre parlano tra loro e ci osservano attente, sorridono ai vari personaggi e si divertono con noi. Questa supplente ha trovato il modo di farsi ricordare.

Venticinque anni dopo

 

Vivo ancora con il campanello in borsa per ricordarmi che quando sento disagio è perché mi sento divisa. Ho fatto fatica a scegliere quale scuola frequentare, quale professione intraprendere e anche capire che tipo di ragazzo mi piacesse perché sono passata dai visi d'angelo a degli spiantati totali. Non ho ancora capito quale sia il mio scopo di vita ed è difficile riconoscerlo poiché uso buona parte delle mie energie per non sentirmi frammentata. Se ripercorro la mia vita ho la sensazione di essere passata da una cosa all'altra senza alcuna logica con grande fatica e, soprattutto, pochi risultati. I miei ex compagni invece hanno trovato la loro via e sono quasi tutti soddisfatti di ciò che hanno costruito.
Luisa ha aperto un asilo nel bosco. Enrico è diventato guardia forestale e so che si vedono spesso.
Gregorio è programmatore informatico. Chiara va la veterinaria.
L'unico incasinato come me è Tommy che un giorno insegna filosofia e il giorno dopo parte, con lo zaino a spalla, per fare surf in qualche punto imprecisato del pianeta.
Dato che non ho ancora trovato una soluzione mi sono presa un appunto per la prossima vita: "Michela, ricordati di scegliere al massimo un paio di opzioni così non avrai crisi d'identità" e nell'attesa ogni tanto suono il mio campanellino.


Chiudiamo il tema del mese con questo breve racconto sui regni. Se fossi stata in aula cosa avresti scelto?
L'angelo, la fata o l'elfo, il saggio o lo stellare che viene dallo spazio?

Se vuoi capire meglio la teoria psicologica di Doreen Virtue dei regni degli angeli terreni ti aspetto a questo Live meeting. Le iscrizioni sono aperte fino a domani sera, martedì 25 febbraio. Parleremo dei quattro regni principali e faremo un po' di esercizi pratici per imparare a osservare le persone che amiamo da una nuova prospettiva.

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