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Scopo della vita: istruzioni d’uso

Quando da piccola chiedevo a mia madre informazioni sulla mia nascita iniziava un racconto dettagliato, che ti risparmio, e ogni volta cambiava di poco. Tranne il finale: "Eri brutta! Mamma mia com'eri brutta. Avevi tutta la faccia schiacciata ed eri completamente viola".

Dettaglio che, accompagnato al colore scuro delle acque, denota che potrei aver avuto momenti difficili lì dentro e non credo che il colorito della mia pelle mi interessasse molto. Lei invece, lo sottolinea strizzando gli occhi e le labbra come quando si assaggia un limone troppo aspro.

Se venissimo alla luce accompagnati da libretto d'istruzioni, la vita qui sarebbe più facile. Un po' come per le piante: temperatura ideale, acqua, esposizione alla luce, malattie, parassiti, tipo di terreno, fertilizzante, moltiplicazione, potature e rinvaso. Invece no, arriviamo qui senza istruzioni per i genitori e senza indicazioni per la crescita. O meglio, abbiamo già tutto ciò che è necessario in un file installato chissà dove solo che non sappiamo, o non ricordiamo, come accedervi.

Se disponessimo in modo palese di tutte queste informazioni conosceremmo anche il nostro scopo di vita. Tutte insieme, non solo: "Quale lavoro dovrò fare da grande". Che ti piaccia o no veniamo qui con uno scopo e lo portiamo in ogni ambito della nostra esistenza: lavoro, certo, ma anche relazioni, amicizie, famiglia d'origine e famiglia che scegliamo, oppure no, di creare.

Al di là del benvenuto che ho ricevuto e di ciò che mi è stato detto sulla mia nascita, non sento di essere venuta per portare la bellezza nel mondo altrimenti sarei arrivata su una conchiglia come la Venere di Botticelli. Ho ben presente il mio scopo di vita e non ha a che fare con la bellezza del corpo ma con quella dell'anima. E non c'entra con il "Tu sei bella dentro".

Ogni volta che mi sono chiesta: "Perché sono qui" ho ricevuto un segno. Talvolta era utile, altre no. Per fortuna riconoscere la differenza tra uno e l'altro fa parte del mio percorso. Un po' come quando mi raccontano fatti all'apparenza extrasensoriali o sogni pazzeschi che si rivelano banali residui diurni che possiamo ignorare.

Negli anni ho imparato che il mio scopo di vita richiede attenzioni e declinazioni diverse. Nella mia famiglia di origine ho un compito ed è differente da quello che ho nella famiglia che ho costruito e anche da quello che sono invitata, diciamo così, a fare nel lavoro. Lo scopo di vita si manifesta in vari contesti per permetterti di apprendere e dare più velocemente.

Senza libretto d'istruzioni si corre il rischio di credere e illudersi di essere chiamate a grandi cose. Un po' come quando ci dicono che in una vita passata siamo state principesse, guerriere, sacerdotesse o schiave e chi se ne frega se era vero. L'ego è contento e si illude di aver capito tutto. Ho sentito poche storie di operaie, commesse, braccianti o contadine. Siamo qui per una ragione che ci connette al contesto, alla famiglia e alle persone con cui interagiamo e non abbiamo solo cose da dare o successi da raggiungere ma anche molto, moltissimo, da imparare.

Se avessi un libretto di istruzioni sul tuo scopo di vita probabilmente conterrebbe due voci:

Cosa puoi fare per gli altri: ...
Cosa devi imparare dagli altri e dagli eventi: ...

È uno scambio e guardare solo un lato dell'equazione ti incastra nel senso di potere, nella responsabilità o nella voglia di successo che potrebbe essere proprio la lezione che sei venuta a imparare.

Non so bene cosa ci sia scritto sul tuo manuale d'uso di corpo e anima, sempre che tu l'abbia trovato, ma non ti  consiglio di chiedere aiuto a chi ti è molto vicino. Probabilmente il rapporto con quella persona farà parte delle tue lezioni da imparare e non ti dirà ciò che speri di sentirti dire.

Cosa vorresti leggere sul tuo libretto d'istruzioni di corpo e anima?
Quali risposte vorresti trovare?

Ti lascio qualche indicazione perché non voglio che tu ti faccia distrarre da false informazioni.

Se ti hanno detto che eri brutta, viola e sei uscita da acque scure, e forse hai rischiato grosso, ricordati che non sei qui per sopravvivere anche se spesso avrai quella sensazione.

Ti hanno raccontato che eri bella come una bambolina e avevano paura che ti rompessi per quanto eri delicata. Ricordati che sei forte e puoi affrontare la vita con determinazione, abbracciare e farti abbracciare senza temere di romperti.

O forse ti hanno detto che eri forte e non piangevi mai, ricordati che a volte piangere serve, rigenera e chiedere aiuto non è segno di debolezza ma di consapevolezza.

Se ti hanno detto che piangevi per tutto e avevi paura del mondo ricordati che fuori esiste un regno di infinite possibilità in cui potrai scegliere ciò che senti più affine a te, senza timore e con fiducia.

Ah! Un'ultima cosa. Sul tuo libretto d'istruzioni ci sono le informazioni necessarie, ma anche le avvertenze. Solo che sono scritte in piccolo e a una certa età, si sa, la presbiopia avanza.

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