Buco nero creato da un cerchio di luce

Come sciogliere i traumi

Nell'articolo della scorsa settimana ti ho proposto un giochino sul buco nella rete e oggi parleremo di cosa puoi fare per aggiustarlo e vivere serenamente senza il timore di finirci dentro.

Livelli di intervento

Stare in ascolto di se stessi, corpo, mente, emozioni e spirito è il primo step per sapere se puoi procedere da sola o se sia meglio chiedere aiuto a un professionista per sanare le ferite interiori. Ci sono persone che sanno perfettamente cosa fa bene loro e hanno una rete di affetti con cui confrontarsi con empatia e sono fonte di suggerimenti che possono svoltare la situazione.

Sono una sostenitrice dell'autonomia ma è doveroso sottolineare che ogni settore ha diversi livelli di intervento e, più una situazione cronicizza, più servono competenze specifiche e professionali.

Ti faccio un paio di esempi.

Altra situazione: se vuoi ritinteggiare casa puoi andare in un centro per bricolage, comprare l'occorrente e girarti indietro le maniche. Se hai un muro di casa che sta crollando per un'infiltrazione probabilmente è meglio rivolgerti a chi sa come intervenire per sistemare il muro e garantirti la sicurezza. Se hai a cena il tuo capo cucini il tuo cavallo di battaglia ma se dovessi ospitare l'amministratore delegato dell'azienda multinazionale per cui lavori magari ti organizzi diversamente e chiami una chef a domicilio, come Giulia.

Anche per le questioni emotive, mentali e ovviamente spirituali serve avere la stessa accortezza e cura. La sfera interiore non dovrebbe essere trascurata o rimandata perché ha ricadute importanti sui nostri comportamenti, sulle relazioni con gli altri e con il mondo.

Ci sono esperienze così devastanti, intense e violente che se non sono trattate e integrate (che bella parola!) a livello personale ci trasformano in buchi neri.

A ognuno la sua tecnica

Ogni professionista ha gli strumenti che gli consentono di intervenire nel proprio ambito. Alcune tecniche sono molto simili tra loro e capita che abbiano punti in comune, variazioni minime nell'esecuzione o principi affini. In ambito olistico però si considera anche la risposta del singolo alle diverse tecniche perché entriamo in risonanza con più o meno sintonia con una o con l'altra.

Ho diversi strumenti nella borsa degli attrezzi per lavorare sui disequilibri energetici generati dai traumi (a livello generale) e oggi voglio parlarti della tecnica che, per esperienza personale e professionale, credo sia la più veloce ed efficace rispetto alle altre. Ciò significa che una persona può reagire molto bene ai fiori di Bach (quando sono fatti bene) o chi invece non è reattivo alla floriterapia e si armonizza meglio con il reiki.

L'importanza della sinergia tra complementare e percorsi clinici

Le tecniche complementari lavorano sul piano energetico-vibrazionale quindi non interferiscono con altre terapie o con la medicina tradizionale ma hanno effetti anche sul corpo dato che la riduzione dello stress, con tutto ciò che questo comporta, è il primo risultato che si ottiene.

La raccomandazione che faccio sempre è di avvisare il proprio medico curante o terapeuta di riferimento se si inizia anche un percorso olistico perché lavorare in sinergia è un arricchimento. Diverso invece è il caso in cui si decide di passare da una tecnica all'altra, senza darsi il tempo necessario per fare un intervento approfondito. Sarebbe come saltare da uno sport all'altro senza praticarne uno con costanza e pretendere di avere risultati soddisfacenti o degni di un campione.

Quando ho incrociato l'EFT (Emotional Freedom Technique) la prima volta mi sono detta che era solo una stupidaggine. Ok, non ho usato esattamente questo termine eh.

Non mi dilungherò nella spiegazione di cos'è e come funziona o sulla sequenza (iscriviti alla newsletter e scarica il pdf Picchietta che ti passa) ma voglio raccontarti come agisce quando è usata sui traumi.

La cosa che più mi piace di questa tecnica è che non bisogna trattare ogni singolo aspetto di un evento traumatico ma bisogna identificare le variabili che fanno scattare la reazione emotiva che Gary Craig, ingegnere elettronico che ha ideato il metodo, definisce cortocircuito.

Bisogna essere aperti, attenti e flessibili perché si parte da un evento, magari relativamente vicino nel tempo, e si arriva a un ricordo di quando si era piccoli che sembrano non avere nessun collegamento. Ovviamente accade anche il contrario.

EFT è rapido e dagli effetti istantanei

Questa tecnica è rapida di esecuzione e gli effetti sono immediati. Da un giro di tapping al successivo la situazione cambia velocemente. Molti operatori EFT usano i test kinesiologici per poter testare i livelli di risposta e, in alcuni casi, eseguono il test su se stessi (in sostituzione) per sentire come se fossero il paziente stesso.

Non (sempre) fa miracoli

Ovvio che non si può pretendere che un solo trattamento risolva un problema presente da anni semplicemente perché le variabili da trattare probabilmente si sono accumulate nel tempo. Anche in questo caso è utile pianificare un intervento che vada a riarmonizzare più aspetti possibili per ridurre il rischio di ricadute.

Quando faccio le consulenze di prassi devo chiedere su una scala da 0 a 10 a che livello di disagio/emozione è il soggetto rispetto all'aspetto che stiamo per trattando. Chi parte da un livello 9 si sentirà molto meglio ripensando a un lutto e riferendo un'emozione di livello 5. Di solito la risposta è: "Sto bene, sono a 5".
Per me però 5 non è bene, è meno di 9 ma 0 è bene, cioè assenza di dolore, sofferenza o tensione interiore.

L'obiettivo è di portare a 0 ogni parametro e sai cosa succede? Le persone in genere non lo fanno perché spesso ci si accontenta di passare da un 9 a un 5, magari si scende a un 4 perché si sta già meglio anche se non si sta bene. Io sono soddisfatta quando si arriva a 0.

Per me quello è: "Sto bene" e dovrebbe essere così anche per te. Altrimenti stai scegliendo il dolore, il male o la sofferenza.

Ci sarebbe moltissimo da dire su questo, dalle difficoltà a lasciare andare un'emozione per paura di stare bene e far torto a qualcuno al fatto che siamo educati alla sofferenza e ci accontentiamo del male minore. Non credo che siamo nati per soffrire, preferisco pensare che siamo nati per imparare e che i traumi siano parte di questo lungo viaggio.

Tu cosa scegli di credere?

 

 

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