Extrasensoriale

Extrasensoriale: è solo frutto della mia fantasia

Quando ero grande a sufficienza per riconoscere alcuni rumori, profumi ecc. ho vissuto diverse esperienze che mi hanno fatto pensare: "Sto diventando matta. Non è possibile". Se hai vissuto episodi legati all'extrasensoriale sai quali e quante emozioni accompagnino questi fenomeni: vergogna, senso d'impotenza e paura sono molto frequenti. Vediamo di capire perché.

La paura dall'ignoto

La prima cosa di cui tenere conto è proprio questa. Ciò che non conosciamo ci spaventa perché non sappiamo a cosa andremo incontro. Se ci pensi bene accade anche con i cambiamenti: l'incertezza del risultato crea una sorta di tensione interiore, talvolta ansia, che ci fa vagliare qualsiasi ipotesi perché si ha paura si sbagliare, fallire o, al contrario, di riuscire nell'impreso e avere successo. Ma quando non possiamo usare i sensi per controllare il risultato, tutto cambia e  cresce la paura.

Secoli di educazione e convinzioni limitanti

Oltre a questo c'è un dubbio di fondo derivato da una convinzione limitante che si è formata e radicata negli anni.
"È frutto della mia fantasia? È solo immaginazione?“

Molte di noi sono cresciute in un ambiente in cui le percezioni extrasensoriali non solo erano poco capite ma anche ostacolate poiché considerate veicolo del Male, delle energie negative e chissà che altro.
Oggi siamo più libere di scegliere forme di spiritualità naturale, più flessibili che sostituiscono la rigidità della religione e i suoi dogmi. Questo ha favorito la possibilità di stare in ascolto di sé e in connessione con il Se superiore, con il Divino senza bisogno di un intermediario che dica come pregare, onorare, ringraziare o cosa sia giusto o cosa non lo è.

A forza di sentirci dire che alcune cose non sono buone, sono sbagliate o pericolose ecc. abbiamo  appiattito la nostra sensibilità e abbiamo iniziato a credere che ciò che sentiamo, viviamo, percepiamo non è possibile, è sbagliato e da evitare.

Se è impossibile allora perché abbiamo esperienze insolite/extrasensoriali/sensitive?

 

Psicologia e spiritualità

La risposta più frequente che ci siamo date è che tutto è frutto dell'immaginazione, della fantasia talvolta della follia. Esiste un settore della psicologia che ha come obiettivo quello di indagare i fenomeni che non rientrano nell'ordinario e che, spesso, la psichiatria definisce come patologici. La psicologia transpersonale si occupa dello sviluppo della persona e di ciò che vive e sente sul piano spirituale e approfondisce le esperienze derivate degli stati alterati di coscienza.

Se stai leggendo questo post, e mi segui da un po', forse sarai tra coloro che un giorno, dopo aver vissuto un fatto inspiegabile (per la scienza) o strano mi ha mandato un'email o un messaggio che diceva: "Non sai cosa mi è successo. Posso raccontarlo solo a te".

Non ho mai capito se sia davvero un segno di fiducia o significhi: "Tu stai più fuori di me quindi mi sento meno matta" ma, battute a parte, è esemplificativo della vergogna, del senso di solitudine e del bisogno di condivisione che c'è rispetto ai temi dell'extrasensoriale e della sensitività.


Fenomeni spontanei che spaventano

Mi sento in dovere di precisare che spesso questo senso di smarrimento è generato per lo più da episodi spontanei e fuori dal nostro controllo. (Leggi anche le sei fase dell'extrasensoriale).
Penso ai sogni premonitori in cui vediamo persone e al nostro risveglio scopriamo essere decedute o ancora a visioni, sensazioni, sincronicità di una chiarezza tale da essere non solo visibili ma anche di lettura inequivocabile.

Negli anni ho avuto molte difficoltà a cercare persone serie e preparate con cui confrontarmi per capire cosa vivevo e per trovare risposte quindi capisco l'imbarazzo di raccontarsi perché l'ho vissuto.
Comprendo la fatica di mettere insieme i pezzi e il cambiamento che si deve fare per iniziare ad accettare che possiamo fare alcune cose.
Riconosco le difficoltà di iniziare un percorso che spesso porta a mettere in discussione gli insegnamenti che abbiamo ricevuto e, allo stesso tempo, il timore di finire in mano a ciarlatani che speculano sul dolore del lutto, che fanno leva sul senso di potere e l'ego (proprio o altrui) per arricchirsi.

È un tema delicato e 'sottile' e voglio affrontarlo con rispetto, semplicità nei termini e molta chiarezza qui sul blog e nel live meeting del 27 maggio. Puoi prenotare il tuo posto cliccando qui
Partecipare ti aiuterà a capire meglio le convinzioni limitanti che ti bloccano, potrai fare ordine in ciò che hai vissuto, sentito e percepito sulla tua pelle e che, forse, è ancora in attesa di essere compreso e accettato nel profondo.

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