imparare a dire no

Imparare a dire di No

Quanto tempo hai per leggere questo articolo? Se sei entrata e non hai scrollato il post per vedere la lunghezza probabilmente sei tra le poche donne che non hanno un orologio in testa per cronometrare ogni cosa e non perdere tempo. Se avessi un euro per ogni volta che negli ultimi anni ho sentito la frase: "Non sono capace di prendermi del tempo per me stessa, devo imparare a dire di no ma non riesco" sarei ricca.

Invece capita che le protagoniste di turno si lamentino nei momenti di sfinimento, o quando sono ko per dolori precisi, recidivanti o cronici, poi riprendano la corsa quando l'allarme è rientrato. Voglio chiederti solo una cosa.

Perché non riesci a fermarti prima di finire ko?

Te lo chiedo gentilmente e spero che tu sappia già la risposta, quella vera. Intendo la risposta onesta non quella che ti racconti spostando la responsabilità sugli altri, sul lavoro, sui figli, sul periodo intenso. Pensi davvero di non essere capace di prenderti del tempo per te o non vuoi farlo?

Ci sono un'infinità di storie che ci raccontiamo semplificando con la frase "Non sono capace di..." che significa non essere abili, non essere in grado. Invece sei capace di farlo ma non lo fai per altre ragioni. Per questo ti chiedo perché non ti fermi prima di andare ko per l'ennesima crisi di colite da stress, emicrania o cefalea a grappolo che ti costringe a letto il fine settimana (così lunedì sei pronta per tornare al lavoro!), oppure corri corri metaforicamente poi ti stupisci perché ti sloghi una caviaglia scendendo dal marciapiede.
Vediamo le tre spiegazioni più frequenti che ho raccolto anche dedicandomi alla creazione del Metodo ROADS per smettere di dire "Non ho tempo" (che tornerà in una nuova veste).

Non riesco a dire di "No"

Sul lavoro (o con i figli) è un momento critico.

Sto aspettando le ferie per recuperare.

A questo punto potrei sfiderare una frasetta motivazionale sul dire Sì agli altri e No a se stesse ma evito perché tanto queste cose le sai già tutte. Prova a pensare all'ultima volta che hai detto: "Va bene, ok" e invece avresti voluto dire: "No, non mi va/non mi interessa".

Quando ti sei resa disponibile e non ti andava di cosa avevi paura?

  • Perdere il posto
  • Deludere un'aspettativa
  • Vedere gli occhi tristi di un amico, un parente o tuo figlio
  • Timore di perdere l'affetto dell'altro
  • Non essere apprezzata
  • Avevi un beneficio secondario (es. punti alla promozione, alla visibilità, a uno scambio di favori)

A cosa ti serve chiedertelo? A capire che in realtà sei perfettamente in grado di dire "No" e potresti avere più tempo per te stessa ma non lo fai per svariate ragioni.

Conosco un sacco di mamme che fanno così fatica a passare del tempo con i propri figli (per varie motivazioni) e si sentono più a loro agio nel lavoro. Non lo fanno per cattiveria ma lavorare per loro è meno stancante (dal punto di vista emotivo e psicologico) che seguire i figli.
Non vuol dire essere cattive madri, semplicemente riconoscono di avere anche altri bisogni (vedi immagine) e sul lavoro si sentono più adeguate perché sono più sicure in quel ruolo, perché hanno delle competenze, esperienza e tutto è più facile. Come mamme non si ha un libretto d'istruzioni, a volte le emozioni sono difficili da gestire e siamo coinvolte e responsabili h24, 7 giorni su 7 mentre sul lavoro possiamo staccare, si chiude l'ufficio e via. Oddio, se sei libera professionista non è proprio così ma ci si prova. Ci sono donne che invece si sentono a loro agio a casa, in famiglia e quel ruolo se lo sentono così bene che quando sono al lavoro non si sentono adeguate/appagate.

 

Piramide dei bisogni di Maslow
Piramide dei bisogni di Maslow - Clicca per ingrandire

In genere il tempo che non riusciamo a prendere per noi stesse è sempre 'sacrificato' in nome di ciò che più ci appaga o ci affatica.

  1. Nel primo caso l'essere attive gratifica più dello stare in compagnia di se stesse, in silenzio, senza fare nulla e sperimentare il vuoto che non è sempre facile da gestire se ci identifichiamo con ciò che facciamo (Chi sei? Sono architetto, blogger, ingegnere, assistente virtuale, formatrice, terapeuta olistica, creativa ecc. ma non siamo il nostro lavoro). In questo caso dovremmo vivere serenamente la mancanza di tempo perché si sceglie di fare altro che ti piace e dovremmo considerarlo un nutrimento appagante per noi invece, diventa la corsa a chi fa di più.
  2. Nel secondo caso non si riesce a trovare tempo per sé come forma di sacrificio. Quasi fosse un "Non posso dire di no" ma in realtà si sente il peso di dover fare di più perché non ci si sente all'altezza e allora si fa di più, si studia senza sosta, si produce per ore anche se non è mai sufficiente perché questa inadeguatezza non dipende da quello che fai ma da come ti senti, ti immagini, ti percepisci. O meglio da come percepisci te stessa nelle diverse situazioni.

Non posso ammalarmi proprio adesso

Adoro questa frase perché, per dirla in termini extrasensoriali, sembra una premonizione ma è una profezia autoavverante legata a un meccanismo preciso.

La nostra mente, come ben sai, è programmata per il positivo quindi esclude le negazioni e la frase sopra diventa "Posso ammalarmi proprio adesso". La cosa divertente è che quando inizi a pensare a questa frase è già tardi. Il tuo corpo ti sta già lanciando da tempo i segnali precisi sugli effetti dello stress ma probabilmente non ti sarai fermata. Hai la recita o il saggio di tuo figlio, un colloquio importante e ti rendi conto che sei esausta a forza di correre ma cascasse il mondo se ti prendi mezza giornata di pausa. Anzi, se ti chiedono ancora qualcosa accetti perché tanto ci metti 5 minuti, che poi diventano 30, ma cosa vuoi che sia insieme alle altre mille cose che hai da fare.

Sei già con un piede nell'influenza o nell'imprevisto e tu lo sai! Nonostante questo non ti fermi finché non vai ko.
Perché? Rispondi a questa domanda, fallo per te stessa, fallo con onestà e abbi il coraggio di dirTI la verità e non di raccontarti che non sei capace, perché tu sai perfettamente quale emozione ti spinge a dire "Sì, certo, volentieri" quando la tua mente e il tuo corpo dicono: "No, basta! Fermati".

Quale emozione ti porta a superare il limite?
Quale bisogno vuoi soddisfare?

Assertività: lo step successivo

Per dire No in modo soft puoi ispirarti al concetto di assertività:

Un comportamento che permette a una persona di agire nel proprio pieno interesse, di difendere il proprio punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti e di difendere i propri diritti senza ignorare quelli altrui.

Questa definizione degli psicologi americani secondo me spiega chiaramente cosa sia e perché sia tanto diffuso (e necessario) questo comportamento. Il nodo però è capire la motivazione che ti spinge a dire sempre di sì, comprendere come "il tuo bisogno di" viene soddisfatto dall'essere sempre a disposizione e ti aiuta a comprendere meglio le tue dinamiche interiori. Conoscerle renderà più facile anche il cambiamento.

Nel vlog di febbraio, con cui continuo gli esercizi d'imperfezione, ti lancio una sfida. Sei pronta?

Giovedì mando la newsletter Semi di luce. Tu passa a raccontarmi come procede la sfida.

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