autostima Non sono capace

Autostima: “Non sono capace”

L'autostima e la percezione che abbiamo di noi stesse sono costruite sulla base delle esperienze che abbiamo avuto e, soprattutto, di come abbiamo usato quel vissuto per trasformarci o per restare ancorate a un evento. Questo ovviamente segna una prima differenza di significato perché la frase "Non sono capace" assume significati molto diversi in base all'età (adulto vs. bambino) e precedenti esperienze traumatiche.

Non sono capace (vignetta qui) è una frase che mi ha accompagnato per molto tempo insime a "Non ce la faccio" e nel tempo assumevano diverse declinazioni in base alle situazioni. Oggi è una delle frasi che sento spesso durante le consulenze. Le più frequenti sono "Non sono capace di ...":

  • Prendermi del tempo per me
  • Dire "No" a una richiesta anche quando non mi va
  • Superare (o cambiare) questa situazione
  • Lasciare andare questo evento del passato

La consapevolezza rispetto a questa difficoltà però è solo il primo passo perché il solo esserne coscienti non farà sparire il problema.

Il timore delle novità

Poche righe fa ho sottolineato che la percezione di non essere capaci assume una valenza diversa nell'adulto e nel bambino. La cosa interessante è che molte delle convinzioni limitanti che viviamo da adulte prendono forma e si radicano proprio nell'infanzia. La cosa difficile, una volta cresciute, è riconoscerne le origini e ammettere quando sono limiti 'interiorizzati' ma non nostri e quando invece era una nostra difficoltà svincolata dai feedback che possiamo aver ricevuto. Ad esempio una bambina che poteva non essere intonata perché respirava male potrebbe essersi sentita dire "Non sei capace di cantare, sei stonata" e questa restituzione potrebbe essersi trasformata in un'etichetta a livello profondo a cui continua a credere perché, nella maggior parte dei casi, questa considerazione arrivava da una figura di riferimento quindi considerata autorevole e competente.

In questo vecchio articolo sulle convinzioni limitanti abbiamo visto alcuni degli effetti delle scritte sui muri interiori e oggi voglio parlarti di come questa insicurezza si trasformi nell'automatismo del "Non sono capace" quando ti trovi di fronte a una novità o al primo ostacolo. Voglio partire da questa frase di Swami Vivekananda:

Tutti i poteri dell’universo sono già dentro di voi. Siete voi che vi siete coperti gli occhi con le vostre mani. Vi lamentate che è buio. Siate consapevoli che intorno a voi non ci sono tenebre. Togliete le mani dai vostri vostri occhi e apparirà la luce, che era lì da un’eternità.

Ogni volta che pronunci la frase "Non sono capace" probabilmente ti muovi all'esterno in cerca una ricetta preconfezionata o, al contrario, metti in atto meccanismi di evitamento. In pratica è come se ti mettessi le mani sugli occhi e ti lamentassi del buio. Quando ti accorgi che quel pensiero e l'emozione del non essere adeguata o capace si affacciano alla mente ricordati che è solo un programma che si sta riproducendo in automatico perché, da qualche parte nel profondo, c'è un file che porta il nome "Non sono capace di" che si è riempito di tutte le frasi che ti sei detta negli anni. Quel file è stato letto così tante volte che alla fine hai deciso di crederci, hai deciso di tenere le mani sugli occhi.


Quale stile ti risuona di più?

Quando ero piccola ogni volta che dicevo "Non sono capace" mi sentivo dire: "Prima prova" ma non sempre andava bene. Oggi quando mio figlio dice: "Non sono capace" oppure "Non ci riesco" gli ricordo di quando voleva imparare ad andare in bicicletta senza ruote e la prima volta è caduto ma ora va come una scheggia. Non sono capace è una sentenza che ti blocca e a volte fare appello alla memoria episodica per trovare la forza di andare oltre è molto utile. Ricordare a noi stesse le prime cadute, e soprattutto la riuscita, può essere una via per levarsi le mani dagli occhi.

Questa via però non è detto che funzioni per tutti perché chi teme il fallimento, chi ha paura di sbucciarsi le ginocchia cadendo non supererà la paura mettendo in conto una caduta. Le persone competitive non amano questo approccio perché preferiscono pensare di poter vincere, sempre e comunque e, se temono non sia possibile, passano all'evitamento. In questo caso probabilmente è meglio rassicurare pensando ai successi, motivandole all'azione, fare leva sulle possibilità, sulla preparazione, sull'esperienza, le strategie e altro ancora.

In altri casi funziona il "Cosa potrebbe succedere se andasse male"? Questo approccio in genere aiuta i pessimisti cronici a rendersi conto che, tutto sommato, non sarà la fine del mondo, non morirà nessuno, non saranno esposti al pubblico giudizio per un eventuale errore.
Ridimensionare le paure, il pessimismo e le aspettative in alcuni casi è davvero fondamentale.

Questo approccio è utile anche alle mamme/donne che "Non sono capace di prendermi del tempo per me" perché probabilmente sono convinte che se non preparano la cena ogni sera sono pessime madri e se ordinano una pizza o delegano chiedendo aiuto sono giudicabili. La verità è che questa convinzione limitante si radica sul modello di madre ideale che hanno interiorizzato e non mi dilungo oltre altrimenti questo post prenderà un'altra piega.

 

Siamo capaci di fare tutto? Dobbiamo imparare tutto?

Ci sono cose in cui davvero non siamo capaci solo perché non abbiamo le competenze necessarie (che possiamo acquisire) e in questo caso è ottima cosa chiedere aiuto ma in molti casi abbiamo davvero le mani sugli occhi e chiedere ad altri di guardare al posto tuo non sarà la soluzione perché di rende dipendente. Non sto dicendo che dobbiamo imparare a fare qualsiasi cosa. Ci mancherebbe! Solo che puoi accettare anche di non saper fare tutto o di non sentirti troppo affine con la tecnologia, con gli strumenti in cucina o che l'arte proprio non è nelle tue corde. Ci sta, non succede nulla di male. La cosa importante secondo me è mettersi in ascolto e capire cosa ci serve, cosa no, cosa possiamo imparare, cosa è meglio delegare. 


La risposta incondizionata

Vediamo di capire perché si portano le mani sugli occhi. Hai presente quando ti entra un moscerino nell'occhio e tu lo chiudi? Quella è una risposta incondizionata cioè automatica, sulla quale non hai controllo. E' una sorta di meccanismo di difesa che il tuo corpo mette in atto quando un corpo estraneo entra nell'occhio.

Allo stesso modo quando una novità si presenta nella tua vita è possibile che tu reagisca chiudendo gli occhi (o tappandoli con le mani) perché è automatico che ciò accada come forma di difesa per evitarti un fallimento, una figuraccia, una perdita di denaro, una situazione che ti spaventa. Questo automatismo ti protegge dalle possibili cose brutte ma ti impedisce anche di vivere un sacco di cose meravigliose.

Il cortocircuito energertico 

Al di là dell'aspetto emotivo e psicologico vediamo di capire cosa succede a livello energetico/vibrazionale che è la cosa per me più interessante. Il cortocircuito che ti blocca fa scattare possibili somatizzazioni come sudorazione, sensazione di disagio, ansia, paura, insonnia, problemi intestinali, tachicardia e altro ancora. Infatti, questo blocco sballa il tuo assetto fisico, aumenta il rilascio di ormoni dello stress e tutto il resto s'inceppa. Se il cervello da un avviso di pericolo, o presunto tale, il resto del corpo lo asseconda. Primo e secondo chakra (radicamento e paura) prendono il sopravvento ed è il motivo per cui a volte potresti sentirti 'disconnessa' dal tuo corpo e tutta testa o viceversa solo testa e pensieri con il timore di perdere il controllo, svenire, fino alla paura di morire tipica degli attacchi di panico.

Ora, puoi scegliere di metterti in gioco e superare la sensazione iniziale del non essere capace ma il disagio potrebbe causarti ansia e l'esperienza potrebbe essere poco piacevole, o disastrosa (dipende dalla percezione individuale) ma potrebbe anche capitare che tu riesca a fronteggiare questa esperienza con fiducia, ottimismo e apertura proprio lavorando sul tuo meccanismo automatico.

Lo so, è più facile delegare e aspettarsi che queste risposte arrivino dall'esterno, dal maestro, dal guru o dall'amica ma la verità è che puoi spegnere alcuni interruttori solo andando alla radice e toccando i fatti, gli eventi e i traumi che hanno generato quella risposta che ora si ripete in automatico e tu non sai come bloccarla. Questo vale soprattutto per ciò che hai interiorizzato dall'ambiente o dall'educazione e hai deciso che era così, era parte della tua realtà.

 

Se vuoi posso aiutarti a toglierti le mani dagli occhi nel prossimo Live meeting: cercheremo il tuo interruttore e facciamo click. Prenota il tuo posto qui (i posti sono limitati proprio per consentire a ognuna di avere l'attenzione che merita) così potrai smetterla di dire non sono capace e ti godrai ogni nuova esperienza come una possibilità da vivere con la gioia e la gratitudine che merita.

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