Come scegliere l'operatore olistico

Preferisci farti seguire o essere inseguita?

Questa settimana ho avuto modo di riflettere su alcuni aspetti del lavoro di consulente olistica e, più in generale, delle professioni di aiuto nell'ambito del benessere e come cliente o come professionista forse ti sei fatta le stesse domande. Voglio confidarti tre cose che osservo quando scelgo un professionista olistico o di aiuto.

Comunicazione etica o manipolatoria?

Essere professionale significa esprimersi in modo corretto e non giudicante. Ormai evito chi ha una comunicazione standardizzata e manipolatoria perché non mi piace e la trovo invasiva. In questo caso non mi sento seguita ma inseguita da chi cerca di vendermi qualcosa a tutti i costi.
Siamo talmente immersi in Prenota subito o scade l'offerta oppure al conto alla rovescia per creare attesa e dai vari giochi sui prezzi che spesso non ci accorgiamo neppure di come la comunicazione si 'controllata' per non dire falsata. Scegliere la trasparenza significa presentare il proprio prodotto in modo chiaro senza doverlo imbellettare con mille regali che mi fanno dubitare del valore di ciò che sto scegliendo.

Il primo incontro

Per me è fondamentale e non parlo dell'impressione dei primi trenta secondi ma di tutto il colloquio. La prima volta mi colpiscono l'ambiente e la persona. Sento oltre le parole e l'aspetto, deve scattare il feeling o so che non ci tornerò più. Mi è successo anche qualche mese fa e stop, rapporto breve e intenso ma, una consulenza è bastata. Uno degli elementi che mi indispone è chi guarda spesso l'orologio e ti spiegò perché.
Quando incontro una cliente per la prima volta (in presenza o a distanza) il mio obiettivo è raccogliere le informazioni giuste per avere un quadro abbastanza preciso della situazione e più dettagli raccolgo più riesco a costruire un intervento efficace e che sia realmente di aiuto e non è detto che riesca a farlo in un'ora esatta dato che spesso ci vuole tempo per aprirsi e raccontarsi all'altro. Le fanatiche del setting staranno sbuffando. Pazienza.

Coerenza

Su questo potremmo scrivere dei trattati. Ho una mia idea su questo punto e rispetto ad anni fa sono diventata più morbida nel senso che adesso comprendo che nella vita privata ogni professionista fa quel che vuole e questo non attiene alla professionalità (ripeto, ci si potrebbe dibattare per ore! Se ci si occupa di bene comune o altro ho ancora molte riserve) però se vado da un omeopata che mi prescrive un antibiotico per un raffreddore o vado da un floriterapeuta e mi consiglia interventi ben lontani dal suo approccio qualcosa non mi torna. Chiaro che tutti hanno dei nodi da sciogliere, ma se un professionista opta per la via più facile mi viene il dubbio che forse non ha così fiducia nei suoi mezzi. Ma ripeto, è uno dei miei parametri di valutazione.

Mi piace sentirmi seguita e sostenuta non una persona da fidelizzare ad ogni costo e fuggo da chi cerca di mettere in atto meccanismi che creano dipendenza a discapito dell'autonomia.

Quali parametri usi per scegliere l'operatore olistico a cui rivolgerti? Cosa ti piace e cosa ti fa scappare? Raccontamelo in un commento.

 

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