serata dei tarocchi

Donne in cammino

Ho incrociato Cristina Federica su un gruppo e mi ha stupita subito l’energia con cui parlava della sua casa. Così le ho chiesto di rispondere a qualche domanda per Intervista Donna e ho scoperto che ad attrarmi erano stati anche gli aspetti sottili che hanno dato vita al suo progetto. Leggi l’intervista e scoprirai la magia che si nasconde nell’intuito e nel cambiamento.

  • Il tema di quest’anno per la rubrica Intervista Donna sono i nuovi inizi (ispirato al romanzo Koru). Ripensa alla tua vita e raccontaci almeno due momenti in cui hai sentito di aver cambiato binario.

Ho cambiato binario certamente quando da Torino – dove sono nata e cresciuta – mi sono trasferita a Parigi e ci sono rimasta fino al 2006, e poi ho ancora una volta cambiato direzione venendo a vivere in Puglia, non lontano dal mare. Ma credo, sinceramente, che questi due cambi di direzione, paese, percorso e stile di vita siano andati di pari passo con altri due microcambiamenti, che come un fiume carsico sotterraneo, mi hanno attraversata e continuano a scorrere incessantemente dentro di me: a 20 anni mia zia (la mia zia prediletta) mi ha regalato un libro sui Tarocchi accompagnato da un gigantesco mazzo di carte. Ero ancora a Torino, e ho guardato al regalo con sospetto. Lei mi disse: “Io non lo uso, non ne sono capace, ma magari a te interessa”. Ero molto diffidente, ma ho iniziato a leggere, lame e libro, e non mi sono più fermata. I Tarocchi, ma le carte divinatorie in generale, mi accompagnano da quel giorno, e sono venute sempre con me, in Francia, in Puglia, ovunque io vada ne ho sempre un mazzo nella borsa. Il secondo elemento che mi sono portata dietro è stato un pendolino di avventurina. Amo i cristalli, anche se non riuscivo a capirne esattamente la funzione, così anche come del pendolo, verso il quale provavo, ancora una volta, diffidenza. Non vedevo le potenzialità dell’oggetto – fondamentalmente, perché non potevo vedere bene neppure le mie… così l’ho tralasciato per un bel po’ di anni. Anche se nel frattempo, la mia serata itinerante coi Tarocchi che ogni tanto ripropongo in giro per la Puglia – è un piacere, per me, accompagnarmi con le mie carte e leggerle a chi si avvicina -, ha preso il nome de “I Tarocchi di avventurina”. Perché l’avventurina aiuta ad esprimere il lato migliore di sé e delle proprie capacità.

Cosicché un giorno, mi ero già trasferita qui, alla Masseria Pelosella – ndr, la Pelosella è un fiorellino spontaneo con proprietà farmaceutiche – cercando una collanina, ho sentito sotto le dita la presenza della mia avventurina. Il pendolo era tra le mie dita. E ho pensato di capire come usarlo davvero, una volta per tutte. Ecco, anche questo mi ha decisamente inviato un impulso energetico irrefrenabile verso la conoscenza del mio percorso, e ho di nuovo cambiato direzione, anzi, più che altro ho ripreso la via verso me stessa, ho capito chi fossi andando a ritroso nelle mie esistenze precedenti, e sciogliendo molti dei dubbi che ho avuto durante questi miei primi 40 anni.

  • Quando ci siamo incrociate mi ha colpita particolarmente il modo in cui parlavi di casa tua. Sono convinta che le case arrivino a noi quando siamo allineate all’Universo e riusciamo a staccarci dalla casa in cui abbiamo fatto un pezzo di strada. Ci racconti come hai incontrato la Masseria?

Io amo camminare, e con il mio compagno, abbiamo spesso tallonato questa porzione di Puglia, per andare a sbirciare le grotte rupestri affrescate. Proprio in una lama dietro casa sua – la lama è una depressione carsica, anticamente letto di scorrimento di un fiume – abbiamo scorto la Masseria. Vito la conosceva, fin dalla sua infanzia, io no. Avevo lasciato la Francia. Camminavo nell’uliveto secolare che la lambisce, e la guardavo, con quei muri rosa e scoloriti, che una volta erano stati rossi. Era un luogo semiabbandonato e selvatico, pieno di fichi d’India e piante di capperi, e pieno di una sensazione che non saprei descrivere, ma che ancora sento quando appoggio la pianta dei piedi in un punto preciso della cucina. La cucina si trova in un grotta, scavata nella roccia viva, ed è ancora pavimentata con le chianche tradizionali. Quando appoggio i piedi in quel punto in particolare, mi sento connessa ad un luogo forse lontanissimo nella terra, ma vicinissimo al mio cuore. Ecco, la masseria l’ho incontrata calpestando olive, ed ora ci abito, già da un po’. Quello che ho capito, di questo luogo, in questi ultimi giorni, è che la Masseria “è” un cammino, è la testimonianza di tufo e roccia di un percorso che è iniziato qui, senza che io me ne rendessi conto, e che continua, seguendo gli indizi sui quali letteralmente inciampo. Quante volte ho percorso il viale sterrato che porta all’entrata di casa? Forse mille, o forse più. Ebbene, in questi ultimi giorni, ho arrestato i piedi, incespicando, su un fossile di conchiglia, che da secoli inesorabilmente punta verso la tappa di Egnathia – antica città messapica -, che ho recentemente scoperto essere tappa della via Francigena che scende verso Santa Maria di Leuca, Finibus Terrae. Ed è da qui, dalla conchiglia davanti a casa – che è proprio il tipo di conchiglia divenuta poi simbolo del pellegrino, ovunque, nel mondo – , dalla conchiglia fusa con la roccia, che inizierò (proseguirò) il mio cammino verso la “fine della terra”, e verso la fine delle certezze che mi hanno abitata fino ad ora.

  • La tua vita però non è solo legata alla masseria. Vuoi raccontarci del tuo percorso di crescita personale?

La mia vita è legata all’acqua: sono nata vicino al fiume (Po), e sono sempre stata vicina al mare, in tutte le mie estati bambine. Quando mi sentivo persa, ed i pensieri erano rarefatti, e non sapevo bene che direzione seguire, immergevo il dito indice nell’acqua di mare, nel tratto di Adriatico che passava a pochi metri dal mio balcone di casa, e poi lo mettevo in bocca, come per ricordarmi il sapore dell’origine, dell’inizio di ogni forma di me stessa, della mia vita.
Ho studiato comunicazione a Torino e poi a Parigi e poi, sono scesa a sud, ed occupandomi di editoria digitale, ormai da un po’ di anni – per lo meno una decina – sono diventata nomade digitale a pieno titolo. E lo sono tutt’ora, muovendomi tra Milano, Parigi e Londra per curare pubblicazioni corporate. Però, credo che una sola definizione non possa tratteggiare una persona, e così, ho pensato che il momento era venuto per continuare sulla via esoterica, diciamo, ed andare in profondità. Un giorno ero a Milano, per lavoro – da nomade digitale, appunto – e alla fine di un workshop che ho ripetuto per 12 ore filate, ormai malferma sulle mie stesse rotule, mi sono imbattuta in un libretto: “L’ignoto ignoto”. L’ho letto, e non ho più smesso di cercare quello che non sapevo. Mi sono costituita una piccola libreria energetico/spiritual/esoterica, ma non era abbastanza, volevo mettere le mani in pasta (come quando preparo le colazioni della masseria) e grazie ad un incontro casuale (lo sarà davvero, casuale?) ho intrapreso la strada del Pranic Healing. Ho sempre visto le mani come strumento magnifico e misterioso, e avevo capito da tempo di essere un tramite – dopo la ripresa del pendolino, infatti, non solo ho ripercorso una parte del mio cammino karmico, ma anche di quello della mia famiglia, e ho capito di essere il tramite per il ritrovarsi di più clan, e individui e famiglie nel corso delle rincarnazioni passate e presenti -. Allora, questa intuizione mi ha fatto venire voglia di fare di più, proprio di fare, io, con le mie mani. Quindi ho seguito il livello I di Pranic Healing, ed è stata una bellissima esperienza spirituale, ma ero un po’ frustrata a livello pratico: mi ci voleva troppo tempo per curare qualcuno, e con la vita piena zeppa di impegni che ho attualmente, mi era di difficile applicazione. Così ho seguito anche il livello II. Dove mi sono velocizzata e ho potuto aiutare i miei bambini a stare meglio. Ecco, ora vorrei poterlo applicare ogni volta che sento che qualcuno ha male da qualche parte, o si sente stressato e oppresso, oppure semplicemente ha voglia di stare meglio in quel determinato momento. Resta un desiderio teorico, per adesso, per ragioni di organizzazione pratica e perché ho tantissimo da imparare, ma è quello che mi riprometto di fare: “(futura) piccola imprenditrice crescente”, è così che mi definisco, e crescente lo applico ad ogni sfaccettatura, anche energetica.

  • Confidaci una cosa che ami fare e una che ti costa fatica rispetto al tuo progetto? Magari qualcuno legge e può aiutarti.

Amo imparare, mettermi alla prova, e diventare brava nelle cose che mi appassionano, mi piace approfondire. Vorrei andare avanti e padroneggiare il percorso energetico che ho intrapreso, anelo al livello IV, dove si opera con i cristalli – ricordandomi sempre, che io sono colei che legge l’avventurina 😉 -. Faccio però fatica a pianificare tutte le azioni di business, lavoro, consulenze, e anche letture karmiche e divinatorie e scadenze – quelle proprio classiche, tipo le bollette, per capirci -, mi mettono ansia, ammetto, ma sono vitali per sviluppare l’attività della Masseria, e anche quelle collaterali che vorrei realizzare: come i seminari esoterici, e la realizzazione di Tarocchi miei, personali. Quindi, in questo, si avrei tanto bisogno di un supporto amico.

  • Le svolte radicali spesso portano a viaggiare in solitaria. Come gestisci questo aspetto della tua vita?

Io sono sempre partita da sola per le mie personali grandi avventure. La prima volta in Francia, c’era una sola borsa di studio, e sono partita, in solitaria. La seconda volta, mi sono ritrovata a vivere con dei perfetti sconosciuti, e per certi versi, ero più sola di prima. Credo che alcune parti del proprio cammino vadano percorse da soli, per misurarsi con se stessi, e per capirsi, ascoltarsi nel modo più intimo e personale possibile.  Così è anche nel gestire la mia esistenza presente, alla fine, guardo negli occhi una me stessa che rispecchia spesse volte se stessa sola, per progredire oltre. Ho questa idea dell’andare avanti con le sole forze che mi sono state donate. Certo, condividendo con gli altri, ma certo anche partendo dall’esistente, e cioè da me, sola, io, me stessa. Quindi, questo aspetto lo gestisco con una buona dose di consapevolezza e di piacere, nel farlo da sola.

  • C’è chi sostiene che Mathilda porti fortuna. Vediamo se sia vero: hai in mano la lampada del genio e puoi esprimere un desiderio. Qual è?

Sono certa del fatto che Mathilda porti fortuna. Allora, ho tra le mani la lampada e vorrei fortemente vorrei che il tempo mi desse la possibilità di diventare forte e serena, in modo da poter aiutare i miei piccoli a diventare e restare tutta la propria vita forti e sereni, a scorrere come il fiume carsico, liquidi, puri, forse anche eterni, al di là dei limiti e delle difficoltà, anche e soprattutto fisiche, che la vita ha imposto loro.

Grazie per il tempo che mi/ci hai dedicato.

 

Credit photo: Gola Gourmet Kitchen

Comments

  1. Vito

    Cara Cristina Federica,
    tutto sta scorrendo, a me sembra nella giusta direzione,
    ignaro ed inconsapevole scorro anch’io in quella,
    tra le difficoltà molteplici
    ma anche tra tanti piaceri…
    Non ho chiaro ancora se nel tuo cammino sono,
    un bastone di intralcio o di sostegno…ed augurandomi di assomigliare più a quest’ultimo,
    comunque non riesco a rinunciare ad un mio egoismo che mi porta a starti vicino,
    ed ad Amarti come quando ho iniziato incrociandoti lì,
    vicino a quelle acque che assaggiavi da piccola…

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