Simona Fruzzetti a Intervista donna

Le donne che si reinventano hanno una forza pazzesca e contagiosa. Sono sostenute da un’energia che è ben indirizzata e mi piace pensare che siano protette anche dalle antenate. Quando si decide di scrivere una storia ci si apre a un flusso e io adoro le storie di chi si lascia trasportare dalla corrente e dà forma alla propria creatività. Se lo scorso anno ho deciso di auto-pubblicare i miei romanzi, lo devo anche a lei, al suo entusiasmo e alla sua ironia. Gustati l’intervista a Simona Fruzzetti, divertiti leggendo il suo blog e preparati ad acquistare il suo quinto romanzo.

  1. Una mattina ti alzi, guardi tuo marito (il Santo) e gli comunichi di aver deciso di scrivere un romanzo. È andata così?

Più o meno! In verità ho sempre scritto, ma l’idea di scrivere il primo romanzo mi è venuta perché avevo letto un articolo in cui si esortavano i lettori a scrivere la propria storia d’amore. Io, da donna innamorata quale sono, proposi l’idea a mio marito il quale, con la sua proverbiale flemma inglese rispose “Sai che noia. Va tutto bene, ci amiamo, andiamo d’accordo, faresti venire il diabete a tutti. Dovresti inventarti qualcosa.” Raccolsi la sfida e decisi che l’avrei scritta ribaltando completamente la realtà: la storia infatti parla di una coppia in crisi nella quale la donna cerca conferme nell’ex fidanzato. Poi la storia prende una piega inaspettata, ma questo è un altro discorso.

  1. So che hai sempre amato leggere. Da quando sei scrittrice è cambiato il tuo rapporto con la lettura?

No, continuo a leggere solo i miei generi preferiti, ovvero i gialli/thriller e i chick lit che poi sono i generi che scrivo. Probabilmente è uno sbaglio non confrontarmi con altri generi, potrei certamente arricchirmi in fatto di stile, avere una visione più completa di quello che offre il panorama letterario o lasciarmi ispirare. Per me la lettura deve essere un piacere e devo leggere cosa mi piace proprio per catapultarmi nella storia, viverla, sentirla mia. Purtroppo con altri generi questo non accade e faccio quindi fatica ad andare oltre la terza pagina.

  1. Per una serie di sincronicità il giorno di san Valentino è uscito “Come hai detto che ti chiami?” il tuo quinto romanzo in versione ebook e cartacea. Sei tornata protagonista del tuo progetto dopo un esordio come self-publisher, poi autrice per Piemme e ora procedi in solitaria. Tutti nuovi inizi che segnano cambiamenti precisi. Raccontaci questa evoluzione.

Diciamo che l’evoluzione è stata naturale. Io per questo romanzo avevo previsto e progettato un percorso ben definito con dei tempi e delle procedure a me consone e congeniali. La Piemme non ha potuto accontentarmi e da lì la scelta di far fare a questo libro il viaggio che mi ero prefissata all’inizio. Ciò comporta veramente prendere in gestione tutto il pacchetto (editing, grafica, promozione etc etc), ma ne è valsa la pena perché per quanto possa essere faticoso, dispendioso e a volte difficile, la soddisfazione che ne deriva è impagabile.

  1. Quali sono state le difficoltà o i pregiudizi che hai incontrato?

Qui il capitolo sarebbe molto lungo perché l’editoria in generale sta attraversando, secondo me, un momento un po’ confuso. Di conseguenza bisogna avere le idee chiare su cosa vogliamo fare per non incorrere in progetti che non sentiamo nelle nostre corde. Di pregiudizi ne ho incontrati più all’inizio, qualche anno fa, perché essere un autore self ti bollava come uno scrittore di serie B, uno sfigato, uno di quelli che veniva scartato o addirittura nemmeno preso in considerazione dalle case editrici. Adesso è diverso, non solo perché la situazione si è ribaltata (le case editrici fanno scouting sui titoli auto pubblicati avendo in questo modo già un riscontro positivo del pubblico), ma l’autore self ha capito di avere un grande potenziale nelle sue mani da poter gestire a suo piacimento e lo stanno capendo anche le case editrici. Infatti una delle regole fondamentali per chi oggi desidera auto pubblicarsi è curare il proprio lavoro con la stessa accuratezza di una casa editrice. Il lavoro è impegnativo, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: gli autori self che vendono sono quelli che hanno alle spalle un lavoro meticoloso, scrupoloso e molto professionale, con nulla da invidiare ai titoli dell’editoria tradizionale.

  1. Perdona la domanda banale, ma adoro il dietro le quinte della creatività perché per ogni scrittore è unico. Come ti prepari a scrivere? Come ti organizzi? Hai uno staff? C’è un rituale che favorisce l’ispirazione?

Ti rispondo punto per punto perché rischio di incartarmi!

Allora: come mi preparo a scrivere? Eh, bella domanda. Se per scrivere intendi mettermi al pc e buttare giù fiumi di parole ti posso dire che la mia location preferita è la mia casetta di legno in giardino. Ho grossi problemi di concentrazione e mi distraggo con poco quindi la craft house mi permette di isolarmi e lavorare in silenzio. Riconosco che questa immagine sia molto stereotipata: la scrittrice che scrive in una casetta di legno mentre guarda, col volto trasformato dall’ispirazione, gli uccellini che cantano oltre il vetro della finestra. A questo punto potrebbe partire anche una colonna sonora a tema e il quadro sarebbe perfetto. In realtà io sono un ‘gran casino’ e qui rispondo alla seconda domanda: ho fogli e appunti sparsi dappertutto che tento di tenere a bada con una lavagnetta di sughero sulla quale appunto i capitoli, i punti salienti, i passaggi del romanzo, i nomi e la descrizione dei protagonisti e via dicendo. Roba perlopiù incomprensibile che capisco solo io. Diciamo che manderei in crisi pure Robert Langdon qualora decidesse di decifrarla, ecco. Quindi sono creativa e confusionaria nei miei appunti (ah, l’ispirazione del momento sullo scontrino del supermercato!), ma pacata e silenziosa nella stesura vera e propria. Non sono ancora riuscita a trovare un equilibrio, ma a questo punto temo che non lo troverò mai.

Sì, ho uno staff, per il discorso fatto prima. Non si può pensare di pubblicare un buon libro o confezionare un buon prodotto se non si è disposti a investire e lavorare con professionisti del settore. La mia squadra è composta da un editor alla quale consegno il manoscritto una volta terminato. Lavoro da sola fino all’ultima pagina poi tocca a lei spulciare il testo, scovare i refusi, le virgole fuori posto e confrontarsi con me su alcuni passaggi non chiari. La revisione è un lavoro lungo, faticoso e a tratti ostile, ma necessario. E serve un’ottima intesa tra le due parti per la buona riuscita dell’impresa. Quando il testo è revisionato viene spedito a un grafico che mi cura l’impaginazione dell’ebook. A lui spetta il compito di curare tutto quello che riguarda il digitale. Nel frattempo con un altro grafico lavoriamo sulla copertina, o quantomeno aggiustiamo il tiro su quelle che erano le bozze iniziali, le idee di fondo. È un gran lavoro di squadra dove ogni elemento si deve incastrare alla perfezione nell’altro perché libro esce in due formati, in digitale e in cartaceo e questo comporta tempistiche e procedure diverse. Devo dire però che ho con me persone motivate, entusiaste e intuitive. E anche molto pazienti perché i miei deliri di autrice non sono una cosa facile da gestire, ahimè.

Per quanto riguarda invece il rituale che favorisce l’ispirazione è che… non ho un rituale. Devo dire però che i viaggi in auto mi aiutano a focalizzare il punto. Metto la musica giusta ed essendo molto umorale e meteoropatica mi lascio condizionare dai fattori esterni. Una pioggia battente sul parabrezza è in grado di scatenare in me la stesura del capitolo più struggente. Capisci perché scrivo pure sugli scontrini? Prova a fermare nella mente un fiume di parole mentre sei ferma a un semaforo sotto la pioggia: ti ritrovi ad appuntare parole e sensazioni su qualsiasi cosa ti capiti a tiro.

  1. In questo salotto si parla di desideri. Il tuo obiettivo per il 2017?

Il mio obiettivo per l’anno appena iniziato è concretizzare quello che mi sono prefissata: investire su me stessa a tutto tondo. Ed è il messaggio che cerco di trasmettere da sempre: studiate, confrontatevi, non abbiate paura di mettervi in gioco. All’inizio sarà dura, sarà faticoso, cadrete, sbaglierete, ma solo così capirete se lo volete davvero. E se la risposta è sì, lavorate su voi stessi con umiltà, cercate di imparare dai vostri errori, fatene tesoro e non abbiate fretta. Datevi un obiettivo che vi rispecchi e lavorate sodo per raggiungerlo. Un risultato arriverà, ne sono sicura.

Grazie della partecipazione e del tempo che ci hai regalato.

Grazie a voi di avermi ospitato e in bocca al lupo per i vostri sogni!

Comments

  1. Grazie ancora di avermi ospitata, Silvia! È stato veramente un piacere scoprire che parte del tuo percorso è dovuto al mio zampino ed essere ospite nel tuo sito.
    Un abbraccio sincero!
    Simona

    1. Ciao Simo, forse hai scordato le mie resistenze all’autopubblicazione. Piacevole l’intervista ma è stato più divertente il dietro le quinte. 😉 Un abbraccio a te

  2. Bellissima intervista! Sono oltre la metà del libro “Come hai detto che ti chiami?” e mi sta piacendo un sacco, non vedo l’ora di scoprire come andrà a finire!

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