quali scuse ti racconti?

Quali scuse ti racconti?

La scorsa settimana è arrivata l'agenda che ho scelto per il 2017. Di solito ne scelgo una minimalista, senza troppi fronzoli perché tanto la uso poco, prendo nota giusto delle cose relative al blog, di qualche appuntamento troppo in là per essere ricordato a mente e poche altre cose.

Però quest'anno ho acquistato qualcosa che mi spingesse oltre il mio limite e lo stesso giorno in cui è arrivata la Mr. Wonderful che recita "Questo è il mio anno" ho ricevuto anche una mail importante relativa alla scrittura e, nel tardo pomeriggio, ho avuto un colloquio con una commercialista per avere informazioni circa l'apertura della tanto (da me) temuta partita iva.

Mesi fa ho indirizzato diverse persone a business coach o a colleghe formatrici di diversi ambiti poi un giorno ho realizzato che erano tutti soldi in meno che entravano nelle mie tasche. In alcuni casi ho indirizzato a chi aveva competenze più specifiche, in altri avrei potuto seguirle io. Scrivo il post e rifletto sul fatto che mentre tu lo stai leggendo forse io mi sto interrogando davanti a un preventivo che mi spiega quale potrebbe essere il mio regime fiscale e tante altre info. Pensavo che l'idea del secondo figlio fosse quella che aveva attivato in me più resistenze in assoluto ma ammetto che se la batte bene con la questione "Riprendo a lavorare o no?" che mi assilla da oltre un anno.

Le scuse più frequenti

Visto che sono in fase di confessione, prima che la magia svanisca e torni a chiudermi nel mio bozzolo di riservatezza, voglio confidarti le scuse che mi sono raccontata in questi mesi perché credo che alcune potrebbero farti da specchio. Mettiti comoda, va.

  • Il bimbo è ancora piccolo. Con il primo figlio avevo fatto i salti mortali per scrivere il romanzo perché non volevo che diventasse il mio alibi a un lavoro incompiuto. Il secondo figlio si sta trasformando nell'alibi per non riprendere a lavorare. Nell'ultima settima sono andata a dormire diverse volte dopo le tre di notte. E una volta erano le quattro. Può sembrarti folle, forse lo è, ma è l'unico momento in cui riesco a editare perché ho bisogno di silenzio. Assoluto silenzio. Eppure l'ho fatto e sono andata a dormire felice perché mi ero dedicata alla scrittura. Il pupo ha quasi sette mesi, inizia a muoversi per casa come una biscia e vuole assaggiare i cibi. Inoltre, diciamoci la verità, i bimbi sono sempre piccoli per noi. Soprattutto quando si ha paura di crescere.
  • C'è un sacco di concorrenza. Non credo serva una spiegazione. Ci sono tantissime offerte in ambito olistico e nella formazione. Sento già invocare lo stile unico che ogni offerta formativa può avere e bla, bla, bla. Tutto vero. Poi grazie al web incrocio alcune professioniste straniere e dico "Wow!" ho le competenze per proporre queste cose. La mia nicchia è poco regolamentata e c'è davvero di tutto, chi studia, chi si improvvisa e poi ci sono gli invasati che non aiutano la causa. Lo so, è così in tutti i settori infatti ho precisato che sono gli alibi che ci raccontiamo.
  • Ho un cattivo rapporto con i numeri e il marketing. Gli unici numeri che capisco sono quelli dei temi numerologici. Quindi tendo sempre a pensare di non avere i numeri giusti per partire. Sarà una convinzione limitante, ma non mi so vendere. Vorrei avere la capacità di mio padre (e anche i suoi occhi verdi, ma niente!) di vendere frigoriferi al polo Nord. Dovrei averlo nel dna invece, non mi trovo a mio agio nel propormi e preferisco dedicarmi ad altro piuttosto che convincere le persone delle mie competenze o dei pezzi di carta. La vivo come un'ostentazione che mi mette a disagio.
  • Non sono brava abbastanza. Vedi il punto precedente. Appesantita dal post parto questa sensazione a livello professionale si accentua quando guardo i risultati raggiunti dalle altre o i loro numeri, o i loro pezzi di carta. Poi cambia il vento, si porta via i pensieri oscuri e mi sento un po' meno inadeguata e soprattutto più consapevole di me stessa.

Il 2016 è stato il mio anno per molti motivi. Ho raggiunto tantissimi obiettivi che mai avrei immaginato e che non erano previsti perché non ho una pianificazione e navigo a vista. La frase che ho sentito più spesso in questi due anni è stata "Tu sei Deana" la protagonista dei miei romanzi. Forse è vero, forse sono diventata lei. Di solito sono i personaggi a somigliare agli autori e non il contrario.

E' tempo di decisioni, di virate brusche, di gustarsi una tisana che abbia un sapore diverso e che sia più corposa e dal colore profondo. Sono arrivata al punto in cui il mio impegno per il blog, la scrittura, le richieste in privato è tale per cui mi sembra di togliere qualcosa alla famiglia e di non dare il giusto valore a ciò che faccio. Un'amica l'altro giorno mi ha chiesto: "Vuoi fare sto salto o no?"
Prima finisco la tisana.

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Comments

  1. E’ una scelta soggettiva..io non potrei mai smettere di lavorare per fare la mamma a tempo pieno e ho i classici sensi di colpa per questo..però è così, questa sono io. Se senti che ti manca lavorare, credo dovresti ascoltarti. Condivido la tua paura sul non sapersi vendere e non essere abbastanza brava. Credo ce la farai a superarla, proprio come hai fatto con le resistenze sul secondo figlio. Un abbraccio.

    1. Mathilda

      Ciao Serena, come sai non sono stata con le mani in mano ma mi sono dedicata alla scrittura e al blog. Sono il mio spazio, ciò che mi tiene ancorata alla professione. Ma tornare a farlo davvero richiede un salto. In qs anni ho seminato perché quando mi sono trasferita qui non avevo contatti. Adesso so di avere nuove possibilità. 🙂 Beviamoci la tisana o un altro aperitivo vicino al mare, chissà. 😉

  2. Sì, sì, intendevo proprio “quel salto”. Raccogli i tuoi frutti e speriamo di ripetere l’aperitivo prima o poi 🙂

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