Arte therapy: cosa imparo dai mandala

Negli ultimi post ti ho spiegato che ultimamente sono un po’ lenta, complice una serie di situazioni personali (di cui ti parlerò presto) e del bisogno di rallentare ispirato dall’inverno e da questo pezzo di percorso di ri-risveglio che sto vivendo. Voglio raccontarti cosa ho imparato grazie ai mandala.

Ultimamente ho la sensazione che le mie antenne siano molto più che attive. Ieri mattina mi sono svegliata con un’idea, ne ho parlato a un’amica e mi ha confermato di aver pensato la stessa cosa il giorno prima. No, non è una coincidenza. Le chiamo sincronicità perché non credo alle coincidenze. Secondo me il disegno divino è perfetto, anche quando non riusciamo a capire alcuni drammi, e nulla accade per caso ma, nel momento in cui accade, significa che l’Universo, il Tutto, Dio, l’Energia Universale, Allah, Buddah o la Fonte (chiamalo come preferisci) ha previsto anche quella possibilità.
In questi ultimi cinque anni ho avuto spesso la sensazione di essere tornata a sonnecchiare sul piano spirituale (specie per ciò che riguarda le percezioni extrasensoriali) e ora sto vivendo un nuovo risveglio perché ho la sensazione, un po’ come la bella addormentata nel bosco (anche se non sono gnocca e vivo vicino al mare!) di tornare a sentire e a ritrovare il femminino sacro in modo diverso, più consapevole, maturo, centrato.

Ho disegnato la prima Dea dell’estate a fine luglio, qualche giorno prima del mio compleanno. Da marzo avevo iniziato a disegnare mandala e mi sono messa in quel flusso. Lo so, si parla tanto di arte therapy e mandala e gli album da colorare sono molto carini, vanno di moda, sono rilassanti, ma sappi che probabilmente non ti aiuteranno a fare un percorso di crescita perché di te, in quei disegni, ci saranno solo i colori che scegli di usare per riempire la forma che altri hanno creato per te. Ti sei mai chiesta se un cerchio o un quadrato abbiamo lo stesso effetto su di te? Perché ogni forma, colore, sono vibrazioni che muovono l’energia. Scommetto di no, scommetto che ti piace colorare e basta.
Un po’ come la vita: a volte ci si accontenta di scegliere come vivere alcune situazioni che altri hanno disegnato per noi. Ma ricordati che scegliere di delegare ad altri la forma che può avere la tua vita è scegliere, e non puoi sentirti vittima delle circostanze perché sei sempre responsabile anche quando accetti.

Disegnare i mandala significa trovare il centro del foglio tirando le diagonali, prendere un compasso e disegnare dei cerchi concentrici. Prendere i colori e, segno dopo segno, riempire a mano ogni anello dal centro all’esterno. Ho imparato una cosa pazzesca in questi mesi, o meglio, l’ho ricordata.
Quando agisci in prima persona non sempre il segno che fai è perfetto. Magari ti distrai pensando alla cena e la penna, cadendo, fa una rigaccia sul foglio costringendoti a buttare ore di lavoro. Argh! Essere presenti a se stessi, essere lì, proprio in quello che stai facendo e non altrove, ti fa risparmiare tempo e risorse.
A volte mi fermo e osservo il mandala mentre lo sto creando e mi accorgo che alcuni segni sono poco precisi perché non faccio altre linee di costruzione, sarebbe troppo facile. Mandala dopo mandala mi sono accorta che chi li osservava li vedeva perfetti, non notava le cose che io vedevo perché ne osservava l’insieme e non coglieva immediatamente il dettaglio. Noi lo facciamo costantemente nella nostra vita. Spostiamo il focus sul dettaglio che ci piace poco e vediamo tutto imperfetto, impreciso eppure, anche il dettaglio diventerà invisibile se tutto il resto è armonico e fatto con consapevolezza e amore. Certo, se il resto è tutto abbozzato e improvvisato con fretta, forse l’immagine finale sarà più simile a un cerchio con tante righe piuttosto che a un mandala equilibrato.
Tutto questo per aiutarti a capire che, forse, il dettaglio impreciso sul quale ti stai accanendo è di poco conto se lo inquadri in una visione più ampia e, proprio quel segno, renderà unico e autentico il momento che stai vivendo e di insegnerà ad aggiustare ciò che gli sta a fianco per ricreare la magia degli equilibri.

Un cerchio dopo l’altro. Un cerchio dentro l’altro.

 

 

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