Riti sociali e personali

Nei giorni scorsi mi sono sottoposta a un controllo medico e ho avuto modo di ricordare quanto sia cambiato il mio rito di preparazione rispetto a ciò che è non quotidiano. Ho pensato a quando soffrivo di attacchi di panico e ogni gesto serviva a contenere l’ansia mentre oggi la tranquillità e la centratura che ho sono più simili alla meditazione che non a un rituale anti-ansiogeno. Questo mi ha fatto riflettere su quante abitudini mettiamo in atto nel quotidiano che, senza esserne consapevoli, sono simili a un vero e proprio rito. Si avvicina la festa di Halloween (o dei morti) e direi che parlare di riti religiosi, sociali o di passaggio può essere utile. Aderiamo a riti sociali e personali a volte senza conoscere le motivazioni che hanno trasformato un gesto in tradizione.

Avete presente come ci si prepara quando si va ai primi appuntamenti amorosi? Si cerca di essere al top per mostrare il meglio di sé e si cura ogni dettaglio. Per me la preparazione è un modo per centrarmi, fare il silenzio interiore, preparare il corpo e la mente a un incontro anche se dall’altra parte c’è un medico e non uno spasimante (io preferisco chiamarli spansimanti!). Ovviamente evito la biancheria di pizzo, ma ho cura del mio corpo e lo coccolo.
Quando soffrivo di attacchi di panico questa preparazione era ossessiva perché mi aiutava a gestire l’ansia. Mettevo solo alcuni abiti e non indossavo gli abiti con cui avevo avuto episodi di DAP. Questo significava che viaggiavo indossando sempre le stesse cose, facevo sempre le stesse azioni e tutto doveva essere controllato senza lasciare spazio a imprevisti indesiderati.
Quando ho deciso che era ora di venirne fuori, ho iniziato a studiare e ho capito che la mia sensitività mi portava a essere più sensibile rispetto a certi colori, più reattiva rispetto ad altri. Stavo scomprendo la cromoterapia, i chakra e le tecniche olistiche e questa consapevolezza mi aiutava a decodificare un sentire che fino a quel momento avevo vissuto in modo piuttosto inconsapevole.

Ci sono persone che amano truccarsi e i gesti diventano un rito di preparazione per presentarsi al mondo, hanno quindi una valenza personale che ha, per loro, un impatto sulla loro socialità perché si sentono bene con se stesse quindi si sentono più a loro agio nel mondo.
C’è chi adora preparare la tavola, ricevere commensali e studiare nel dettaglio l’abbinamento piatti, bicchieri, tovaglioli. Purtroppo questa è una dote che apprezzo molto negli altri, seguivo anche un paio di blog sul tema, ma niente da fare, per me è già tanto riuscire a mettere tutti i bicchieri uguali.
Il rito spesso serve per aderire a una tradizione religiosa, popolare, sociale. Pensavo ad Halloween che deriva dalla festa celtica di Samhain (capodanno) ed è diventata la notte dei mostri in America, mentre il cristianesimo l’ha trasformata in festa di Ognissanti e dei morti. Per non annoiarti con una disamina socio-antropologica se vuoi approfondire vai a questo link. Mi interessa riflettere con te sull’aspetto personale di ciò che fai per capire come la tradizione influenza e costruisce anche le tue abitudini. Parliamo di riti diversi, funzioni sociali simili, tradizioni non paragonabili.
Se penso al capodanno celtico che annuncia l’arrivo dell’inverno lo vedo molto distante da zombi, scheletri e streghe di Halloween e ancora più lontano dal triste e grigio Ognissanti seguito da un giorno in cui si portano crisantemi al cimitero e si celebrano i morti. Sono tre esempi di come si festeggia il passaggio dalla vita alla morte e può essere fatto con tradizioni goliardiche e colorate oppure con più sobrietà.
Questi riti servono come manifestazione del proprio credo religioso e hanno una funzione sociale dato che permette di sentirsi partecipi della collettività. I riti personali invece, quelli che fai nel privato delle quattro mura, hanno una funzione personale ossia servono a radicarti e ad avvicinarti a ciò in cui credi e a cui attribuisci valore.
Ecco allora che accendere le candele per togliere l’odore di fumo in una stanza è fatto con un intento e un sentire interiore diverso dalla preparazione alla meditazione. Si accende un incenso o una candela, si indossano abiti comodi, si eliminano le fonti di distrazione e ci si concentra sul respiro. Questa fase rituale già ti trasporta in una dimensione di lentezza e presenza nel qui e ora, ti aiuta a essere dove sei, e non altrove, con il corpo e con la mente.

Add A Comment