Sei celiaco? Non importa, sorridi

Circa sei anni fa ho dovuto smettere di mangiare glutine. Ero incinta e ogni tre ore mi accartocciavo per dolori intestinali tali da dover fare un’eco precoce per escludere una gravidanza extrauterina. Visto che avevo problemi con il latte e che sono sempre stata anemica, in accordo con la ginecologa decisi di smettere di mangiare glutine che già avevo sospeso l’anno precedente per sospetta intolleranza. Sottoporsi agli esami era impensabile anche perché stavo male da oltre due mesi e i rischi della (presunta) celiachia non trattata in gravidanza possono essere gravi. Dopo dieci giorni di alimentazione deglutinata sono rinata nonostante un’anemia importante.

In questi anni ho viaggiato cercando strutture che facessero alimentazione gluten free e, ancora oggi, ho una diagnosi di sensibilità al glutine “Per impossibilità di eseguire esami specifici” (ovvero gastroscopia). Ho sentito vari allergologi e nessuno si prende la responsabilità di farmi tornare a mangiare glutine specie dopo aver visto i miei esami genetici. Tutto questa premessa per raccontarti come domenica scorsa ho preso il toro per le corna.

Ho chiesto a un’amica di accompagnarmi al Gluten Free Day qui a Roma e, quando ha detto “Così potrò invitarti a cena tranquilla” ha vinto un premio speciale. Già, perché l’aspetto psicologico e sociale di questo tipo di patologia pesa molto più del dover mangiare gallette di riso o pasta al mais. Conosco molti celiaci che hanno smesso di uscire a cena, smesso di andare a casa di amici (anche perché non ti invitano più, diciamocelo!) e quando viaggiano hanno sempre una porzione della valigia destinata al cibo, specie se vanno all’estero. Dai, chi non è andato via per un fine settimana con un pacco di pane o di biscotti nel trolley alzi la mano.
Nel mio caso c’è l’aggravante delle proteine del latte e, visto che molti cibi gluten free contengono yogurt, latte o formaggio, il mio range di soddisfazione delle papille gustative si riduce parecchio.
Sei celiaco? Non importa, sorridi perché oggi il mercato offre un sacco di prodotti gradevoli che possono soddisfare le tue necessità alimentari e di gusto.
Sono andata al Gluten Free Day per fare due corsi con Marco Scaglione. Dopo vari tentativi di pasta fresca e panificazione disastrosa avevo bisogno di sapere e toccare con mano che è possibile mangiare cose buone anche fresche! Se hai la fortuna di frequentare altri celiaci forse ti sarai accorto che, sul lungo periodo, si rischia di sviluppare altre sensibilità a nichel e lieviti, elementi di cui sono ricchi i cibi confezionati. A me è successo e sai perché? Perché ho vissuto all’acqua di rose la mia situazione perché non ho una certificazione quindi non mi sentivo schiava dei ristoranti riconosciuti o dei prodotti a spiga barrata. Mi accontentavo di leggere le etichette, verificare che non ci fosse glutine e pazienza per le contaminazioni. A maggio 2014 ho iniziato proprio a seguire il Recaller per trattare la sensibilità a nichel e lieviti (poi si è aggiunta anche la soia) che mi dava problemi di stomaco. Ma non ho scritto questo post per annoiarti con la mia anamnesi, ma per spiegarti cosa ho imparato a questo evento.

– Ero una dei detrattori dei mix di farine e sono felice di aver fatto il corso di panificazione dello Chef perché la prima cosa che ha fatto è stata spiegare gli ingredienti dei mix. Adesso so anche perché il pane fatto con i mix lievita ed è commestibile.

– La panificazione senza glutine ha regole diverse da quella glutinosa e conoscerla permette di evitare errori che rendono immangiabile il risultato una volta cotto. Anche aspettarsi che una pietanza senza glutine sia uguale a una glutinosa è un grande limite. Posto che la pizza non sarà mai come quella glutinosa vi assicuro che è possibile avere risultati quasi identici. Ma se ti focalizzi sul quasi meglio mangiare altro.

– Alla fiera ho evitato gli stand di prodotti confezionati perché molti mi sono noti e ho puntato sui laboratori. Come ho detto prima avevo bisogno di cose sfiziose, fresche e buone! Lo stand di Grezzo è stato da sballo. Aveva miniporzioni di tiramisù e sacher che, oltre a essere gluten free, erano anche raw (crude) e vegan. Se passate da Roma andate a trovarli. Io lo farò sicuramente perché io e Delia, l’amica che mi ha accompagnato a fare pizza, ravioli e tagliatelle, avevamo addocchiato un paio di cose eleggendole a “La nostra cena post corso”. Peccato siamo uscite tardi dall’aula e abbiamo trovato il deserto dei tartari perché la fiera era già finita.
Altra doverosa visita che dovrò fare (per lo stesso motivo) è a La pasticcieria. Abbiamo assaggiato biscotti e una torta al cioccolato gluten free e vegan che, a detta di mio figlio, era “Così buona che mi veniva da piangere“. Sarà che è abituato alle mie? Comunque aveva ragione, quella torta era strepitosa.

– Quando invito a cena qualcuno ho l’abitudine di chiedere se ci siano esigenze alimentari specifiche. Mi è capitato di avere ospiti con allergia a cipolle (e simili), arachidi e frutta secca, nichel, vegeteriani e vegani, eppure ho imparato che avere una mente aperta, creativa e soprattutto aver voglia di coccolare gli amici permette di trovare soluzioni adatte a tutti. A volte anche fare i ravioli insieme può essere terapeutico e cucinare diventa un momento di condivisione in cui tutti si sentono accolti.

Oltre a queste nuove consapevolezze, e una voglia non soddisfatta di tiramisù (che non mangio da ben 23 anni!), mi sono portata a casa due attestati di partecipazione ai corsi, il pane da far lievitare e cuocere, due libri che dovrò fondere per togliere glutine da uno e latticini dall’altro e tante gustose risate.

 

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Per la realizzazione di questo post non sono stati maltrattati tori. 😉
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