Percorso 2: sentire vs. ascoltare

Siamo sempre così concentrati su noi stessi da prestare poca attenzione all'altro. Succede anche nelle conversazioni e l'aumento dei canali in cui è possibile comunicare non aiuta. A volte si inizia una conversazione su un social poi ci si sposta altrove, o ci si sente al telefono o via skype. Quando siamo in presenza  capita che, mentre il nostro interlocutore parla, noi pensiamo. Oppure ci prepariamo per rispondere, cosa dire e come dirlo, o ribattere se abbiamo un'opinione diversa. Nel peggiore dei casi qualcuno pensa a come convincere l'altro delle proprie ragioni. Non possiamo pensare e ascoltare allo stesso tempo. Vale anche per l'energia.

Procediamo con il nostro percorso 2 sull'energia. Avete notato che spesso anche mentre guardate un film o leggete un libro vi perdete pezzi di storia per strada? Si prende un gancio, mi piace chiamarli così, cioè un dettaglio che ci colpisce e ci facciamo trascinare via pensando ad altre storie, a come sarebbe se..., o a ciò che abbiamo visto poco prima e facciamo collegamenti.
Quello che ho appena descritto è uno dei motivi per cui i vari guru, come Bob Proctor, invitano a rileggere più volte un libro o a rivedere più volte un dvd (o un corso). E succede proprio così! Riconosciamo alcune cose e la mente parte.
Ma non voglio parlare di parole. Il nostro percorso è sull'energia, non sulla comunicazione eppure sono sicura che a volte ti è successo di sentire un qualcosa di indefinito, avere una percezione, ma non l'hai ascoltata. E' rimasta una voce di sottofondo, una sensazione del corpo (che è il nostro strumento) alla quale non dai dato retta perché la mente ti distoglieva con altro. La differenza sostanziale tra sentire e ascoltare è l'intenzione. Posso sentire attraverso tutti i sensi, ma posso scegliere di ascoltare solo alcune percezioni sensoriali e non.

Sulla base di questa nuova consapevolezza ti invito a fare questo esercizio di presenza: esercitati ad ascoltare chi ti parla, ad ascoltare le sensazioni che hai senza cercare di razionalizzarle o spiegarle e cerca di prestare attenzione all'altro. Prova a rileggere i vecchi post del percorso 2 o a riascoltare i file audio che hai ricevuto tramite la newsletter. Noti delle differenze? Ti era sfuggito qualcosa? Forse sì. Basta che ti sia riconosciuta in una situazione e probabilmente hai elaborato un intero discorso mentale grazie a un semplice gancio. E chissà quanti ne prendi in una conversazione!

Succede anche quando si fa meditazione le prime volte. Spesso si ha la pretesa di sedersi e riuscire a fare il vuoto mentale immediatamente. Non è così. La mente va rieducata con impegno e costanza. Siediti in zazen o nel loto, chiudi gli occhi, respira profondamente e se arriva un pensiero, se hai la sensazione che una formica ti stia camminando sulla mano o altro, lascia andare questa sensazione. Non trasformarla in gancio per farti portare altrove. Resta qui, nel presente.

Comments

  1. emilia

    Mathilda, oh Mathilda! A volte penso che tu riesca in qualche modo a guardare quello che faccio. Perchè quello che scrivi rispecchia proprio quello che mi accade: sto facendo meditazione da poco, da quando ho trovato per caso il tuo blog, e non riesco mai a concentrarmi. Ho sempre quella vocina che mi ricorda tutto quello che ho da fare e non faccio, tutte le preoccupazioni a cui devo pensare e così mi lascio trascinare via….e poi io sono ormai medaglia d’oro nella “costruzione di situazioni mentali” che poi non accadono mai.
    Però insisto. Perdindindirina, prima o poi ce la farò anche io!

    1. Ciao Emilia! Non *prima o poi*. Puoi farlo adesso, subito, in questo momento. Scegli di dedicare 10 minuti del tuo tempo al silenzio e se arriva un pensiero salutalo e lascia che passi oltre. 😉 Non vorrai collezionare pensieri inutili e cose non realizzate, vero? 😉

  2. Pingback: Perché tu vali - Mathilda Stillday

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