Che rabbia! Approccio low cost

Nei giorni scorsi ho avuto diverse occasioni per lavorare sulla rabbia. Si è rotta la lavatrice, qualche screzio su un gruppo con chi non gradisce le regole di buona convivenza e un paio di decisioni da affrontare. Una sincronicità pazzesca per lavorare sulla rabbia grazie al libro che avevo appena acquistato. Certo, avrei preferito solo la teoria!

Vi ho già parlato della Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg e vi ho parlato anche della rabbia in termini energetici. Sapevo che Rosenberg aveva scritto anche un testo sulla gestione della rabbia quindi ero curiosa di leggerlo. Non so voi, ma io dopo la gravidanza sono diventata più irascibile o impaziente, specie in alcuni momenti del mese. Leggendo il libro ho scoperto quali meccanismi mettevo in atto in modo corretto e quali invece sono schemi appresi dall'infanzia. Sapete che spesso usiamo il senso di colpa per manipolare gli altri? E sapete che la definizione di "bravi bambini" si basa proprio sul senso di colpa che generiamo nell'altro e non ci rende empatici verso i suoi bisogni?

Se fossi una palancaia (termine bergamasco che si usa per definire chi fa tutto per soldi) potrei organizzare un seminario per raccontarvi quello che so su questa emozione esplosiva, su come si usano l'EFT o i fiori di Bach o altro. Invece, ho deciso di spiegarvi come lavorare sulla rabbia in modo low cost.

Occorrente per un percorso di 6 ore circa:
- Libro Le sorprendenti funzioni della rabbia (di Marshall Rosenberg - Esserci Edizioni)
- Quaderno o blocco appunti o post it (dipende se preferite scrivere o schematizzare)
- Matita + gomma
- 3-4 penne colorate o pennarelli

Considerato che in genere tutti abbiamo in casa un quaderno o un blocco per gli appunti, una matita con gomma e delle penne colorate o dei pennarelli, avete la possibilità di fare un percorso sulla rabbia che vi farà sborsare solo i soldi del libro. Direi che è un ottimo affare! L'unica cosa che non potete comprare è il tempo che vi servirà per leggere il libro e riflettere su di voi. Ma vi assicuro che è tempo ben speso.
Come vi ho già detto in altri casi, se acquistate il libro su Macrolibrarsi partendo dal link qui sotto, contribuite al sostentamento del blog così potrò continuare a offrire contenuti gratuiti senza chiedere alcun compenso (se non per le consulenze dirette). Torniamo al libro.

Leggendo all'inizio ho avuto la sensazione che fosse ripetitivo. Sono una settantina di pagine circa, quindi in mezza giornata si finisce. Rosenberg, in questo manuale, chiarisce alcuni concetti fondamentali per capire il meccanismo della rabbia. A un certo punto del libro mi sono chiesta: "La rabbia è davvero un sentimento, un'emozione?"
Dicevo poco fa che il mio approccio iniziale è corretto. Quando mi arrabbio la prima cosa che faccio è prendere distanza e cerco il silenzio. E questo è bene. Però già sul secondo step cado rovinosamente. Perchè in realtà dopo aver seguito i pensieri che alimentano la rabbia, scelgo di reagire oppure di ingoiare il boccone amaro (In genere opto per la seconda ipotesi che è la peggiore perchè poi si somatizza. Il mio stomaco ringrazia! Ora si sta vendicando).  Ma questo non aiuta le situazioni perchè la comprensione reciproca dei bisogni è fondamentale per avere buone relazioni in ogni campo della nostra vita. Se anche voi siete stati educati con la convinzione che la rabbia sia sbagliata quindi vada repressa, fermatevi, cambiate rotta prima che sia troppo tardi.
Nel corso della lettura ho immaginato la rabbia come un vestito che mettiamo a ciò che non riusciamo a sentire a un livello profondo e lo travestiamo, per così dire, in qualcosa che conosciamo non essendo stati educati a guardare oltre. O a guardare dentro. Così succede che il primo travestimento, quello più immediato, conosciuto e facile da indossare, sia la rabbia e si adatta a moltissime situzioni in cui non siamo in contatto con i nostri bisogni.

A un certo punto del libro l'autore consiglia di fare un esercizio di osservazione sulla rabbia. Ci ho riflettuto molto e ho sentito, di pancia, che per me non era sufficiente osservare in questo modo. Un conto è arrabbiarsi e lavorare quando si prova e indossa la rabbia altro è riflettere sulla rabbia a freddo.
Così ho preso quadernone, post-it e le penne colorate e ho iniziato a lavorare in questo modo.
Ho diviso la pagina a metà. Sulla sinistra ho messo quelli che ritengo i sintomi e sulla destra la causa reale ovvero i bisogni inascoltati.
Stando in silenzio ho ripensato alle situazioni più frequenti, agli schemi in cui spesso mi trovo invischiata e li ho divisi per settore (potete mettere tutto ciò che volete es. marito, figli, parenti, lavoro, amici, social, soldi, salute, ecc.) e ho assegnato un colore ad ogni sezione per poter visualizzare meglio tutto perchè ho memoria visiva.
Ripensando agli ultimi due anni, ho osservato quali sono state le circostanze frequenti che mi hanno fatto arrabbiare. Ho osservato la ripetitività perchè così è più facile comprendere il bisogno che si nasconde sotto il travestimento della rabbia.
Ho guardato e analizzato le emozioni e re-azioni per scoprire le cause reali della rabbia. Questo mi ha aiutata a trovare il filo conduttore comune di alcuni schemi mentali che ritrovo in ambiti diversi, ma sono legati allo stesso bisogno. E in questo c'era moltissimo dell'educazione che ho ricevuto e di come ho visto gestire la rabbia.
Credetemi, è un lavoro illuminante! Ci restituisce la possibilità di scegliere di agire invece che re-agire.

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Comments

  1. Giulia Favata

    Grazie! Oggi è proprio quello che mi serviva!

    1. Uh, non so se essere contenta per la sincronicità o dispiacermi. Facciamo entrambe le cose. La rabbia ha uno schema mentale e educativo pazzesco. Ma libri come questo aiutano a venirne a capo e soprattutto a non rovinarsi il fegato. 😉

  2. Starsdancer

    Ho comprato questo libro poco dopo che è nato mio figlio, e proprio come te dopo la gravidanza sono decisamente più irascibile, soprattutto in particolari giorni del mese. Inoltre mio figlio é uno che la rabbia non la nasconde ma anzi la amplifica, da qui è nato il bisogno di imparare a gestirla e a renderla “amica”, l’ho comprato su consiglio di Ci (del blog ilmondodici) e devo dire che è stato illuminante, anche se non ha esaudito tutti i miei scatti di rabbia che si presentano in occasioni in cui mi sento invasa nei miei spazi e come te inghiottisco e poi magari sbotto tutto insieme. Insomma, ogni tanto me lo rileggo 🙂

    1. Sto riflettendo anche io sul bisogno di rispetto e tutela dei propri spazi. Credo che il bisogno sia proprio di veder rispettato il proprio spazio che non è solo fisico ma anche psicologico e mentale. E’ uno zoccolo duro anche qui. Se trovi la soluzione prima di me avvisami, pls. 😉

  3. Moky

    La rabbia crea in me subito dopo molta frustrazione.
    Per ora il libro non è disponibile…

    1. Ciao Moky, quando ieri ho inserito il post c’erano 5 copie disponibili.
      La frustrazione è già uno stato più specifico rispetto alla rabbia. Sei già un passo più vicino a smascherare cosa si nasconde sotto quel travestimento. 😀

  4. Starsdancer

    Credo di si, sicuramente è psicologico e mentale, anche perché solitamente a me capita con le persone che non accettano il mio punto di vista, è ovvio che ognuno di noi è diverso e si discute, ma io mi arrabbio e sbotto proprio con chi pensa che io debba fare come dice lui/lei, insomma è un’invasione di del mio pensiero, e tra l’altro con certe persone è un continuo ascoltare e mettere da parte “predicozzi” sul come si deve fare una cosa e alla fine esce fuori tutta insieme. Oltretutto gli spazi che si prendono non gli appartengono, ho già lottato per certe cose coi miei genitori e vorrei che mi fosse riconosciuto lo status di adulto pensante e consapevole, anche nello sbagliare, da tutti, ma a quanto pare c’è sempre chi pretende di sostituirsi a te. Insomma non so se troverò mai la soluzione, per ora comprende la distanza, ma non é la migliore…

    1. Ciò che scrivi mi è molto familiare. Credo che il sostegno da parte di chi divide la vita con noi sia fondamentale per contenere e far rispettare i nostri spazi domestici. Personalmente mi sono resa conto che tacere come forma di rispetto (non verso chi si intromette ma verso chi si è scelto) non porta ai frutti sperati. Si continua a legittimare comportamenti deleteri. Meglio comprare dei paletti e fissarli per bene. E quando serve far notare che abbiamo messo dei paletti. 🙂

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