Le cose che non ho

Il processo di riorganizzazione procede e devo dire che riprendere i miei spazi  è molto piacevole. Ho avvisato dell'imminente chiusura della pagina di Fb di Mathilda e prossimamente, approfittando dell'estate, pubblicherò solo un post a settimana così mi potrò dedicare esclusivamente all'editing del romanzo per quasi tutta estate. Voglio immergermi nei personaggi, chiacchierare con loro, capire le intenzioni e scoprire cosa nascondono. Ci vuole pazienza perchè non tutti i personaggi sono collaborativi ed espansivi. Bisogna corteggiarli a dovere.

Uno dei motivi che mi spinge a fare ordine è il bisogno di riavere un po' di tempo per me così lo scorso fine settimana ho concluso un libro che avevo iniziato mesi fa. Al di là del poco tempo, mi rendevo conto che la storia mi piaceva ma la scrittura non mi catturava. Appena chiuso quel libro ho iniziato a leggere Le cose che non ho di Delacourt Grégoire. E' stata una lettura veloce, fresca nello stile ma amara per i contenuti. Ho scelto questo libro perchè parla di sogni da realizzare. I capitoli sono brevi e la scrittura è davvero scorrevole quindi in meno di un giorno l'ho terminato. E ho pensato molto leggendo. Ricordavo il nostro 5 mancato al superenalotto, circa 48 mila euro di vincita che mi è passata davanti agli occhi come la scritta in sovraimpressione durante il tg mentre preparavo la cena. Era la schedina che giocavo da circa 8 anni di tanto in tanto. Quella volta sbagliai a causa della giocata dell'ultimo mercoledì del mese. Pazienza. Non si può sprecare un 5 per pochi mila euro, no?

Leggendo pensavo che alcune persone passano la vita facendo la lista delle cose che vorrebbero fare se avessero abbastanza soldi per farle. Una vincita, un'eredità, una borsa piena di soldi trovata in stazione, poco importa. Sognamo e desideriamo. E soprattutto mentiamo a noi stessi. Lo facciamo quando diciamo di avere la forza di accettare tutto degli altri per amore. Lo facciamo quando ci impegnamo in un lavoro che ci piace ma che non ci soddisfa come vorremmo. La protagonista del libro è Jocelyne proprietaria di una merceria. E di un blog. Confesso di aver sorriso quando ho letto questo particolare. Non solo per la coincidenza ma per come stanno cambiando le storie che si scrivono e che si leggono. Le sue migliori amiche sono una coppia di gemelle in attesa dell'uomo giusto, preferibilmente uno a testa, e un gruppo di donne che la segue sul blog perchè si occupa di ricamo, uncinetto e cose fatte a mano. Il giorno in cui si trova nelle condizioni di poter avverare ogni suo desiderio ha paura. Ha una paura fottuta di perdere ciò che ha costruito in anni e che ha sempre detto di amare. E se seguite il blog sapete già che il pensiero prende forma. Certo, ma il pensiero prende la forma che noi vogliamo dargli. L'autore affronta temi forti. Ultimamente incontro spesso donne che sono state ferite nel loro femminile così a fondo da pensare di non meritare nulla di buono e di non valere niente. Hanno incontrato uomini che le hanno trattate come stracci e la cosa più devastante, ma necessaria, è arrivare alla consapevolezza di aver permesso ad altri di trattarle così. Non si sono amate, non si sono rispettate e in cambio hanno avuto mancanza d'amore e di rispetto. E' quello che succede anche alla protagonista del libro che concede molto, troppo, al marito.
Quanto siamo disposte a sopportare? E quali sono i limiti che fissiamo al nostro perdono?

Cosa non mi è piaciuto del libro.
Alcune scene, specie di sesso, sono scritte, per usare le parole della mia editorA, con un registro molto più forte rispetto al resto del testo. Sono gli unici passi in cui ho avuto la sensazione che fosse scritto da un uomo.
Il finale. E' originale ma non aggiunge granchè a quanto è già stato detto prima.
La speranza e la disillusione che accompagnano il testo. Se mi togliete i sogni e la speranza di poterli realizzare la vita per me sarebbe noiosissima. Sognare è un motore interiore pazzesco specie per chi ha una mente creativa.

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