6 passi di consapevolezza: la prova

Qualche settimana fa abbiamo iniziato a parlare del diventare consapevoli dei propri doni extrasensoriali. Abbiamo già parlato della negazione quindi passiamo alla fase successiva che è la prova.

Questa fase ha una valenza duplice. Nel senso che dopo aver chiarito quale sia il nostro dono, vogliamo avere certezze e conferme rispetto al nostro sentire.
Da un lato cerchiamo informazioni all’esterno su ciò che percepiamo (in base al tipo di dono) per avere un riscontro e, allo stesso tempo, siamo molto più attenti ad ogni percezione, segno, sensazione.
Questa fase può durare pochi giorni, mesi o tutta la vita. Dipende da quanto siamo in grado di affidarci al nostro sentire e dal percorso di crescita che vogliamo fare. Quando parlo di doni extrasensoriali non dovete pensare a chissà quale dote paranormale. Anche l’intuito, o il sesto senso, può spingerci a volere delle conferme.
La prova quindi è sia rispetto a ciò che sentiamo, sia sulla nostra abilità di sentire.

Vi faccio un esempio perchè so che vi piacciono tanto.
Incontrate una persona che non vedevate da tempo e avete la sensazione che sia malata. Non riuscite a identificare cosa abbia di diverso però il vostro sentire vi porta questa informazione. La curiosità di avere conferma vi porta ad essere più attenti, a osservare meglio chi avete di fronte alla ricerca di indizi preziosi.
Qualche giorno dopo ricevete la notizia che la persona si è sentita male ed è in fin di vita e che stava male da tempo.
Avete una prova, una conferma di ciò che avete percepito e questo potrebbe spingervi a mettervi alla prova cercando di sentire altro, provare altro per vedere fino a che punto siete sensibili e ricettivi.

Perchè ho scelto questo esempio?
Spesso le prime percezioni extrasensoriali sono legate a cose fisiche, hanno una vibrazione densa che è più vicina a noi e al nostro modo di sentire non proprio allenato. Con il tempo e l’esercizio si ha modo di sentire anche cose più leggere, spirituali, e meno legate alla malattia, agli incidenti e alla morte.

La mia esperienza
Quando ero giovane, tanto giovane, mi stupivo di sapere alcune informazioni su cose che poi accadevano realmente. Non avevo visioni o altro. Le sapevo così come sapevo nozioni di storia e geografia. Non erano informazioni su cui potessi dubitare anche se si riferivano a persone che non conoscevo. La mia fase della prova è iniziata con il channelling ed erano già 7 anni che avevo intuizioni e premonizioni frequenti e involontarie. Il channelling però era qualcosa che potevo, in qualche modo, controllare. Gestivo io il flusso di informazioni in entrata e questo mi permetteva di controllare meglio ogni cosa e avere la possibilità di verificare i messaggi che ricevevo. La mia fase della prova, in realtà, era più orientata al capire fino a che punto potessi arrivare e quanto potevano essere sensibili e precise le mie antenne. A volte spingersi troppo oltre diventa doloroso per sè e per gli altri. Un giorno suonò il telefono e un’amica mi raccontò che il padre stava male e doveva fare accertamenti. Mentre lei parla io vedevo alcune cose che non dirò per rispettare la sua privacy. A distanza di una settimana mi richiamò e mentre lei parla io finivo le frasi e la accompagnavo perchè sapevo già cosa mi stava per dire, dove era il male ecc.
Questo nel tempo mi ha portato a sentire il bisogno di scrivere le informazioni di carattere universale che ricevevo e a distanza di tempo potevo condividerle con alcune persone di fiducia. Per vari anni ho tenuto una cartella sul pc in cui inserivo tutti i messaggi. Non avevo bisogno di prove, ma avevo bisogno di liberarmi e di lasciar andare, in qualche modo, ciò che sapevo con un certo anticipo. Allo stesso tempo, dato che ricordavo i contenuti delle canalizzazioni per circa 48 ore e poi svanivano come se fossi resettata, avevo modo di ricordare a fatti avvenuti che non era un déjà vu, ma era un messaggio canalizzato. Ho anche saputo cose belle per fortuna! Ma quelle dolorose lasciano il segno e non sempre si possono raccontare.

La fase della prova è delicata. Specie se non si è abbastanza centrati e non si ha abbastanza consapevolezza per muoversi con cautela.
Mi è capitato di incontrare persone che facevano viaggi astrali spontanei di notte e che per mettersi alla prova si costringevano a sedute giornaliere di meditazione accumulando solo frustrazione e rabbia. Il punto era che di notte tutto accadeva perchè non avevano attaccamento (per il risultato) e non avevano paura (che, per altro, si ostinavano a negare). il rischio è che si commettano errori grossi o ci si lanci in previsioni davvero oltre la nostra portata. Ricordatevi che i doni extrasensoriali hanno lo scopo di farci crescere e di imparare a sentire il mondo in modo nuovo. Non hanno lo scopo di stupire gli altri e non ci rendono speciali. E superata la fase della prova, basata sull’incredulità e la curiosità, arriviamo alla terza fare: la paura.

Comments

  1. jay

    la prova……guarda la sincronicità (ormai ho smesso di dire “le coincidenze” ;)) ….. di recente mi sono accadute esperienze strane e sto cercando di capire se sono io che sono “matta”, se mi sto facendo influenzare o se seplicemente devo prendere ciò che mi accade come un “dono”, come lo definisci tu…e in effetti….più mi metto alla prova per verificare, e meno riesco…quadno invece non ci penso, succedono le cose strane che non posso scrivere in pubblico………..

    Grazie…è sempre un piacere leggerti…mi dai una grossa mano nel focalizzarmi sui pensieri giusti per trovare il mio percorso………..

    Grazie grazie grazie di cuore !

    1. Li chiamo doni per il termine ‘poteri’ li sposta su un piano ancora più legato al voler stupire e al gratificare l’ego.
      Lascia che le cose accadano e arriveranno anche le conferme. E il risultato sarà ben oltre le tue aspettative. 😉

  2. Pingback: Mathilda Stillday Potere extrasensoriale: la paura | Mathilda Stillday

  3. Pingback: Mathilda Stillday Le 6 fasi della consapevolezza extrasensoriale | Mathilda Stillday

Add A Comment