Autostima: quando inizia il disagio?

Incontro spesso adulti che hanno paura di buttarsi. Hanno un sogno, un desiderio, una passione però non osano. C'è qualcosa di profondo e sconosciuto che li frena e li tiene ancorati nella zona comfort.

Se anche voi siete insicuri e avete difficoltà a sperimentare le novità nonostante la spinta interiore e la curiosità forse ripensare alla vostra infanzia può aiutarvi. No, fermi, non vi sto dando il solito alibi dell'infanzia difficile, anzi! Vi sto dicendo che se oggi avete alcuni schemi mentali forse è perchè avete imparato che fare cose nuove è pericoloso, sbagliato e rischiate di fallire. E nel presente potete uscire da questo meccanismo, riconoscerlo come appreso e superfluo e solo così potrete lasciarlo andare. Un po' come capire dove sta l'interruttore della luce in una stanza.

Pensate a quando avete iniziato a camminare. Facevate un passo e cascavate ma eravate subito pronti a rialzarvi. Poi un'altra caduta e di nuovo in piedi. Arriva il giorno in cui camminate bene, siete per strada e vi allontanate. A quel punto la voce perentoria di mamma o papà urla: "Fermati, non si fa. Passano le auto ed è pericoloso". L'attenzione del genitore a proteggervi diventa costante e voi piccoli non siete consapevoli del pericolo. Imparate solo che la cosa nuova non va fatta.
Coinvolgete vostro figlio a fare una torta. Gli lasciate maneggiare gli utensili finchè un giorno lui apre tutti gli sportelli per giocare a fare una torta e voi intervenite dicendo che non è il momento di giocare e che da solo non lo può fare perchè è pericoloso. Forse avete dei giocattoli che può usare per far finta di fare una torta, ma lui vuole di più. Vuole farne una vera, l'ha già fatta con voi e si sente grande.
Se avete avuto genitori ansiosi, insicuri, ipercontrollati potete moltiplicare all'infinito l'apprensione e diventa castrazione. Il messaggio che passa su ciò che è nuovo è "Non si fa perchè è sbagliato, pericoloso. Non adesso, lo facciamo dopo".

Vediamo i tre esempi e gli effetti che possono generare.

  • E' sbagliato. In questa prima ipotesi ciò che è sbagliato aiuta a restare nella propria zona comfort. Si sta lì, protetti nel proprio ambiente, circondati dalle solite abitudini e non si può fare diversamente, vestire secondo il proprio stile, pensare in modo alternativo, comportarsi uscendo dagli schermi. Perchè è sbagliato. Porta all'omologazione non solo rispetto alla famiglia, ma anche rispetto alla religione, alla cultura di appartenenza, tradizioni, feste, usanze.
  • E' pericoloso. Se fai una cosa nuova puoi metterti in pericolo. Potresti farti male, addirittura morire, o peggio fallire e portare il peso della vergogna per sempre. Sembra assurdo vero? Eppure le ricerche fatte in ambito di psicologia e sviluppo personale dimostrano che le persone temono molto più il fallimento che la morte. Con la morte è tutto finito e amen, ma un fallimento è una vergogna. Provate a pensare a tutte le volte che avete sbagliato qualcosa, in qualsiasi settore della vostra vita (lavoro, amore, amicizie, ecc.) e avete fallito in quel momento. Siete forse morti? Siete rimasti traumatizzati dall'esperienza al punto da non fare più nulla? Mi auguro di no. Perchè il fallimento insegna che abbiamo sbagliato qualcosa e possiamo ritentare proprio perchè ora siamo consapevoli di una cosa in più quindi abbiamo più probabilità di centrare l'obiettivo. Persino i topi messi in un labirinto imparano per apprendimento a mappe: non fanno mai due volte lo stesso percorso. Sì, forse in questo sono più evoluti di molti umani che spesso devono sbattere la testa parecchie volte prima di imparare la lezione! I progetti non sono pericolosi. Sono il motore che vi dà la carica per mettervi in gioco e uscire dalla vostra comfort zone.
  • Non adesso. Procrastinatori, venite a me! A forza di sentirvi dire "Aspetta che lo facciamo dopo, lo fai come me tra 5 minuti" ecc. avete imparato che è meglio avere qualcuno con cui fare le cose e che c'è sempre un momento migliore per farle. Quante volte vi dite "Questo lo faccio dopo"? Sono sicura che lo fate sia nelle piccole cose come le faccende domestiche o piccole mansioni sul lavoro sia per i progetti più corposi. Dovete inviare una proposta, ma manca qualcosa e non è perfetta. Vi hanno proposto di vedervi per proporvi un contratto e dovete fissare voi la data e lasciate passare i giorni (magari dovete decidere cosa indosserete nel frattempo e l'occasione sarà sfumata!)
    Non c'è un momento futuro migliore per fare le cose. Sono solo scuse. Così facendo ponete solo condizioni su condizioni. Lo farò quando sarò più tranquilla nel lavoro, chiamerò quando avrò sistemato gli ultimi dettagli, preparo il progetto e lo invio quando avrò una serata libera per rileggere tutto. Ok, ma quando? Sapete qual è la novità? Potete pensare, scegliere e agire adesso.

Ci sono adulti che hanno vissuto tutte e tre queste realtà. La loro situazione per alcuni potrebbe sembrare ancora più complessa, ma non lo è. Di fatto la radice ansiogena che sta alla base di questi tre esempi ha gli stessi effetti: mina l'autostima. E un bambino che cresce timoroso di sbagliare, di farsi male o di provare sarà un adulto che non osa, che non si butta e che si accontenta della vita che ha al posto di provare a migliorarla. Siamo d'accordo che accettare la vita partendo dalle piccole cose è la base per vivere bene. Ma siamo qui per essere felici, per godere di ogni cosa e per sperimentare le nostre potenzialità e metterci in gioco.

Comments

  1. Presente! Mia madre, uguale. Se non avessi toccato il basso arrivando alla depressione e “rischiando” i primi passi verso la felicità in segreto, starei ancora a piangere. Il prossimo passo? Raggiungere il sogno di indipendenza economica familiare trasferendoci all’estero, che è “il male”.

    1. E’ certo. E’ sbagliato. Immagino. Quando ci sono di mezzo le distanze oltre i 50 km spesso scattano i ricatti affettivi che innescano sensi di colpa quindi per evitare tutto resta così com’è. Vai vai, poi vengo a trovarvi! 😀

  2. MartaPerlaGiulia

    “E un bambino che cresce timoroso di sbagliare, di farsi male o di provare sarà un adulto che non osa, che non si butta e che si accontenta della vita che ha al posto di provare a migliorarla. ”

    Bel post.

  3. e dire che lei è la prima che è emigrata, da napoli a milano!
    comunque, come al solito la LOA ci darà i tempi giusti per tutto. non ti nego che vorrei avere un secondo figlio e partorirlo sempre qui, dove mi sento tranquilla come cure ospedaliere, poi si può partire. e nel frattempo la nonna si gode la prima pupa. poi però impareranno a prendere l’aereo mi auguro, persino mia nonna ha cominciato a prenderlo a 80 anni ed ora che ne ha 94 viene a trovarci fra qualche giorno!! grazie come sempre Silvia 🙂

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