Tarocchi, pendoli e responsabilità

Tarocchi, pendoli, carte di ogni tipo, sfera di cristallo e chi più ne ha... L'altra sera mi son fermata a riflettere sul fatto che sono passati moltissimi anni dall'ultima volta in cui ho mischiato un mazzo di tarocchi.

Ho fatto mente locale anche sul fatto che da molti anni non ho più un mazzo di tarocchi, ma solo carte degli angeli o di Osho. Per chi non le conosce posso dire che c'è una differenza notevole tra questi strumenti. I tarocchi classici in genere vengono usati per la divinazione. Chi li consulta vuole sapere qualcosa sul futuro. Le altre carte invece, sono più orientate all'interiorità e servono a indagare il presente, ciò che sentiamo, ciò che possiamo fare a livello emotivo per diventare più consapevoli.

Da un punto di vista teorico mi chiedo come sia conciliabile credere ai tarocchi e alla legge di attrazione. Se chiedo alle carte di svelare il futuro significa che non sono consapevole del fatto che il mio futuro cambia nel presente, grazie al pensiero e alle scelte che faccio. Quindi qualsiasi mezzo io usi mi farà da specchio solo per la situazione che vivo nell'attimo stesso in cui mischio le carte e spacco il mazzo.

Quindi se credo alla legge di attrazione e al fatto che posso cambiare il mio futuro che senso ha fare i tarocchi? E' un modo per delegare ad altri, all'Universo, alle carte, al pendolo o ad altri la responsabilità delle nostre decisioni? E' meglio sapere il futuro in anticipo o lavorare e muoversi per far sì che ciò che vogliamo arrivi nella nostra vita?

Ma la riflessione che vorrei fare è un'altra ed è relativa agli strumenti. Già, perchè in realtà i tarocchi, le carte, pendoli, sfere, fondi di caffé o altro sono solo gli strumenti che usiamo per decodificare un messaggio che ci arriva a livello intuitivo. L'informazione arriva a noi a livello energetico e attraverso i sensi la traduciamo in un linguaggio che sia per noi familiare, comprensibile. Un po' come se decidessimo di vedere un film italiano sottotitolato in italiano solo perchè non abbiamo voglia di alzare il volume o diamo per scontato che il film sia in un'altra lingua. Gli strumenti di cui sopra sono come i sottotitoli. Ci aiutano solo a comprendere un messaggio che di fatto percepiamo già a livello energetico.

Compreso questo diventiamo consapevoli dei nostri mezzi reali. Possiamo decidere di affidarci sempre ai tarocchi, per fare solo un esempio, oppure possiamo scegliere di affinare la nostra percezione e diventare responsabili di ciò che sentiamo e di come usiamo la nostra sensitività. Che non è una dote da esorcizzare, ma può essere, se lo vogliamo, una guida interiore che ci aiuta a sentire se siamo sulla strada giusta o se stiamo andando fuori strada. In questo senso ha ancora più importanza capire che la divinazione ha un valore diverso a seconda del grado di responsabilità che abbiamo verso la vita in generale.

Comments

  1. Paola

    Ciao Math,

    A me i tarocchi non piacciono, mi creano stress. Forse è proprio per la vecchia consuetudine di considerarli come un lettura del destino…
    Pur essendo certa che chi legge i tarocchi altro non fa che intravvedere quello che la persona stessa sta con il suo agire/pensare/vibrare portando nella sua vita e che li si potrebbe usare addirittura come strumento per cambiare rotta e salvare capra o cavoli, non mi garbano.

    Mi rendo conto che si tratta di un mio limite, non mi sento sufficientemente capace di distaccarmi dalla vecchia idea dell’indovino al quale si attribuivano poteri che certo non ha.

    Mi sembra bello parlare di questo argomento e liberare quanta più gente possibile dall’insano legame tarocchi-destino.

    Certo che sarebbe anche auspicabile che le cartomanti stesse parlassero in questi termini ai loro clienti… e tu mi dirai che c’è cartomante e cartomante! 😉

    1. E ti sei risposta da sola alla fine! ahahah Spesso c’è il solito discorso del potere e dei legami che ti tende ad alimentare. Se si diventa dipendenti dai tarocchi chi ci guadagna? Sono anche convinta che ognuno di noi trovi il cartomante, o consulente, che merita in base al proprio livello vibratorio.
      Se non voglio crescere non andrò certo da un cartomante che mi dirà “Ehi, la vita è tua. Le carte ti danno indicazioni ma sei tu a dover scegliere”. Più probabile che attiri quello che mi mi farà credere che può risolvere tutti i problemi del mondo guardando nel mio futuro. 😉

  2. Quando ero piccola mia nonna leggeva i tarocchi alle sue amiche e io assistevo pur non capendoci molto. Non era il suo lavoro, per carità, solo un hobby saltuario ma c’era qualcosa che non mi piaceva, e da allora non ho mai più toccato carte e tarocchi. Poi ho assistito ad una conferenza di Doreen Virtue e … le carte degli angeli hanno risposto a ciò che tu descrivi bene qui, non una soluzione o una previsione ma un primo passo per comprendere meglio le proprie priorità.
    Appena finirà questo periodo super impegnato voglio approfondire il discorso … oltre che leggere il tuo libro! Natale è vicino per fortuna 🙂

    1. Ciao Marzia, quelle che vedi in foto sono carte degli angeli comprate molti anni fa. A Natale credo riceverò in regalo un mazzo di tarocchi. Vediamo se la letterina a babbo natale arriva. Ho sempre usato solo gli arcani maggiori che sono tosti, un po’ spietati. Mi sono anche chiesta perchè sia tornato questo pensiero e la risposta è stata che in alcuni momenti, specie quando sono stanca, avere uno strumento può aiutare a decodificare con più precisione.
      Stasera ad esempio non ho energia per fare meditazione o channelling. Un giro di tarocchi sarebbe più veloce e immediato.
      Anche le rune non sarebbero male ma le ho sempre temute un po’. E ho una pessima memoria per ricordarle tutte. 😉

      Fammi sapere poi per il libro. 😉

  3. Laura

    Concordo pienamente con la tua visione dei tarocchi, delle carte o di quant’altro come strumento per decodificare qualcosa che sentiamo a livello intiuitivo. Quando mi avvicino alle carte le penso non in termini divinatori ma come occasioni per portare alla luce il punto in cui io sono in quel momento. E guarda caso emergono sempre risposte che risuonano in me, danno voce a un qualcosa di confuso ma che sento mio.

    1. Ciao Laura! Ecco, quando le risposte ‘risuonano’ significa che ci toccano nel profondo. Spesso la divinazione ha del sensazionale, tende a voler stupire mentre il sentire ha bisogno solo di silenzio e riflessione. Un abbraccio

  4. ho un ricordo di quando ero bambina: un’amica di famiglia, guardando l’interno di un piatto contenente acqua e olio, diceva di togliere il malocchio!
    non saprei, non conosco le carte ne i tarocchi e nemmeno le sfere..qualcuno(non professionista e abusando del libero arbitrio) ha letto sulla mia mano che la linea della vita è molto corta!

    Per carattere sono scettica e s.tommaso, ma la tua affermazione:
    “avere uno strumento può aiutare a decodificare con più precisione” mi porta a riflettere e mi spinge a pensare che forse esiste uno strumento congeniale anche a me!

    Aspetto il dopo feste natalizie per sapere come ti sarai ri-approcciata ai tarocchi, quando un pensiero torna, ha un suo perchè! 😉

  5. Ritengo che purtroppo, come qualsiasi altro strumento che possa essere usato per sviluppare coscienza, intuizione e comprensione di sé, i Tarocchi siano stati ridotti alla semplicistica e folcloristica funzione divinatoria passiva, spesso professata da chi si accontenta di letture banali e stereotipate. Lo studio di questo strumento può esser talmente ampio da richiedere anni e la sua forza simbolica è frutto di approcci interpretativi differenti e millenari. Tuto dipende dall’uso che ne viene fatto. Io ho iniziato lo studio della tarologia da un anno, grazie al testo di jodorowsky, sto approfondendo la conoscenza di uno strumento complesso ma assolutamente terapeutico. Un caro saluto

    1. Ciao Margot,
      io credo che ogni strumento si presti a diversi usi e che ognuno è libero di scegliere in base al proprio livello di consapevolezza.
      Lo studio indubbiamente aiuta a comprendere sia gli archetipi sia i ‘giochi’ che si possono fare. E’ un lavoro importante anche su di sé.

      Personalmente ricordo che tolleravo poco la fase in cui la mia vita era ‘dominata’ dall’eremita. La lentezza e la ricerca mi facevano sentire in fase di stallo. In questo periodo di corsa folla tra promozione del libro, blog ecc, se avessi una lanterna mi fermerei a godermi la lettura di un buon libro. 😀

  6. Duffy

    Ho un ricordo bellissimo dei tarocchi e della croce zingara. Mia nonna era di origine ROM e beneventana (che mix, eh?!) e mi insegnò a “fare le carte”. Ci credevo sul serio, ho imparato a leggerle e alle scuole medie giocavo a predire il futuro alle mi compagne di classe. Ho ripreso in mano le carte all’universita perche le ho studiate per un bell’esme di antropologia culturale, e sono tornata da agnostica ad ammirare la loro lunga storia, il rapporto delicato e necssario fra gli uomini e la necessita di credere di poter governare la propria vita o quantomeno a prevederla… Per la croce zingara si usano solo gli arcani maggiori. Un pò per gioco un pò per affetto nei confronti di mia nonna ché é scomparsa tragicamemte e all’improvviso ho ripreso a smazzarli, una decina d’anni fa. C’é ancora qualcuno che mi chiede di leggerle: e lo faccio con serietá e impegno, senza mai sorridere dell’umano bisogno di sganciarsi dalla propria finitudine

  7. Duffy

    (Chiedo scusa per i refusi la tastiera dell’ipad non é proprio l’ideale per scrivere….)

  8. Pingback: Mathilda Stillday Tarocchi per il futuro o per capire il presente?

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