Ansia e attacchi di panico

Fonte immagine

Chi li ha vissuti sa di cosa parlo senza bisogno di spiegazioni. Per chi non ha avuto questa fortuna mi limiterò a dire che gli attacchi di panico sono la paura della paura. Sì, avete letto bene. L'attacco di panico è breve, in genere dura da pochi secondi a qualche minuto, si ha paura (di perdere il controllo o di morire), il cuore inizia a battere veloce, si fa fatica a respirare, la vista si offusca, può essere presente sudorazione e si può arrivare allo svenimento e questa sensazione può spaventare così tanto che si vive con il timore che quel disagio possa ripresentarsi. Ecco perchè si parla di paura della paura.
Tutte le persone con cui ho parlato che avevano o hanno problemi di attacchi di panico sono accomunate da due cose: il senso di vergogna e il rifiuto.
Gli attacchi di panico hanno cause fisiche ed emotive e possono essere così invalidanti da far chiudere in casa le persone per anni o lasciare strascichi importanti come il rischio di ricadute se non vengono trattati adeguatamente. Non lo dico tanto per dire e la casistica di situazioni che possono scatenare un attacco di panico facendo leva sull'ansia è davvero ampia. La notizia positiva è che si può guarire.
In questo post non troverete consigli di tipo terapeutico, vi racconto solo la mia esperienza.

Autunno 1997. Ero in piedi in autobus avvolta nel mio cappotto nero schiacciata dagli studenti delle superiori che, come me, andavano in stazione per tornare a casa. Iniziai a sentire le orecchie ronzare, un capogiro, non riuscivo a respirare, faceva caldo, avevo bisogno di aria. Tolsi la sciarpa per trovare sollievo e vista la mia statura non riuscivo a raggiungere un finestrino per aprirlo un po' e respirare aria fresca. Finalmente le porte si aprirono, scesi svelta e respirai. Iniziava a piovere e non aprii l'ombrello. L'acqua sul viso era terapeutica. Ignorai l'episodio e non ne feci parola con nessuno. Fino a quando iniziai ad avere il terrore di salire sull'autobus per tornare a casa. Era come se respirassi ancora la stessa paura di quando andavo a fare tirocinio in residenza psichiatrica.
La paura di collassare iniziò a dilagare e contagiava altre situazioni del quotidiano: non riuscivo a stare in coda alla cassa del super, in posta, evitavo i locali affollati. Avevo paura di raccontare cosa stavo vivendo perchè avere paura senza apparente motivo era assurdo! Stratagemmi di ogni tipo per non restare sola e uscire sempre accompagnata come se questo mi preservasse dal rischio di attacchi di panico.
Avevo paura perchè se fossi svenuta che figuraccia avrei fatto? E chi mi avrebbe aiutata?

Giugno 1996. Uscii di casa in ritardo e corsi vestita pesantissima prima verso l'autobus poi verso il treno che stava per partire e il maglione di lana e la giacca erano di troppo perchè quel giorno, dopo il diluvio della sera prima, era finalmente scoppiata l'estate.
In treno avevo sete e non avevo nulla da bere. Avevo ingoiato un caffè prima di uscire senza fare colazione. Fumai anche una sigaretta nella speranza mi desse la carica. 
Prima di scendere dal treno mi fermai nel corridoio tra i due vagoni, affollato e caldissimo, e avvisai la ragazza accanto a me: "Scusa, io sto per svenire".
Si aprirono le porte, mi abbassai per raccogliere lo zaino a terra, scesi sul primo gradino e mi ritrovai priva di sensi sui sassi con le costole su una rotaia (perchè non avevano aperto le porte dalla parte della banchina) e l'altra proprio sotto al ginocchio. Ragazzi che botta!
Sentii il capo stazione urlare che dovevano spostarmi perchè stava aarivando la coincidenza diretta in città e se nelle favole un baldo giovane raccoglie la damigella svenuta, a me toccò un signore piccolo, anziano e forte che mi sollevò e mi portò in stazione, i passeggeri del treno erano tutti affacciati ai finestrini per osservare lo spettacolo mentre mia madre e mia nonna chiamavano il mio nome. Dopo una dose di zucchero a base di snack e succo d'arancia andai in pronto soccorso e in auto rasentai il collasso ancora un paio di volte. Avevo pressione e glicemia a terra e una buona dose di anemia post ciclo. Non mi ero fatta mancare nulla.
Questo per me fu l'episodio scatenante avvenuto così tanti mesi prima dell'attacco sull'autobus che mi ci volle tempo per collegare i fatti. 

Non parlavo di attacchi di panico e chi ne soffre tende a nascondere e a mettere in atto strategie di evitamento. Si controlla tutto in modo ossessivo: cosa mangiare, come vestirsi perchè se hai un attacco con la camicia blu forse è meglio non rimetterla più come se è fosse ciò che è esterno a causare gli episodi di panico.
E il senso di vergogna porta a nascondere, a evitare piuttosto che affrontare e si continua così. La mia fortuna è stata che ero costretta a prendere i mezzi per tornare a casa quindi non potevo scappare. Dovevo affrontare, capire cosa c'era che non andava, cosa si muoveva dentro di me e faceva scattare la paura. Indubbiamente avere nella borsa degli attrezzi strumenti come il channeling, la visualizzazione e i fiori di Bach mi permisero di uscirne con più facilità. 
Per la maggior parte delle persone però non è così: si prende una pasticca che tappa il sintomo e si torna a vivere come prima finchè non si smettono le terapie. E spesso tutto riprende se non si è fatto un lavoro per capire cosa è per noi questo campanello dell'anima.
Le terapie dolci e le tecniche complementari permettono di guardare in faccia il disturbo e di sciogliere il nodo dolcemente senza tapparlo fingendo che tutto vada bene. Ecco perchè è importante affidarsi a un esperto e affiancare alle terapie mediche (se in corso) un aiuto che ci consenta di comprendere il disagio.
Questo è il passo più difficile da compiere perchè la paura della paura porta a volersi disfare di ciò che viene considerato un nemico (gli attacchi di panico) mentre sono un prezioso alleato; è come ignorare la parte saggia di noi che vuole comunicarci un disagio e più si rifiuta più prende forza perchè ha bisogno di essere ancora più dirompente per farsi sentire. Non stiamo ignorando solo il disagio fisico, ma il messaggio che contiene: forse stiamo trascurando una parte importante del nostro essere, forse non viviamo al 100% delle nostre potenzialità ed è bene dare spazio alle nostre doti. Vivere e sentire un attacco di panico comporta un'ulteriore scelta: l'ascolto.

Riabbracciare se stessi aiuta non solo a uscire dagli attacchi di panico, ma è anche un modo per evitare ricadute. Si può scegliere di lavorare su di sè o ignorare. Conosco persone che vivono con gli attacchi di panico da oltre vent'anni perchè i benefici secondari sono superiori ai benefici dell'evenutale guarigione. E non è facile per loro e soprattutto per chi gli sta accanto.
Guarire comporta sempre una scelta interiore: riabbracciare e amare se stessi e la nostra essenza completamente, profondomante, globalmente.

Comments

  1. hai descritto tutto con molta lucidità(mi scappa un hip urrà!!).
    mi permetto di domandarti se,secondo te(o i tuoi studi)può esserci una manifestazione alternativa all’attacco di panico,a causa dei disagi per così dire archiviati?[escludendo il tema delle dipendenze (come rifugio,rimozione o tentativo di scavalcare il problema)]
    e poi, un chiarimento: per “rifiuto” intendi l’auto negare il disagio?

    1. Ciao Danila,
      parto dal fondo. Per rifiuto intendo proprio il negare il disagio, non accettare di stare male. Questo porta a sentire e vivere un disturbo e a non ascoltarlo (che comporta cura e attenzione).
      Ti faccio un esempio usando un altro disturbo: se ho mal di stomaco sento il dolore e posso scegliere se aspettare che passi o prendere una pasticca. Lo sento ma non lo ascolto. Se il mal di stomaco torna in diverse situazioni forse oltre a prendere una pasticca conviene ‘ascoltare’ cosa ci comunica questo dolore, cosa ci dà la sensazione del pugno allo stomaco o quali situazioni fatichiamo a ‘digerire’.

      In genere è possibile (non è obbligatorio) che ci possano essere ricadute in situazioni di stress eccessivo. Anche le dipendenze rischiano di ripresentarsi in situazioni in cui si ‘perde il controllo’ e la sostanza serve a ‘tappare’ un disagio (per sostanza intendo caffeina, nicotina, farmaci senza arrivare a parlare di sostanze *pesanti* perchè è argomento delicato e generalizzare non è il caso).

      Se hai domande precise per chiarirti un dubbio puoi scrivermi in pvt così mi puoi dare più informazioni perchè non so se ho inteso bene la tua domanda. 😉

  2. provo ad approfondire(..senza scendere nei dettagli, al max approfitterò in pvt della disponibilità offerta 😉 ),ma solo perchè credo che sia una questione che può interessare tanti altri!
    nella prima parte, non mi riferivo a possibili recidive, ma proprio al tipo di manifestazione ed esternazione della situazione di stress. partendo dal presupposto che l’attacco di panico è “conseguenza” e non “causa” del malessere, mi domandavo se ci sono altre forme diverse dall’attacco di panico,ma sempre riconosciute che possano far presagire la presenza di un disagio(tipo l’essere particolarmente aggressivi o l’esempio che hai fatto tu:avvertire dolori apparentemente immotivati)![ho escluso le dipendenze apposta,perchè sono solo un paliativo(e nel caso di dipendenze pesanti,bhè il fatto che ci siano dei problemi non emerge solo a chi non vuol vedere/sapere o..rifiuta!)]
    se non mi sono spiegata, proverò a farlo con calma..stasera!!

    1. Buongiorno Danila, in realtà gli attacchi di panico non sono strettamente legati allo stress ma sono una patologia collegata all’ansia.
      Possiamo parlare di attacco d’ansia più legato allo stress e può succedere quando siamo presi da mille cose e giriamo come trottole e le giornate trascorrono con una costante tensione emotiva che ha necessità di essere ‘scaricata’ quindi arriva l’attacco d’ansia.
      Gli attacchi di panico sono caratterizzati dalla paura che si vive tra un attacco e il successivo e in genere sono causati da traumi non elaborati (lutti, separazioni, distacchi, violenza e abusi, cambiamenti radicali e traumatici oppure si presentano come ‘scia’ di altri disagi emotivi non ben curati).

      I sintomi dello stress invece hanno molte forme: andiamo da problemi di alterazione del battito e pressione arteriosa (tachicardia e pressione alta) ai problemi digestivi, insonnia, aggressività e tensione costante, rigidità muscolare specie su spalle, cervicale e mandibola.
      Anche la colite sovente ha una componente psicosomatica legata allo stress. Diciamo che ogni persona ‘scarica’ in modo diverso ed è interessante notare la diversità di sintomi proprio perchè, in ottima di somatizzazione, ci può dare informazioni maggiori sulla causa emotiva che lo genera.
      Buona giornata 😀

  3. non so se era un attacco di panico ..ma un giorno di tanti anni fa salendo le scale della metropolitana , mentre mi avviavo con passo lesto verso i tornelli, diventai cieca per qualche secondo …e con un senso di “fruscio e formicolio nella testa” cercai di raccogliere tutte le forze che avevo per riavere ciò che in quel momento non avevo più : la vista e il controllo (ma anche per la vergogna di stramazzare a terra e di non vedere ciò che avevo intorno)…rallentai il passo ma senza fermarmi del tutto e mi imposi di ritornare come prima ..non so spiegarmi ma diedi un ordine preciso al mio corpo che “mi ubbidì” e ritornò tutto normale …non nego di essermi preoccupata ma forse la reazione che ho avuto è servita per riprendermi anche la fiducia in me stessa, ricordo quell’episodio solo se qualcosa me lo fa ricordare, come questo post …era un periodo in cui ero particolarmente stressata ..e mi credevo Wonder Woman …

    1. Quella è la situazione che io chiamo “andare a nero”.
      Hai presente quando in tv tra un programma e l’altro c’è un istante in cui lo schermo è nero per un ritardo di sincronicità della programmazione? Ecco.
      L’attacco di panico è caratterizzato dalla paura. Si parla di sindrome quando non si limita a un singolo episodio ma si ripete con la paura costante di cui parlavo in risposta a Danila.
      😉

  4. Ieri ho letto il tuo post e mi sono detta che ero fortunata a non aver mai provato un attacco di panico. Questa mattina però sono dovuta anadare al pronto soccorso e ho provato esattamente quello che hai scritto qui. Solo perché avevo letto il tuo post mi sono anche data una risposta del perché: in fondo si trattava solo di una storta a una caviglia. L’ultima volta che ci ero andata era per accompagnare la mia mamma…
    Con i tuoi post finora avevi analizzato cose del mio passato: con questo invece hai anticipato quello che mi sarebbe accaduto.
    Grazie Silvia!!!

  5. BrusLele

    Ne ho sofferto anche io per circa un anno,poi ho cercato metodi alternativi alla medicina allopatica,ho conosciuto il dott Bach,l’amore che provo per lui mi ha spinto a diventare floriterapeuta e ad uscire dalla spirale morbosa degli attacchi di panico……Ho potuto constatare che i fiori non sono per tutti,ci vuole sensibilita,molte persone mi sfottevano quando raccontavo loro il processo di guarigione da me intrapreso ma ora sono libero……Grazie

    1. Grazie per la tua testimonianza. Scegliere le terapie complementari indica già la voglia di fare un percorso di crescita oltre che di guarigione.
      Devo dire che la floriterapia in generale (non solo quella di Bach) aiuta a sciogliere i nodi interiori. E’ interessante vedere le differenze dei fiori nelle diverse culture/nazioni.
      Felice di sapere che sei libero e in armonia.
      Grazie ancora

  6. antonellaVì

    Ciao sono approdata qui da poco e ho letto alcuni tuoi post interessantissimi poi per sapere di più sono venuta a leggere questo. Non ho mai sofferto almeno credo di attacchi di panico o forse si mi si stringeva la gola fino a procurarmi colpi di tosse strozzata ogni tanto mi capita ancora e lo so che avviene nei periodi di stress secondo te questo può esserne un sintomo?

    1. Ciao Antonella, grazie della visita. Sono certa comprenderai che non è questa la sede per fare eventuali diagnosi e non è mio compito farne perchè non sono medico.
      Gli attacchi di panico hanno una sintomatologia che si estande oltre all’attacco di panico (paura della paura) e non mi pare di ravvisare questo nelle tue parole.
      Senza vedere tutto come patologico, se ti sei accorta che nei periodi di stress hai fame d’aria perchè ti senti soffocare dalle troppe cose, ral-len-ta. E’ semplice. E si sta meglio. 🙂
      Buona giornata

  7. Pingback: Mathilda Stillday Ansia e attacchi di panico: le ricadute | Mathilda Stillday

Add A Comment