comfort zone

La zona comfort: quando la legge di attrazione non funziona.

Se entrate in una libreria e vi avvicinate allo spazio riservato a crescita e sviluppo personale troverete una vasta scelta di offerte, tecniche, possibilità. Acquistate un libro che vi hanno detto essere pazzesco, lo leggete, provate a fare gli esercizi e aspettate, ma nella vostra vita non cambia nulla. Conclusione: il libro era inutile e quella tecnica non funziona. Le varie tecniche hanno aspetti precisi che le caratterizzano e a volte alcuni punti in comune. L’obiettivo, in ogni caso, è aiutarvi a raggiungere il benessere.

Il fatto è che ognuno di noi ha esperienze, approcci, convinzioni differenti quindi è importante trovare, nella marea di offerte, la tecnica giusta per noi.
Abbiamo parlato di resistenze e convinzioni limitanti. Quando mi chiedono “Perchè con me la legge di attrazione non funziona?” rispondo che dipende dalla zona comfort. E’ la zona in cui ci muoviamo in modo agevole senza avere ansia e timore.
E‘ la staccionata di casa che ci fa sentire protetti e allo stesso tempo ci impedisce di andare lontano.
I sogni sono obiettivi e progetti che stanno oltre quel limite e noi possiamo scegliere di attingere a nuove energie e competenze per poterli raggiungere spostando quel limite autoimposto.

La zona comfort è delimitata dalle nostre convinzioni e nutrita dalle nostre abitudini.

Joe Vitale in uno dei suoi testi la paragona al guinzaglio del cane: se mettete un guinzaglio che si allunga di 3 metri il cane si abitua a quella distanza e si ferma dopo vari tentativi iniziali di ‘tiraggio’. Si adatta e mantiene quella distanza. Se dopo un po’ di tempo mettete un collare da cinque metri il cane continuerà a fermarsi dopo i primi tre perchè quella è la sua zona comfort. Ha bisogno di essere rieducato, accompagnato a spostare il suo limite.

Alcune ricerche dimostrano che i ricchi che perdono tutto hanno più facilità a ricostruire la loro ricchezza piuttosto che il povero che vince alla lotteria e poi riperde tutto. E’ questione di zona comfort: il primo non ha paura di ricreare la situazione di ricchezza che viveva mentre le convizioni limitanti del secondo lo riportano a muoversi sempre nel raggio del collare dei 3 metri.

Ora, è chiaro che non siamo cani e non possiamo spostare il nostro confine di casa, ma possiamo spingerci oltre, metterci in gioco, uscire dalla nostra zona.
Sono la paura di metterci in gioco e riuscire (o fallire), la stanchezza, la sopravvivenza, la depressione che ci fanno essere prigionieri dei nostri limiti.
All’esterno della staccionata troviamo successo, sogni, autonomia (anche finanziaria), salute, speranza e passione. La stessa che ci ha spinto ad uscire e scoprire nuove opportunità.

Possiamo leggere tutti i libri che vogliamo, seguire corsi, webinar e tutto il resto, ma se non siamo disposti a lasciare andare la paura non potremo dire che queste tecniche non funzionano. E’ fondamentale volersi bene, sapersi perdonare, accettare di non essere perfetti e fare del nostro meglio in ogni cosa.
Henry Ford disse: “Solo chi non osa non sbaglia“.

Comments

  1. curvymommystyle

    E’ forse uno dei miei problemi…o forse il mio è la prigrizia e la disorganizzazione…non saprei dire.
    Da meditare.

  2. Volersi bene, sapersi perdonare, essere consapevoli di nascondersi dietro alibi… C’è da meditare davvero.

  3. io temo che la difficoltà reale sia sondare le nostre zone d’ombra e capire su cosa lavorare per sconffiggere le paure, consce e inconsce. suggerimenti? 🙂 (un abbraccio e grazie pr tutti questi spunti… ora poi che ho notato anche le ricette!;))

    1. Ciao Fioly,
      considera che ogni situazioni che vivi mette in atto controintenzioni diverse. L’errore è pensare che le nostre zone d’ombra ci limitino sempre. Non è così. Ti faccio un esempio:
      hai un colloquio ma il tipo non ti piace ‘a pelle’. Ci sono alcune cose di lui che ti stonano e non riesci bene a identificare cosa sia.
      La tua mente inizierà a farti vedere solo le cose negative di quella proposta per poi portarti a pensare che forse sei tu che non vai bene o non hai voglia, o altro (la mente ha molta più fantastia di me!)
      Una parte di te forse è condizionata dal fatto che da piccola ti hanno detto che chi si gratta mentre parla è maleducato cosa che il selezionatore faceva spesso durante il colloquio.
      Un’altra parte di te invece ‘riconosce’ la sensazione di un altro colloquio che alla fine non era andato bene quindi ricordi quello e lo dai già per andato.
      Questo per dire che ogni situazione che viviamo ci mette di fronte ad aspetti di noi diversi che spesso abbiamo assorbito.
      Settimana prossima parlerà dell’ho’oponopono che è una tecnica per ‘ripulire’ questi ricordi e programmi.

      Mi spiace per il tuo bimbo. Vedrai che quando starà meglio sarai felice di aver cambiato dieta. Poi mi dirai come ti trovi con le ricette. Devo postare i muffin ma non ricordo più quale ricetta usavo! -_-

    2. esaustiva, chiara e precisa. come sempre. grazie, la prossima settimana sarò qui per imparare qualcosa di nuovo.
      grazie anche da parte del mio bimbo, se gli cucinerò qualcosa di buono e di sano sarà certamente felice 😉 un abbraccio

  4. le meraviglie del sughero

    Ciao sono marco ho 50 anni e’ da un po’ di.anni che.mi trovo in questa situazione
    ma non sapevo che si chiamasse cosi e’ anni che sto male e’ anni che che.penso.e.ripenso.a.cosa mi stava succedendo all’inizio davo.colpa a quel lavoro poi a quell’altro poi al mio stato.d’animo o hai miei problemi la mia.domanda e’ quando.siamo bambini queste cose.non esistono da.dove nascono ?

    1. Ciao Marco, se ho capito bene la tua domanda posso dirti che in realtà queste convinzioni si strutturano proprio mentre siamo bambini e sono legate alle frasi che ci hanno ripetuto, agli insegnamenti ricevuti ed è lì che iniziamo a non voler deludere gli altri, a non tentare per paura di fallire. Prova a pensare a cosa ti piacerebbe fare e parti da quello. Sono sicura che ripartire da ciò che ami fare senza cercare fuori un responsabile al tuo malcontento (lavoro, famiglia, ecc) è la soluzione per ripartire. La LOA insegna che siamo noi i creatori del nostro destino, basta seguire poche e semplici regole. Vale la pena provare, no? 😉

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