Vedo la gente morta: i mortadelli

Dal film Sesto senso

Anni fa conobbi via web una ragazza antennata ovvero dotata di antenne. Parlare con lei mi faceva sentire normale. Era come sentirsi a casa e poter parlare di tutto. Quel 'tutto' erano le esperienze extrasensoriali che vivevamo.
Raccontavo quello che vivevo, sentivo, provavo nella dimensione del sottile (o invisibile a seconda del termine che vi piace di più) e lei mi parlava delle esperienze con la sua band.
In realtà questa band non aveva nulla a che vedere con la musica quanto con i fantasmi.

Immaginavamo sempre che qualche tecnico del telefono ascoltasse le nostre conversazioni decisamente anomale e se la facesse sotto o ci prendesse per matte. Io stessa avevo paura e na ero affascinata. Lei riusciva a vivere con naturalezza un dono che io tutt'oggi temo come la peste: la seconda vista. Mentre io incontravo nei sogni e in qualche viaggio astrale parenti che non erano più in vita, lei li vedeva. Il solo pensiero che mi potesse accadere, ancora adesso che sto scrivendo al pc e sono passati diversi anni, mi fa venire la pelle d'oca.
Già sentire le presenze 'fisicamente', avere la sensazione che ci sia qualcuno alle nostre spalle quando siamo in casa da soli o la sensazione che ci siano altre persone nella stanza non è facile. Ma conversarci liberamente o vedersi svuotare la libreria dal fantasma di un bambino che bazzisca per casa, può sembrare decisamente da ricovero in psichiatria.
Una cosa che imparai all'epoca era che è rischioso prendere per oro colato i messaggi dati dai trapassati: ancora legati a questa vita spesso mantengono carattere e convinzioni che avevano in vita. Del resto, la percezione avviene usando la parte più densa della nostra energia, quella più simile al nostro piano quindi anche i messaggi sono condizionati.

Un giorno iniziammo a parlare della sua band. Mi parlò di ogni elemento che la componeva, di come erano avvenuti i primi contatti e di come aveva messo dei paletti per avere una convivenza pacifica e non invasiva. I suoi spiritelli dovevano andarsene in due situazioni particolari: quando stava in bagno e quando faceva l'amore. Un minimo di privacy!
Chiacchierando della sua band e su come riuscisse a scherzare sulla situazione un giorno le dissi: "Allora chiamali mortadelli".
Sdrammatizzare aiuta, specie in questi casi. La follia, a volte, ci aspetta dietro l'angolo.

Comments

  1. Eu

    La casa in Sardegna, nel paese natio di mia mamma. Lì ne sono successe di cotte e di crude. Quanto a me, quando entro in una casa e ho l’istinto di scappare, c’è qualcosa che non và. Due anni fa mio marito mi portò a vedere un appartamento (volevamo trasferirci), una volta entrati lì ho avuto paura e non se ne è fatto più niente. Quando vivevo con i miei, capitava uscissi fuori di corsa e, chiusa la porta aspettassi mia madre sui gradini. Durante l’adolescenza mi capitarono fatti strani, tanti fatti strani. Vedere ho visto una sola volta e ho avuto paura, poi ho imparato a chiudere gli occhi ed andare via. Un unica esperienza che ricordo con vero terrore è avvenuta una notte. E non era un sogno.
    Mio marito mi prende in giro, e io vorrei che si ricredesse 🙂

    1. Ciao Eu, confesso di aver sempre molte remore a parlare di paranormale e soprattutto dell’esperienza personale perchè son temi delicati che spesso fanno paura o fanno sorridere. Conosco la sensazione che descrivi e mi spiace che tuo marito non ti abbia creduta ma una persona con i piedi per terra (radicata!) aiuta anche noi a restare centrate.
      Si può scegliere di sentire o meno, di vedere o meno, di percepire, viaggiare, sognare… L’importante è non avere paura. Se abbiamo paura di quello che sentiamo significa che qualcosa non va.

    2. Eu

      In effetti, qualcosa non andava.
      E neanch’io tendo a parlarne, solo che leggendo il tuo post non ho saputo resistere!!!!

    3. Li scrivo di proposito perchè credo che come me tante persone si siano sentite strane, forse sbagliate, a volte matte per aver delle percezioni (più o meno consapevoli e volontarie) e parlarne credo aiuti a capire che sono fatti normali. ;o)

    4. sullaspondadelfiume

      Ammetto che a me,l’estate scorsa,è capitato un episodio molto strano quanto reale..
      Mentre dormivo(credevo di dormire ma ancora oggi non ne sono certissima..)ho iniziato a vedere delle luci nelle camere.Mi sono avviata verso la cucina e dalla finestra non avevo il mio solito panorama,ma una sorta di deposito per auto(considerate che vicino a casa mia ci son meccanici etc..).Mi affaccio e vedo delle strane figure,nella mia mente mi ripeto che sono alieni,che non possono essere altro.Chiamo mio marito,si avvicina(io ero convinta di essere cosciente ma in realtà ero al letto..),si affaccia anche lui,ma gli dico di allontanarsi perchè forse ci hanno visti.Torniamo a letto.
      Io con addosso una paura folle cerco di svegliarmi,gli ripeto che non riesco a svegliarmi ma lo desidero tanto.Quando finalmente apro gli occhi lui dorme,accanto a me,mi ci attacco ben bene perchè ho paura..E li finisce tutto….
      Che ne dite?Strano vero?

  2. wisteria di essenza burrosa

    Io non ho mai visto, piuttosto sento. E’ qualcosa di intenso ma ho imparato a rizzare le antenne, anche se non sempre mi riesce.

    1. Le antenne vanno esercitate come qualsiasi altro muscolo. Si possono fare cose che non si pensa neppure possibili. Sentire persone a distanza, sentire il dolore fisico di chi sta lontano, percepire i terremoti a km da noi, ma anche parlare con chi non c’è più o con chi non è ancora nato o chi non è ancora stato concepito (sul piano fisico). Se entriamo nell’ottica che siamo parte del Tutto ci rendiamo conto che non esistono tempo e spazio. ;o)

    2. wisteria di essenza burrosa

      Ne sono consapevole, ma a volte vengo sopraffatta dalla quotidianità. 🙂

  3. Starsdancer

    io non ho mai visto, nè sentito, forse ho fatto qualche sogno, ma so che ci sono, è una sensazione difficile da spiegare a parole. Ho conosciuto un paio di persone che vedevano come la tua amica, ma non ho mai avuto paura, so che ci sono delle presenze, fa impressione sapere che certe persone hanno questi doni particolari, però le ammiro per il coraggio con cui affrontano queste cose 🙂

    1. Starsdancer

      aspetto con ansia la risposta, e l’idea nata dallo spunto 🙂

    2. Eccomi, scusa ma i miei orari sono da vampiro ultimamente.

      Farò un post grazie al tuo spunto perchè è un concetto a cui tengo molto. TUTTI abbiamo uno o più doni extrasensoriali. Esattamente come siamo predisposti a uno sport o a un hobby abbiamo anche la ‘facoltà’ di sentire l’invisibile usando le nostre antenne in modalità del tutto personali. Questo è fondamentale perchè aiuta a capire che chi ha dei doni e li usa sentendosi superiore agli altri, dovrebbe lavorare (molto) sull’ego e sul potere. Chi è consapevole del proprio dono può imparare a usare le antenne e allenarsi per sentire nel modo che gli è più congeniale e *naturale*!
      Il punto è capire se si è disposti ad ascoltarsi così a fondo e da lavorare su se stessi per arrivare a usare i sensi allargati in modo consapevole. Notte

  4. Libby

    Ciao Mathilda, capito sul tuo sito per caso, su indicazione di una mia lettrice (io ho un blog senza pretese). Ho scoperto l’esistenza della Legge dell’Attrazione ieri. The secret, video che ho guardato su indicazioni di una cugina, mi ha lasciata piuttosto basita e confusa. Ora… sono approdata qui e sto leggendo moltissimi post al riguardo. Mi devi scusare se sono disarticolata e balzo da un argomento all’altro, ma se mi è stato consigliato questo video, questa legge, è perchè me la passo piuttosto maluccio. Io sono una di quelle… hai presente? Di quelle che si lamentano di ciò che vorrebbero ma non hanno, sempre arrabbiate, sempre a dar la colpa alla sfiga per le cose che vanno male… e vanno male per davvero. Poi leggo da ieri articoli e siti e scopro che ho delle cose per cui essere grata. Cose che, talmente concentrata a vedere quel che manca, non me n’ero nemmeno accorta, o meglio, le davo per scontante. Vorrei imparare, migliorare, far bene a me stessa e di conseguenza agli altri…. ma non so da dove partire. La cosa che mi riesce più difficile, è pensare che andrà meglio, che io posso farla andare meglio…. Sono entrata da un paio di anni in un buco nero da cui non riesco a metter fuori nemmeno la testa. Da dove parto, da dove comincio?
    Grazie.
    Erika

    1. Ciao Erika,
      se sei arrivata su questo o altri blog mi piace pensare che non sia un caso ma che adesso sei pronta per uscire dal tunnel e hai chiamato a te quello che può aiutarti a cambiare la tua vita.
      La prima cosa che puoi fare è cambiare focus (trovi diversi articoli sul blog) ossia guardare quello che hai, costantemente e volgere ogni pensiero in positivo. Quando si entra in una fase nera la mente continua a chiamare pensieri negativi ed è una catena senza fine. Prima focalizzati su quello che hai, sii grata, ringrazia e ridi e poi concentrati sul fatto che puoi averne ancora di più! :o)
      Anche solo il sapere che puoi cambiare, che hai tutto quello che ti serve per dare una svolta alla tua vita, dovrebbe farti sentire fortunata e ricca.
      Solo quando ti sarai sintonizzata su pensieri e sentimenti di gratitudine potrai iniziare a pensare a cosa vuoi perchè avrai fiducia che ciò che chiedi arriverà a te quindi non vivrai la mancanza perchè sarà solo attesa, non frustrazione ma gratitudine.
      Grazie a te
      Notte

    2. Libby

      Grazie infinite, arrivo solo oggi a leggere la tua risposta presa sempre di fretta in una vita frenetica. Cercherò in tutti i modi di fare quel che mi hai suggerito. Cercherò di essere grata di quel che ho, perchè ho molto per poterlo essere. Poi vediamo se in automatico e con un po’ di esercizio, la mia mente riuscirà ad uscire dal circolo vizioso dei pensieri negativi!!!

  5. raffaella

    Ciao Mathilda anche io come Erica vengo da un altro blog e arrivo a te per caso. Inizialmente mi ha colpita la tua presentazione poi mi sono messa a leggere questo post e ha catturato la mia attenzione. Credo fortemente nella capacità di ascolto delel cose e al dilà di queste anche se i miei sensi on sono tanto affinati. Ho delle percezioni, mi capita di sognare cose che poi accadono o di pensare sentire a pelle l’energia delle cose. Ma purtroppo non sono mai riuscita a sentire chi veramente avevo perso. Credo però che alcuni di noi, siano più nudi rispetto ad altri e liberi da inutili strati di materialità riescano a raggiungere livelli più altri. Non mi piace però pensare di aver paura dei morti. Vorrei immaginare di parlare con loro in maniera bizzarra ma senza timore. Chissà.
    Raffaella

  6. mammadifretta

    mia nonna era come la tua amica.ha perso 6 figli a causa della guerra e delle condizioni igienico sanitaarie, e le affermava ogni volt che glielo avevano detto.E poi mio zio disperso in russia, tornato nel 51, solo li credeva che fosse cico e diceva che glielo avevano detto… a me è capitata una cosa strana, tempo fa , subito dopo la morte di mia figlia sono andata da mia madre, dormivo con mia sorella, ai tempi lei aveva 11 anni, abbiamo sentito chiaramente suonare il campanello della porta di ingresso (in una casa dove abitavamo solo noi e col portone blindato chiuso a tripla mandata) ci siamo fiondate e non c’era nessuno, la porta era chiusa da dentro così come il portone. e la cosa assurda eraa che gli altri abitanti della casa non avevano sentito niente pur essendo svegli. Sia io che lei abbiamo capacità “diverse”, ma in parte rifiutiam di accettarle, perchè ci fanno paura e l’esperienza di mia nonna ci ha fatto capire che finiremmo per esser prese per folli. 🙂

  7. Anonymous

    Buongiorno ,
    Mia suocera dopo un malore dice di vedere ogni note gente morta cioe cucini il suo marito morto un anno fa dei bambini che dormono nell suo letto ect . PUO CAPITARE O E FRUTTO DELL IMAGINACIONE MALATA.gRAZIE

    1. Non posso rispondere a questa domanda, sarei poco professionale. E’ possibile che un evento traumatico favorisca un certo tipo di percezioni ma credo che la via del consulto specialistico in ambito medico sia preferibile. 🙂

  8. Pingback: Mathilda Stillday Potere extrasensoriale: la paura | Mathilda Stillday

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