Il coraggio di rischiare

Carnevale è passato da diversi giorni ma mi trovo a pensare a uno status postato proprio quel giorno sulla presenza dello stesso prodotto come articolo sponsorizzato su vari blog. La cosa ha avuto l'effetto di un sasso nella scarpa per alcuni lettori mentre altri mi hanno privatamente appoggiata.
Sono convinta che il blog sia un po' come una casa e ognuno a casa propria fa quello che vuole. Però mi piace pensare che, proprio perchè è uno spazio personale, si abbia il coraggio di rischiare, di mettersi in gioco, di non omologarsi alla massa e, al contrario, si tenda a sottolineare il proprio gusto, la personalità, le doti, la professionalità. Mi piacciono molto i blog che hanno qualcosa da raccontare, quelli che si differenziano per uno stile particolare di chi scrive, per un interesse o un tema.
Sono una fottutissima idealista e vedo il mondo con gli occhi di chi ha voglia di scoprire chi ha di fronte e mi piace imparare sempre cose nuove.

Dipinto di Giorgia Meneghel

Trovo che alcune strade nel mondo del bloggin siano già state battute e con ottimi risultati ma visto il numero imbarazzante di blog che nasce (e muore) ogni giorno, penso sia doveroso cercare di inventare percorsi nuovi. Non vuol dire andare a postare dalla Luna o da Marte semplicemente avere il coraggio di essere se stessi e di mostrare quello che sappiamo fare. Invece ci si preoccupa spesso di piacere, del numero di lettori e di pagine che si hanno. No, non voglio scrivere un post sull'essere blogger perchè sono tornata in questo mondo da pochi mesi e mi sono trovata in terra straniera rispetto a quando ho lasciato solo tre anni fa. C'è stata una rivoluzione incredibile! Voglio parlare d'altro.

Quando insegnavo agli studenti dell'obbligo formativo, adolescenti scappati dalla scuola e con zero voglia di studiare, mi son trovata a combattere con una serie di ragazzi convinti di non valere nulla perchè non avevano avuto risultati a scuola, quella canonica.
La cosa non mi piaceva per niente. Mi chiedevo quali scritte sui muri interiori, quali convinzioni limitanti pesanti e indelebili avessero da pensare di non valere nulla e di dover alzare la voce per farsi ascoltare o fare i bulli anche con me (minacciando la mia auto!)
Una sera mi venne l'idea di organizzare un lavoro di gruppo così sarebbe stato facile aiutarli a far emergere le loro predisposizioni senza sapere il vero fine del mio 'gioco'. Si perchè a loro lo presentai come una gara tra due gruppi in cui dovevano creare uno spot efficace di un prodotto di loro invenzione. Dovevano studiare tutto nei dettagli. Incredibile ma la classe era stranamente gestibile e i ragazzi collaboravano in modo proficuo a un obiettivo che non fossero gli specchietti dell'auto di qualche insegnante.
Lasciandoli lavorare mentre io osservavo senza intervenire - se non per bloccare un tentativo di fuga per pausa caffè anticipata - emersero subito alcune doti latenti: c'era un ragazzo che era un leader positivo incredibile e mai l'avrei saputo dato che in condizioni normali tendeva ad essere passivo e a subire altri bulli; un altro si occupò dell'aspetto grafico e scoprii un talento per il disegno che non poteva restare inespresso. Il suo sogno era di disegnare tatuaggi ma questo spero fosse legato alla voglia di ribellione!
Poi c'era una ragazza che lavorava in fabbrica come operaia ma aveva una capacità di gestire i numeri e progettare, organizzare, ipotizzare costi e benefici degna di una manager d'azienda. Mi fermo ma la lista è lunga.

In questi sei mesi ho parlato con molte donne, alcune già mamme, altre in attesa di diventarlo ed è stato parlando con loro al di là dei blog che ho scoperto quanto di prezioso nascondano. Mi riferisco in particolare a chi ha mommy blog perchè il rischio di omologazione è molto alto parlando di tematiche ed esperienza relativa ai figli.
Abbiamo una vita nel reale in cui tendiamo ad adeguarci alla massa e far numero. Basta un dettaglio per differenziarsi dalla massa e voi non siete un dettaglio! Siete un mondo di sfumature, di doti che va oltre l'essere mamma! Siamo donne che hanno vissuto, che hanno passioni, hobby, e non credo che sia gratificante accontentarsi della 'marchetta' (passetemi il termine con accezione commerciale e non volgare) fatta con l'articolo sponsorizzato quando avete una dote che potete sfruttare e che chiede solo di avere la giusta visibilità.
Fare la differenza significa, per me, avere il coraggio di rischiare, di indossare una collana di turchese in una festa seriosa senza risultare di cattivo gusto, di tirare fuori le unghie (possibilmente smaltate!) e la personalità senza paura!
Mi piacerebbe, da idealista, che l'avere un blog non sia un parcheggio in cui infilarsi nella speranza di fare qualche soldo perchè il mondo del lavoro oltre la rete non ci si fila. Mi piace pensare che il blog sia una vetrina in cui mostrare ciò che amiamo, che ci dà gioia, che è la nostra passione, professione, abilità.

Ho scelto un'immagine, su gentile concessione dell'artista, per questo post in rappresentanza di tutte le mamme che hanno un mondo dentro. Il quadro è di Giorgia Meneghel, del mommy blog Il the delle cinque che è un'artista, una pittrice e rittrattista. Non solo mommy...

Comments

  1. MARI

    Sono pienamente d’accordo con te!Nella mia piccolissima esperienza posso dirti che il blog dovrebbe essere un modo per mettersi in gioco, un’opportunità per far conoscere le tue passioni!Deve avere una personalità ,la tua!Il blog lo dovresti fare per te stessa non per le visualizzazioni che riesci ad avere!
    Mariangela

    1. Mari mi fa piacere tu abbia colto lo spirito del post. Non è relativo solo all’avere un blog ma sulla capacità di mettersi in gioco. Seguire le vie già conosciute sicuramente aiuta a non sembrare folli ma il genio creativo non può adattarsi troppo alle regole. Ecco, io adoro il tuo blog per le immagini e per quello che riescono a trasmettere. E’ TUO nel senso che si capisce di essere a casa tua, c’è la tua impronta, il tuo stile.

  2. Nicky Miranda

    Mi piace molto questo articolo e ne condivido l’impostazione di fondo.Credo peró che ognuno abbia le proprie motivazioni,quando fa una cosa,e che queste non siano discutibili da terzi.Personalmente ho aperto il mio blog per motivi personali e non ho nessuna aspettativa,se non quella di un momento giocoso,nel senso positivo del termine.E questo mi consente tutta la libertà che voglio.Ma è anche vero che altre persone lo usano per scopi lavorativi o di promozione della propria attività e quindi è più facile che si ritrovino invischiate in certi meccanismi.Ma non mi sento di criticarle per questo.Mi limito a seguire i Blog che mi piacciono e che apprezzo,evitando quelli di cui non condivido lo spirito o l’argomento.In ogni caso,il tuo post offre un interessante spunto di riflessione per tutti .Ciao!

    1. gioix77

      anche io penso che le mie motivazioni non siano discutibili da terzi, ma se qualcuno ti fa una critica costruttiva la accetto volentieri, se mi fa vedere una qualità di me che io non vedo o non ne do molta importanza mi fa piacere. Con Silvia è nato un qui pro quo su un post scritto da me e da li ne è nato un piacevole scambio di opinioni su blog, sui miei quadri…e mi ha fatto molto piacere. Anche perchè io Silvia non la conosco, non ho mai avuto, se non ora, la possibilità di scambiare 4 “parole” e se l’apprezzamento dei mie quadri avviene da una sconosciuta mi fa ancora più piacere :). Nel frattempo ho avuto comunque l’occasione di conoscere una nuova persona!

    2. Nicky la mia non è una critica per chi usa il blog per scopi lavorativi ma proprio il contrario. Cioè se creo un prodotto di qualsiasi tipo (artistico o meno) credo sarebbe più giusto che sul blog si faccia di tutto per mettere in luce il mio prodotto.
      TI faccio un esempio: se sono una mamma con la passione della fotografia e faceva la fotografa prima della gravidanza posso aprire un mommy blog e parlare di mio figlio ma a me, da lettore, piacerebbe leggere anche di fotografia che è una cosa in più che magari non trovo su un altro mommy blog. Posso girare su mille mommy blog e trovare racconti di vita vissuta e mi piacciono pure ma non ‘conosco’ chi c’è dietro al blog. E magari sponsorizzo un articolo legato all’essere mamma quando sarebbe meglio non fare la marchetta (come ho detto nel post) e puntare sulla propria attività per monetizzare. Non so se ho reso l’idea. La mia non è una critica sul come si fa un blog o come si tiene perchè non sono nessuno per dirlo. Da formatrice/educatrice mi piace ‘tirar fuori’ dalle persone il meglio e so che ci sono molte doti nascoste tra le pagine dei blog. E’ un post di deformazione professionale il mio. ;o)

    3. Ecco Giorgia! Buongiorno!
      Io sono capitata ‘per caso’ sui suoi quadri che sono nascosti sul suo blog. Fa dei bellissimi ritratti e come lei ci sono altre mamme con talenti che non possono rimanere nascosti dietro un post sponsorizzato!
      Io tifo per il talento, sempre!

  3. è quando leggo post come il tuo che sono davvero contenta di essere entrata in questo mondo, dove ti colleghi la mattina e leggi con immenso piacere dei pensieri scritti così bene. Il coraggio di rischiare…mi piace!

    1. Laura guarda che io aspetto i tuoi lavori a macchina eh! Ormai è una scommessa e anche quello richiede coraggio. Grazie dei complimenti. Notte

  4. Il mio blog e’ sicuramente l’ espressione di me stessa , della mia vita , delle mie passioni anche perché faccio tutt’altro lavoro , direi ben retribuito e costruito su anni di sacrifici ….. Il blog e’ solo una parte di me , una sfaccettatura talvolta la piu’ intima , talvolta la piu’ creativa ed e’ anche un modo per confrontarmi e talvolta per lavorare su me stessa!!

    1. Un blog può sicuramente essere un modo per lavorare su se stessi. Dipende sempre da come si usano gli strumenti (fantastici!) che abbiamo a disposizione.

  5. Ehi “fottutissima idealista”, mi hai commossa! E’ il primo post della giornata, ma adesso spengo e rimango con questa bellissima sensazione che mi hai lasciato. Adoro il tuo blog ma questo, secondo me, è il post più bello che hai scritto. Grazie davvero di cuore! Un abbraccio forte forte forte, di cuore.

    1. E’ sera ormai e la sensazione sarà scemata ma spero di riuscire a regalarti ancora emozioni. Ricambio l’abbraccio di cuore. Lo sai. ;o)

  6. Giorgia

    Questo post è molto interessante. Ho fatto anche io questa riflessione, ho aperto il blog per “necessità espressive” voglia di tirar fuori e condividere quello che ritengo bello, interessante e importante…per me naturalmente! Poi ho pensato: “certo un blog ha senso se viene letto”. Allora ho cominciato a aspettare con ansia che quei numerini (lettori fissi e visite) crescessero. Mi alzavo la mattina per vedere se c’erano commenti ai miei post.Con grande sorpresa sono arrivati tanti riscontri positivi che sono serviti per trovare quello che io chiamo “il centro”. Condividere un nostro modo di essere e di esprimersi senza preoccuparsi se è quello che la gente vuole leggere. Basta avere rispetto sempre per tutti, accettare le diversità altrui dalle quali c’è sempre da imparare. Per me il mio angolino (blog) è un momento che amo ritagliarmi nella giornata. Mi piace dare senza preoccuparmi di ricevere. Mi costa trovare il tempo per aggiornarlo e curarlo perchè la vita di una mamma che lavora non lascia molto tempo ma finora sono sempre riuscita. Ho scoperto essere anche terapeutico!

    1. Giorgia ritagliare tempi per aggiornare il blog costa fatica se si ruba tempo ad altro. Grazie dello spunto perchè mi hai fatto venire in mente una cosa legata alla comunicazione efficace che ancora non ho affrontato. ;o)

  7. LaNinin

    Ci sono da poco sul web e ci sono in maniera abbastanza incosciente, nel senso che non conosco tanti meccanismi. Il mio blog è nato proprio per affrontare un nodo della mia anima, che è la paura del fallimento. Quando affronto qualcosa devo essere certa di esserne all’altezza, rischio raramente, ho paura di giudicarmi incapace, perchè dentro di me penso di esserlo davvero. Quando, dietro le insistenze di mio marito ho aperto il blog mi sono detta che era ora di prendere il toro per le corna e affrontare il fallimento, in qualche modo il gradimento degli altri è la misura delle mie capacità, ne sono consapevole, ma cerco di essere ugualmente leale e scrivo e comunico solo quello che sento veramente, cercando di trovare il bello della comuncazione nel comunicare più che nell’essere ascoltata. Non è un compito facile e so che devo affrontare soprattutto il mio giudizio implacabile. Ma desidero volermi bene, lo desidero tanto e voglio volermi bene anche se non sono un granchè!
    Non mi rendo conto se sono omologata, magari sì, senza accorgermene, quando partecipo ad iniziative su altri blog, lo faccio perchè mi va, ma invece può risultare diversamente, non saprei, avrei bisogno che qualcuno me lo dicesse dall’esterno, tante sfumature mi sfuggono.
    Non so se ho centrato il tuo pensiero oppure ho frainteso.
    Grazie per avermi permesso di riaffermare a me stessa il perchè sono qui seduta a schiacciare questi tasti.

    1. Grazie della condivisione e dello spunto sull’autostima e sulla paura di fallire. Parleremo anche di nikefobia ossia la paura di riuscire e di raggiungere il successo che spesso di maschera da timore di fallire.
      Magari andiamo a fondo di qualche ferita comune. ;o)

    2. LaNinin

      Non avevo mai riflettuto in questo senso…la paura di riuscire…aspetto il post, hai aperto una prospettiva nuova!
      Buona giornata.

  8. Chiaraluce Littledreamer

    Grazie mille per questo post! E’ vero, i talenti non meritano di essere sprecati e dobbiamo impegnarci al massimo per valorizzarli e ringraziare di possederli! Sapevo che Giorgia era una persona forte e coraggiosa, ora so anche che ha un grande talento che sicuramente le darà tante soddisfazioni!

  9. Eu

    Bellissimo post davvero. È vero che non dobbiamo omologarci… Molte noi sono mamme ma non solo mamme. Magari viviamo delle esperienze simili ma siamo pur sempre diverse.

    1. Eu mi riferisco alle persone non solo al ruolo di mamme. Chi più chi meno abbiamo un universo e delle doti speciali da mostrare. Facciamolo! Brilliamo senza vergogna! :oD

  10. Cosa dire? A volte mi domando se e quanto continuerà questa avventura che , nel mio caso, nasce da contatti scarsi o nulli con le persone con cui passo la giornata. E così, mi sfogo con amici “virtuali” perché delusa da quelli reali. Come LaNinin, qualche commento più su, ho anch’io paura del fallimento, ma non ho rinunciato a rischiare. Mi è rimasta, forse, la sindrome del rifiuto, ricordo di una brutta esperienza durante l’adolescenza. Scrivo quando mi viene un’idea o voglio condividere una sensazione, e trovare solo qualche commento di quel numero esiguo di persone che mi seguono e che seguo, e che a poco a poco sto imparando a conoscere, mi basta e mi rende felice. Persone che commentano quando ne hanno voglia e hanno qualcosa da dire sull’argomento. Non ricevo decine di commenti tutti uguali, omologati appunto. Di questi non sento proprio la mancanza.

    1. Sì sì, parleremo di paura di fallire e paura di vincere. Diamo una botta all’autostima! :o) Vedrò di inventare qualcosa di simpatico ma tosto! ;o)

  11. L’omologazione è un problema che va ben oltre al blog. Io ne parlo come di un problema ma sociologicamente l’adattarsi per essere parte di un gruppo non è visto con accezione negativa. Ci sono persone che per carattere hanno bisogno di emulare altri e di rimanere in un gruppo senza spiccare.
    Ovvio, anch’io mi indispettisco nel leggere commenti vuoti scritti così tanto per esserci o migliaia di post tutti uguali ma d’altronde il mondo è bello perchè vario, no?

    Ilaria

    1. Pink non parlo di commenti ma di quello che si decide di raccontare di sé. L’omologazione per come la descrivi mi dà il senso di adattamento e accettazione delle regole di gruppo ma mi riferivo ad altro, alla capacità di raccontarsi e di mantenere una personalità. Non necessariamente di spiccare anche se chi apre un blog non credo lo faccia nella speranza di risultare invisibile altrimenti può tenere un diario personale. Anche se si cerca il semplice confronto, bisogna avere qualcuno con cui dialogare.

  12. voglio commentare, perché un post così mica passa inosservato. Quello dell’omologazione è un tasto dolente, delicato, perché tocca nervi scoperti che personalmente credo risalgano spesso alla mancanza di una vera complicità femminile nella vita di tutti i giorni. Il bisogno di essere accettate, di sentirsi parte di qualcosa al femminile, che è alla base di molte omologazioni, credo derivi da lì.
    Detto ciò, io ho un blog come si suol dire “personale”, ma spero sempre che condividere problemi che immagino comuni filtrandoli con il potente mezzo dell’ironia serva a qualcosa, per me come per chi è di passaggio.
    Come sempre, preziosissimi i tuoi spunti: ne faccio tesoro per migliorarmi.

    1. Cherryplum hai detto una cosa fondamentale: usi un modo e hai uno stile di raccontare ironico che è tuo. Parli di cose personali con uno stile, per me, riconoscibile. In molti blog invece c’è una seriosità che rasenta la lamentazione o il vittimismo. Confesso che alcuni li evito come la peste. ahahah

  13. shanta

    “Mi piacerebbe, da idealista, che l’avere un blog non sia un parcheggio in cui infilarsi nella speranza di fare qualche soldo perchè il mondo del lavoro oltre la rete non ci si fila. Mi piace pensare che il blog sia una vetrina in cui mostrare ciò che amiamo, che ci dà gioia, che è la nostra passione, professione, abilità.”

    Ho amato molto questa tua riflessione, specchio sincero in cui mi ritrovo e che mi stimola a continuare nel mio percorso.
    Grazie.

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