Intervista Donna a Paola Valenzano

Paola Valenzano e l'arteterapia

Paola Valenzano nasce sotto il sole romano dell’agosto 1971. Forse per questo la prima parola che pronuncia è: “GIALLO”.
Dopo aver studiato fotografia, incisione, disegno, modellato e antropologia,  finalmente studia scultura con il Maestro Roberto Mannino e all’età di 30 anni inizia a lavorare il legno. Dopo un po’, autonomamente, la sua ricerca si approfondisce verso tematiche più intime e simboliche, e ispirandosi ai silenziosi suggerimenti di Madre Natura,  si appropria anche dell’utilizzo di tecniche dell’universo femminile.
Il processo artistico inizia così ad articolarsi più liberamente utilizzando materiali di varia natura e provenienza:  legno, carta , filo, cotone,  lana, semi, e così via.  Paola raccoglie e conserva  i materiali più vari nell’attesa che siano maturi per prendere vita ed entrare in scena.
Così come Essi vogliono.

Se penso a te la parola chiave che mi viene in mente come etichetta del tuo lifestyle è salvezza.  Salvi opere d’arte e animali di ogni genere. Ti senti un po’ una paladina?

Salvo opere d'arte? Bisognerebbe chiederlo a loro! Haha! Scherzi a parte: salvezza è una parola davvero grossa. Diciamo che le aiuto a campare ancora un po' forse.. Più che paladina mi sono interrogata spesso sul concetto di cura-pendersi cura-curare e il restauro lo concepisco probabilmente in questi termini. Io poi sono una restauratrice piuttosto radicale: odio i rifacimenti e per me il restauro dovrebbe essere rigorosamente conservativo. Nella pratica quotidiana non è così. Per continuare il parallelo è come mettere una protesi artificiale ad un'opera d'arte: se ne restituisce l'integrità ma non l'originalità. Paladina della giustizia, del bello, della Vita, perchè no? Ma è un atteggiamento anche rischioso: va moderato e modulato. Va confezionato a misura della propria resistenza fisica ed emotiva. 

Ho letto che la prima parola che hai detto è stato giallo. La passione per l’arte quando è nata?

Giallo sì, è stata la mia prima parola e ne sono molto orgogliosa. Non so esattamente quando sia nata la passione per l'arte ma ricordo esattamente quando è nata la mia passione per i colori: molto presto. Uno dei riti settembrini, alla riapertura della scuola, per me è sempre stato quello di scartare trepidante la nuova confezione di matite colorate e di disporle nelle sequenze cromatiche di mio gradimento. Perdevo la cognizione del tempo da quanto ne ero assorta. E il mio lavoro artistico attuale non è così diverso da questo esercizio di “sintonizzazione cromatica”.

Sul tuo profilo di FB si trovano cucciolate, volatili recuperati, qualche ratto di fiume. L’amore per gli animali quando è nato?

L'amore per gli animali. Croce  e delizia!  Come l'amore per l'arte del resto! Haha! Bhè, anche qui, non so come spiegare ma credo l'amore sia innato. Probabilmente l'ho ereditato geneticamente ed energeticamente da mio padre, un uomo severo e burbero ma incredibilmente in sintonia con piante ed animali.
Ho tantissimi ricordi della mia infanzia legati all'incontro con gli animali. Episodi che per molti forse sarebbero stati irrilevanti a me sono rimasti scolpiti nella mente e nel cuore. Per esempio l'incontro mistico con un bruco ai Pratoni del Vivaro, vicino Roma. Io sdraiata nell'erba estiva occhi negli occhi (ma forse era il sederino? Haha) con il bruco, totalmente immersa nel presente e fusa con tutto quello che era sopra, sotto e intorno a me!. Cielo, prato, albero, bruco! Una meraviglia!

C’è un animale che temi? E perché?

In generale non ho particolari problemi con nessun animale, maneggio di tutto: rettili, insetti, anfibi, rapaci e quant'altro. Piuttosto ho paura delle malattie, delle infezioni. Ho paura di quello che si insinua  e non si vede. Quello che vedo di solito non lo temo. Potrà sembrare strano ma ho avuto qualche problema con i conigli, in via di risoluzione. In generale ho un po' di repulsione verso gli animali che hanno le zampe asimmetriche.

Oltre che restauratrice sei anche artista. Che è un po’ come la differenza tra l’essere traduttore e scrittore. Come vivi questa ambivalenza? Una prevale sull’altra?

Non la vivo come una ambivalenza, caso mai come una sana alternanza . Quando facevo solo la restauratrice sentivo la cosa essermi stretta oggi, avendo intrapreso la mia personale via artistica, la sento in maniera più neutrale: è un lavoro intanto e poi un lavoro particolarissimo che richiede tanta resistenza fisica e mentale oltre alla proverbiale pazienza. Il restauro  mi ha dato tanto e ne sono grata: ho avuto l'onore di lavorare in posti bellissimi oltre che prestigiosi, di toccare con le mie mani opere antichissime, mi ha insegnato la collaborazione e la pazienza.  Prima non ne avevo e oggi non potrei fare i miei lavori artistici né occuparmi degli animali senza. La pazienza è una componente dell'amore.. Bisogna avere una natura meditativa per accostarsi ad un certo tipo di restauro..mentre per altro tipo di restauro bisogna avere una natura...macellaia! haha!

Vuoi dirci qualcosa delle tue creazioni? Come nasce l’idea di usare i colori e di creare opere simili?

Con piacere. Intanto devo dire che la mia vocazione artistica, sempre latente, a volte emersa e spesso ritrattata, è letteralmente esplosa quando all'università ho scoperto i Totem Pole e le opere contemporanee degli indiani del Canada e degli Inuit dell'Alaska. Una rivelazione! Era quella l'arte che volevo fare ed essere! Era quella la mia matrice artistica! Mi riconosco una “figlianza “ totale con l'arte “etnica” “primitiva”  “sciamanica” o come dir si voglia, mentre quasi mai mi riconosco nelle correnti contemporanee ad eccezione del lavoro intimo e poetico di alcune meravigliose artiste, come quello di , Avish Khebrehzadeh o per rimanere in Italia, di Sissi. Ho una specie di ossessione per il cerchio, e credo sia una ossessione “rituale”. Il cerchio è tutto, è il mondo intero. Io questa cosa la sento tantissimo e credo sia “reale”, tangibile, oltre che simbolica. Per la scelta dei colori mi attengo alla vecchia pratica: ascolto il corpo: è lui che sceglie gli accostamenti. Se sto male interiormente, faccio fatica a sintonizzarmi sui colori e scelgo in maniera più mentale. L'arte richiede contatto con le proprie profondità, inconscio o sé superiore che sia. Ma più probabilmente con entrambi. E' una porta di accesso al Mistero ed è anche una porta che si apre con il gioco, almeno nel mio caso.   La serietà crea una tensione che non permette al flusso di raggiungermi.

Stai lavorando a un progetto particolare? Ci puoi dare qualche anteprima?

Al momento ho un progetto abitativo che richiede la mia massima energia. Non sto lavorando   da diverse settimane  anche se sto preparandomi ad esporre alla biennale di Roma a fine mese. Ho bisogno di maggiore spazio, fisico e mentale, per creare. Ho bisogno di un po' di vuoto e al momento la mia massima aspirazione è nella creazione di questo spazio e di questo vuoto.

Come descriveresti il tuo stile di vita?

Uno stile “animal house”? Haha! Vorrei che fosse “la via dell'artista” ma più spesso è un grande caos con cui fare i conti quotidianamente a da cui imparare un giorno alla volta come modularmi sulle mie energie.. Vado spesso in deficit! Diciamo che mi sto accorgendo solo negli ultimi anni di avere un corpo e credo sia un bene. Crescendo sto imparando persino ad amarlo e a goderne: è grazie alle mie mani che posso creare le mie opere e accarezzare il mio cane. Giusto?

Grazie della collaborazione!
Grazie a te dell'opportunità di raccontarmi!

Comments

  1. Mamma mia questa si che è arte. Complimenti, bellissimo l’oggetto nella foto pubblicata, andrò a sbirciare su fb se ci son altre foto. Bello davvero!

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